Valori, altruismo e l’arte di governare

Se i governanti promuovessero gli interessi dell’intera umanità ne verrebbe un mondo di prosperità e giustizia.

di Andy Tamas
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Futuri leader per stati fragili

Foto di Faizanalivarya (CC BY-SA 4.0)

In ogni nazione i valori dell’élite al potere e il livello di partecipazione dei cittadini nella gestione della cosa pubblica sono strettamente connessi. Nei tanti paesi afflitti da un’élite corrotta le istituzioni dello stato, anziché beneficiare la popolazione nel suo complesso, diventano strumenti per convogliare le ricchezze della nazione nelle tasche della classe dirigente. Invece la dove si trovano leader più coscienziosi e dove trasparenza e responsabilità permangono a tutti i livelli dell’amministrazione allora l’opinione pubblica si fa conseguentemente più influente sull’operato del governo e più facilmente le risorse della nazione sono usate a vantaggio del bene comune.

Nel brano di ‘Abdu’l-Bahá citato precedentemente in questa serie di articoli, la seconda categoria critica riguarda “la saggezza, la consumata destrezza e la competenza politica delle autorità al governo” che io ritengo riferirsi all’efficacia dell’azione di governo di politici, funzionari e delle loro istituzioni. Molti bahá’í, e i tanti con idee simili alle nostre, che lavorano in stati fragili hanno incontrato e lavorato assieme a funzionari capaci e individui che hanno a cuore il bene dei cittadini. Gli scritti baha’i esaltano e rendono onore a questi leader:

Nutriamo speranza che la luce della giustizia risplenda sul mondo e lo purifichi dalla tirannide. Se i sovrani e i re della terra, simboli del potere di Dio, esaltata Ne sia la gloria, sorgessero e si decidessero a dedicarsi a ciò che può favorire i più alti interessi dell’intera umanità certamente fra i figli degli uomini verrebbe fondato il regno della giustizia e il fulgore della sua luce ammanterebbe tutta la terra. (Bahá’u’lláh, Spigolature 226)

Questi funzionari, manager e leader ben intenzionati fanno tutto quello che possono, a servizio del bene pubblico nonostante lo stato deplorevolmente carente delle istituzioni nelle quali operano e, per questo, meritano tutto il supporto possibile. Ho imparato tanto da tanti di loro con i quali ho lavorato in molti anni di impegno nella cooperazione internazionale, soprattutto grazie alla loro visione dei sistemi politici e sociali all’interno dei quali operano.

Lavorando in progetti in Afghanistan e nello Yemen, ad esempio, mi sono posto due obiettivi: fare quello per cui ero pagato ma anche sostenere e incoraggiare con costanza i quadri di futuri leader del paese, una schiera di leader di medio livello e amministratori la cui età andava dai 25 ai 35 anni e che si impegnavano con passione per favorire il progresso del paese. Un esempio tra i tanti è stato il giovane collega, assunto in loco, il cui progetto sulle tavole rotonde tra leader religiosi ho descritto nell’articolo precedente. Un progetto di successo che gli è stato chiesto di proseguire e che, sono convinto, avrà un significativo effetto benefico sul suo paese.

Quando si trovano leader così altruisti e dalla visione così aperta è possibile aiutarli ad introdurre norme e procedure promuovano comportamenti virtuosi. I principi bahá’í incoraggiano ad esempio leggi e procedure che promuovano pari opportunità per le donne e altri gruppi svantaggiati, processi di pianificazione strategica che coinvolgano la società civile, una gestione dei dipendenti orientata ai risultati e un sistema di valutazione che siano basati su consultazione e giustizia nell’ambiente di lavoro.

Col passare del tempo, col diffondersi di queste pratiche più eque e inclusive e con l’eliminazione della corruzione, questi sistemi potranno essere applicati dalle giovani generazioni di leader dotati di una maggiore coscienza sociale che si spera manterranno i loro valori anche quando arriverà per loro il momento di prendere le redini del paese.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2016-10-30T02:09:52+00:0027 febbraio 2016|Categorie: Solidarietà|Tags: , , , , , , |

Un commento

  1. makhanian venerdì 18 marzo 2016 al 18:25

    Grazie, per il notevole impegno e costanza, nel trattamento dei numerosi interessanti temi che, meritano una diffusione, anche nell'ambito del: http://www.ted.com/

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