Conoscere i propri vicini

Non c’è dubbio che, se avessi semplicemente salutato prima quest’uomo, la sua storia avrebbe potuto essere diversa.

di Chris Kavelin
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Conoscere il proprio vicino

Sii degno della fiducia del tuo vicino e trattalo con viso sorridente ed amichevole. (Bahá’u’lláh, Spigolature 294)

Oggi ho imparato una grande lezione che mi ha fatto riflettere.

Mia moglie Lisa, alcuni giorni fa, mi aveva suggerito di andare a fare due chiacchiere con il nostro vicino. Da quando ci siamo trasferiti qui, qualche tempo fa, non lo avevo ancora incontrato. Mia moglie mi dà sempre ottimi consigli.

Lei gli aveva già parlato una settimana prima ma già da un po’ di tempo aveva intuito che qualcosa non andava. Lisa, però, è così corretta che non mi aveva detto nulla di quella conversazione. Non lo aveva fatto perché sa che ognuno di noi due deve fare le proprie esperienze. Si era solo limitata a consigliarmi di andare a parlare con lui.

Quando ricevo questi suggerimenti da mia moglie so già che, dietro alle sue parole, c’è molto di più.

Così oggi, dopo essere ritornato dal lavoro in bicicletta, sono andato a gettare la spazzatura nei bidoni che si trovano sul marciapiede e, in quel momento, ho visto il nostro vicino di fronte all’entrata di casa sua e ho quindi colto l’occasione per attraversare la strada e andarlo a salutare.

Tutto quello che ho dovuto dire è stato: “Salve.” Dopo di che lui ha parlato per i successivi tre quarti d’ora. Aveva un bisogno disperato di parlare con qualcuno. Così ho saputo che aveva circa 63 anni e che quattro mesi prima, mentre era in macchina con sua madre, avevano avuto un incidente. La mamma non ce l’aveva fatta. Lui, gravemente ferito, era stato ricoverato in ospedale per un mese e durante tutto quel tempo la salma di sua madre era rimasta nell’obitorio dell’ospedale.

Durante un intero mese in ospedale non una sola persona era andata a visitarlo.

Recentemente emigrati dalla Serbia, qui non avevano nessuno. I suoi occhi si sono riempiti di lacrime diverse volte mentre raccontava. Intanto io, silenziosamente, maturavo la determinazione di incontrare tutti i miei vicini tutte le volte che avremo cambiato casa. Li avrei conosciuti. Mi sarei interessato di loro. Lo abbiamo fatto quando siamo arrivati qui in Australia e poi, senza un motivo preciso, quest’anno non ho mantenuto questa buona abitudine. Mi sono ripromesso che non succederà più.

Mentre quest’uomo sfogava il suo dolore io stavo lì, vicino a lui, limitandomi ad ascoltare.

“Ho guidato con attenzione,” mi ha detto. “Ci siamo fermati per riposare ogni una o due ore di guida. Mi sono assicurato che mia madre indossasse correttamente la cintura di sicurezza. Non ho mai superato i limiti di velocità. Non è stata colpa mia.”

Mentre le lacrime tornavano a scorrere sul suo volto, i suoi occhi guardavano direttamente nei miei, pregandomi intensamente di credergli. “Non è stata colpa mia,” ha detto a me, ma anche a se stesso. Poi, di nuovo, mi ha parlato della solitudine che aveva provato ad essere intrappolato in ospedale senza nessuno che potesse prendersi cura della salma di sua madre, nessuno che potesse aiutarlo o anche solo parlargli. Ho provato ad essergli vicino, con compassione, per ascoltarlo mentre raccontava e comprendere il suo dolore e la sua solitudine ma ero distratto dal mio senso di colpa mentre ricordavo l’ammonimento di Bahá’u’lláh:

Che tristezza se qualcuno in questo Giorno ponesse il cuore sulle cose effimere di questo mondo! Sorgete e aggrappatevi saldamente alla Causa di Dio. Siate affettuosi l’uno verso l’altro. Unicamente per amore del Benamato, bruciate il velo dell’egoismo alla fiamma del Fuoco imperituro e, con viso raggiante e luminoso, associatevi con il prossimo. (Bahá’u’lláh, Spigolature 326)

Non c’è dubbio che se avessi semplicemente salutato prima quest’uomo, la sua storia avrebbe potuto essere diversa e così mi sono nuovamente ripromesso di andare, nei prossimi giorni, a conoscere gli altri vicini.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2018-05-17T06:56:15+00:0030 settembre 2016|Categorie: Società|Tags: , , , |

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