Panama Papers e povertà

In conclusione evadere le tasse è semplicemente ingiusto, un’ingiustizia che azzera la fiducia nelle istituzioni che governano il paese e quindi causa un’immensa rabbia.

di David Langness
Primo articolo della serie: Porre fine all’evasione fiscale
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Panama Papers e povertà

Gloria e onore dell’uomo non sono le fortune e le ricchezze, tanto meno quelle che sono state illecitamente ammassate con estorsioni, malversazioni e corruzione alle spese di una popolazione sfruttata. (‘Abdu’l-Bahá citato in La Fidatezza, compilazione della Casa Universale di Giustizia 28)

La recente fuga di notizie nota col nome di Panama Papers – più di 11 milioni di documenti che portano alla luce un mondo segreto di società off-shore, paradisi fiscali e illeciti finanziari internazionali – ha fornito al mondo prove evidenti di corruzione finanziaria e ha causato profondo sdegno.

Questi documenti, una volta divulgati dai media, che ora li stanno passando al setaccio, causeranno, con tutta probabilità, ancora più sdegno.

Perché? Tutti sospettano che miliardari, politici e celebrità usino metodi fraudolenti per evadere il fisco ma i Panama Papers ne sono l’ennesima evidenza. Trapelati da uno studio legale panamense specializzato nell’aiutare i ricchi a nascondere al fisco grosse somme di denaro, i Panama Papers ci rivelano, con schiacciante evidenza, i nomi, le somme e i metodi sofisticati che i super ricchi usano per evitare di pagare la propria parte di tasse.

Le rivelazioni contenute nei Panama Papers hanno già costretto alle dimissioni un capo di stato e, quando, lentamente, i dettagli di questa voluminosa massa di dati emergeranno, ci potranno essere ulteriori conseguenze. Sono già stati fatti i nomi di capi di stato, di politici e dei loro prestanome appartenenti a diverse nazioni – Russia, Cina e molti paesi europei ed africani – che hanno nascosto ingenti ricchezze al sistema fiscale dei loro paesi.

È illegale? A seconda delle specifiche leggi di ciascun singolo paese forse sì o forse no. È immorale? Consentitemi prima di spiegare il meccanismo che regola questo fenomeno e poi potrete rispondere voi stessi a questa domanda.

Avete mai sentito il termine “cleptocrazia”? Composto dalle parole greche per “furto” e “potere”, il termine cleptocrazia indica un governo che consente alla sua classe dirigente e ai suoi funzionari di appropriarsi indebitamente di ingenti ricchezze. Che si tratti di appropriazione di fondi statali attraverso favoritismi a società private, corruzione o estorsione, o che si tratti di attività criminali come il riciclaggio di denaro sporco, i cleptocrati si arricchiscono a spese dello stato e poi trasferiscono il loro bottino, attraverso società di comodo, con transazioni finanziarie difficilmente tracciabili, su conti off-shore. Spesso politici e burocrati corrotti traggono profitto proprio dalla povertà del paese che dovrebbero servire e dispongono delle ricchezze nazionali come se fossero cosa loro.

Gli esempi abbondano. Tra questi il caso dello stato africano del Sudan, ora diviso in Sudan e Sudan del Sud. Nel 2011 il Sudan del Sud ottenne l’indipendenza dopo una lunga guerra civile e molte crisi umanitarie nel Darfur. Questo non fermò la corruzione in Sudan che, al contrario, si moltiplicò. Indicata dall’indice di percezione della corruzione, stilato da Transparency International, come una delle nazioni più corrotte della terra, il Sudan ha combattuto una guerra intestina la cui causa prima sono state le risorse naturali. Le tribù africane indigenti del Sud volevano la loro porzione della ricchezza generata dal petrolio che il governo, prevalentemente arabo, del nord non voleva cedere. Una delle conseguenze fu che il presidente sudanese Omar al-Bashir, divenne il primo capo di stato in carica ad essere incriminato dalla Corte Penale Internazionale per genocidio, accusato di aver ordinato una campagna di omicidi di massa, stupri e saccheggio contro le tribù africane del sud. Nel frattempo le informazioni di Wikileaks mostrano che i conti bancari internazionali di al-Bashir, tutt’ora presidente in carica del Sudan, ammontano a nove miliardi di dollari il cui possesso egli continua ancora a negare.

Dunque perché alla gente comune deve interessare se i super ricchi vogliono evadere il fisco?

Primo: l’evasione fiscale priva le nazioni della loro capacità di prendersi cura dei più poveri.

Secondo: quando un cleptocrate occulta le ricchezze che detiene solleva il sospetto che quelle ricchezze non siano state ottenute legalmente.

Terzo: quando le persone più ricche si sottraggono al dovere civico di sostenere la propria nazione questo è spesso causa del fallimento dello stato, una condizione oggi purtroppo comune a tanti stati che non riescono a far fronte agli obblighi che hanno nei confronti della popolazione o della comunità internazionale.

Quarto: le ricchezze occultate destabilizzano nazioni intere, e con loro la stessa comunità internazionale, trasformandole da nazioni creditrici in nazioni debitrici.

Quinto: le ricchezze occultate ostacolano lo sviluppo globale drenando ricchezze che potrebbero contribuire a salvare le economie più povere del pianeta.

Sesto: le società di comodo che coprono ricchezze illecite sono diventate lo strumento primario per eludere le sanzioni internazionali contro i paesi che sostengono il terrorismo e contro gli stati canaglia che infrangono i trattati internazionali e, tra questi, quelli intesi a limitare la proliferazione delle armi nucleari.

Settimo, forse il punto più importante: tutte queste ricchezze occulte – stimate dal professor Gabriel Zucman, docente di economia all’università di Berkeley, in 7500 miliardi di dollari americani, il doppio del prodotto interno lordo di tutti gli Stati Uniti – aumentano ulteriormente il divario fra ricchi e poveri. Consentire ai super ricchi di detenere i loro miliardi senza pagare tasse impedisce l’implementazione di un sistema fiscale che sia giusto ed equo e, conseguentemente, l’effettivo onere di pagare i servizi statali ricade, inevitabilmente, su coloro che meno posso permetterselo.

Evadere le tasse è semplicemente ingiusto, un’ingiustizia che azzera la fiducia nelle istituzioni che governano il paese e che quindi causa un’immensa rabbia.

Gli insegnamenti bahá’í contengono molti principi che riguardano proprio questi aspetti profondamente ingiusti dell’attuale situazione internazionale e offrono una gamma di soluzioni intese a creare equità, unità e giustizia. Quando queste soluzioni saranno applicate – e i bahá’í sono convinti che prima o poi questo si verificherà – il mondo ne guadagnerà in efficienza e giustizia.

Allora quei 7500 miliardi di dollari occultati al fisco – che, pur essendo una stima cautelative delle ricchezze depositate nei paradisi fiscali, rappresenta l’8% dell’economia globale – saranno veramente di beneficio per tutta l’umanità e non solo per un ristretto numero di individui corrotti.

In questa serie di articoli esamineremo cosa gli insegnamenti bahá’í indichino come soluzione a questo grave problema internazionale.

Articolo successivo:
Il fumo della corruzione ha avviluppato il mondo intero

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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