La Bahá’í International Community guarda con speranza al futuro dell’Africa

ADDIS ABEBA, 7 ottobre 2016, (BWNS) — L’Africa può offrire un grande contributo al futuro della civiltà del mondo, spiega il professor Techeste Ahderom, rappresentante dell’Ufficio regionale della Baha’i International Community (BIC) in Africa.

Lo staff dell'ufficio di Addis Abeba della Bahá'í International Community.

Lo staff dell’ufficio di Addis Abeba della Bahá’í International Community. In prima fila al centro il Prof. Techeste Ahderom.

La BIC (acronimo di Bahá’í International Community) è un’organizzazione internazionale non governativa che rappresenta la comunità baha’i in tutto il mondo. Fondata nel 1948, la BIC ha uffici presso le Nazioni Unite a New York e a Ginevra e uffici regionali a Bruxelles e più recentemente Jakarta e Addis Abeba.

L’istituzione dell’Ufficio della BIC in Addis Abeba due anni fa è stato un importante passo avanti delle attività svolte dalla comunità bahá’í per contribuire allo sviluppo e alla prosperità del continente africano. L’Ufficio della BIC in Addis Abeba lavora in collaborazione con enti governativi, intergovernativi e non governativi che operano in Africa per il miglioramento della società.

«Siamo interessati a conoscere le scottanti domande e i problemi del popolo africano e della nostra società che sono stati formalmente identificati dall’Unione Africana come centrali per il progresso del continente», dice il professor Ahderom.

«Le istituzioni e i governi stanno dicendo: “Faremo tacere tutte le armi in Africa” e “Senza pace non ci può essere sviluppo”. Ma oltre a esprimere queste speranze, dobbiamo imparare che cosa queste idee significano in pratica e come si possano realizzare».

In questo contesto, lavorare con l’Unione Africana è stato particolarmente importante per l’Ufficio della BIC. L’Unione Africana è un’organizzazione che mira a conseguire una maggiore unità e solidarietà tra i paesi africani e tra i loro cittadini.

Nel gennaio 2015, la BIC è stata una delle quindici organizzazioni di ispirazione religiosa invitate a contribuire alla “Agenda 2063 dell’Unione africana: L’Africa che vogliamo”, un documento approvato dai leader africani. L’Agenda 2063 offre una visione e una strategia per il futuro del continente. Coglie le aspirazioni molto diffuse fra il popolo africano di porre fine al conflitto, di sancire la libertà di attraversare le frontiere, di riconoscere i diritti delle donne e dei bambini e di garantire che la prosperità sia condivisa tra tutte le popolazioni.

«È stato molto interessante notare che ciò che essi intendono ottenere nei prossimi 50 anni è in linea con la visione della Fede bahá’í — non più guerre, i conflitti risolti, pace in tutti i sensi», ha detto il professor Ahderom. «Le donne svolgeranno nella società il loro giusto ruolo. E le persone saranno in grado di attraversare le frontiere senza problemi».

«Naturalmente ci sono scettici e detrattori, ma noi non pensiamo che questo sia l’atteggiamento giusto».

Uno degli sviluppi emozionanti degli ultimi due anni è che l’Ufficio della BIC in Addis Abeba ha lavorato con numerosi collaboratori, appartenenti alla comunità bahá’í, in tutto il continente, mentre l’Ufficio concentrava le sue energie sull’esame di alcuni dei problemi più critici che l’Africa ha ora: l’ambiente e il cambiamento climatico, le disuguaglianze tra i ricchi e i poveri, la parità tra le donne e gli uomini, il finanziamento dello sviluppo, l’istruzione universale e naturalmente la pace e la sicurezza.

L’Ufficio della BIC in Addis Abeba ritiene che gli obiettivi a lungo termine dell’Agenda 2063 siano ottenibili solo se ci si occupa dell’educazione dei bambini e dei giovani africani. Per questo, l’Ufficio ha deciso di partecipare a incontri che affrontano questo tema vitale ed è stato invitato a parlare ai partecipanti all’annuale Giornata del bambino africano in giugno.

«L’educazione dei bambini è una strategia a lungo termine per il continente africano. Se i bambini sono precocemente educati ai principi dell’unità del genere umano e dell’unità nella diversità, se le loro capacità intellettuali sono coltivate con qualità spirituali, allora potremo costruire il futuro che vogliamo», ha dichiarato la BIC in una presentazione alla Giornata.

Commentando ulteriormente l’argomento, il professor Ahderom dice: «L’obiettivo a lungo termine dell’educazione e dell’uguaglianza in Africa sarà conseguito poco per volta. L’obiettivo a breve termine è la fine dei conflitti, ma la visione a lungo termine è un processo di costruzione.

«Contribuire ai processi costruttivi in Africa è quello che anche le comunità bahá’í stanno cercando di fare. Siamo all’inizio di questo processo, siamo ancora in fase di apprendimento».

Quanto al futuro, il professor Ahderom è molto ottimista. «Sì, le sfide sono sicuramente molte, sono sfide molto difficili. Ma l’Africa ha le risorse, l’ingegno e il cuore non solo per affrontarle, ma anche per diventare una luce per il resto del mondo.

«Questa è la visione che la BIC dell’Africa».

Per leggere l’articolo in inglese on-line, visualizzare fotografie e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/1124

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2016-10-30T02:09:43+00:009 ottobre 2016|Categorie: Notizie|Tags: , , , , , |

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