Ricchezza e spiritualità sono in contraddizione?

Non c’è nulla di male nel godere della ricchezza, nella misura in cui non siamo attaccati ad essa e non ne facciamo lo scopo prioritario della nostra vita a scapito di valori più importanti.

di Matt Giani
Originale in inglese su bahaiblog.net

Caravaggio: San Girolamo scrivente

Caravaggio: San Girolamo scrivente (1608) Concattedrale di San Giovanni, La Valletta, Malta

Ho avuto la fortuna di crescere nel benessere materiale degli Stati Uniti e con gli insegnamenti spirituali della Fede Bahá’í. Questo mi induce spesso a riflettere sulla relazione tra ricchezza, povertà e spiritualità.

Sono riflessioni dalle quali scaturiscono diverse domande. La ricchezza e il progresso materiale sono importanti o sono solo un ostacolo per lo sviluppo spirituale? Godere degli agi materiali e della prosperità economica è sbagliato? Rinunciare al progresso materiale dell’Occidente e, ad esempio, traferirsi in una zona meno sviluppata del mondo, sarebbe un nobile sacrificio o un’inutile sofferenza materiale?

Lungo la storia della religione ricchezza e spiritualità sono state spesso considerate in conflitto. In un noto versetto del Vangelo Cristo dice:

Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli» (Matteo 19, 23-24 Bibbia edizione CEI)

Questo concetto lo ritroviamo simile negli insegnamenti di Bahá’u’lláh, il profeta fondatore della Fede Bahá’í. Nella Sua collezione di brevi aforismi spirituali dal titolo Parole Celate Bahá’u’lláh dichiara con molta chiarezza:

O VOI CHE V’INORGOGLITE DELLE RICCHEZZE PERITURE!
Sappiate in verità che la ricchezza è una potente barriera tra il ricercatore e l’oggetto del suo desiderio, tra l’amante e l’oggetto del suo amore. I ricchi, tranne alcuni, non giungeranno mai alla corte della Sua presenza, né entreranno nella città dell’appagamento e della rassegnazione. (Bahá’u’lláhParole Celate, Persiano, n.53)

Nelle parole dei Messaggeri di Dio la povertà materiale è spesso descritta come una benedizione piuttosto che come una maledizione. A tutti è nota la seguente profezia di Cristo:

Beati i miti, perché erediteranno la terra. (Matteo 5, 5 Bibbia edizione CEI)

In quest’altro passaggio di Bahá’u’lláh, anch’esso dalle Parole Celate, è scritto:

Non turbarti nella povertà e non essere fiducioso nella ricchezza, poiché alla povertà segue la ricchezza e alla ricchezza la povertà. Eppure l’esser povero di tutto eccetto Dio è un dono mirabile; non ne sminuire il valore, poiché alla fine ti farò ricco in Dio. (Bahá’u’lláhParole Celate, Persiano, n.51)

Studiando gli insegnamenti religiosi, all’inizio può sembrare che la ricchezza debba essere evitata e si debba cercare la povertà. Gli insegnamenti di Bahá’u’lláh, Cristo e molti altri Messaggeri di Dio su questo tema sono straordinariamente simili, tuttavia nella Fede Bahá’í si dice anche che l’interpretazione e l’applicazione di questi insegnamenti deve essere riconsiderata alla luce delle esigenze dei nostri tempi.

Nella precedenti dispensazioni religiose il segno della spiritualità era spesso la completa rinuncia al mondo materiale che talvolta si esprimeva nel ritiro, nell’isolamento e nella deprivazione fisica. Al contrario la Fede Bahá’í scoraggia la vita monastica e ascetica.

Vivere in clausura o praticare l’ascetismo non è cosa ben accetta al cospetto di Dio. (Bahá’u’lláh, Tavole 65)

La ragione di questa proibizione è duplice:

In primo luogo l’isolamento impedisce agli individui di praticare un’arte o una professione che sia di beneficio al resto dell’umanità. Nella Fede Bahá’í tutti gli uomini sono fortemente incoraggiati a:

…guadagnarsi da vivere con il sudore della fronte e lo sforzo fisico… (‘Abdu’l-BaháThe Promulgation of Universal Peace 186, traduzione personale)

Inoltre il lavoro, nella misura in cui sia praticato in spirito di sacrificio, è considerato un atto di culto, sullo stesso piano della preghiera e della meditazione.

Alla luce delle precedenti citazioni su ricchezza e povertà è forse anche più interessante il secondo motivo per il quale Bahá’u’lláh proibisce certe forme estreme di auto-deprivazione. Bahá’u’lláh infatti dichiara:

Se un uomo desidera abbellirsi con gli ornamenti della terra, indossarne le sontuose vesti o partecipare ai benefici che essa può concedere, nessun male lo coglierà… Godete, o genti, delle buone cose che Dio vi ha concesso e non privatevi dei Suoi meravigliosi doni. RendeteGli grazie e lodateLo e siate di coloro che sono sinceramente grati. (Bahá’u’lláh, Spigolature 285)

Questi due concetti paiono in contraddizione. Perché da un lato Bahá’u’lláh ci mette in guardia contro i pericoli della ricchezza e loda i benefici della povertà mentre dall’altro incoraggia ad “abbellirsi con gli ornamenti della terra”? Se la povertà è una benedizione perché Bahá’u’lláh proibisce quelle forme estreme di rinuncia comunemente praticate dai devoti delle precedenti dispensazioni religiose?

Dal mio punto di vista questo apparente paradosso può essere facilmente risolto distinguendo tra la ricchezza vista semplicemente come un mezzo e quella vista come un fine in se stesso. Quando Bahá’u’lláh ci mette ripetutamente in guardia contro i pericoli della ricchezza non è il lusso di per sé ad essere pericoloso ma, piuttosto, l’attaccamento ad esso e la ricerca della ricchezza come scopo primario dell’esistenza.

Nelle precedenti citazioni dagli scritti di Bahá’u’lláh, nelle quali si approva il godimento di tutti i piaceri materiali che il mondo può offrire, Egli pone un’importante condizione: uno può approfittare di tutti i benefici di questo mondo fisico…

…se non permetterà che assolutamente nulla si intrometta fra lui e Dio (Bahá’u’lláh, Spigolature 285)

Si tratta di un concetto che, nella discussione sulla ricchezza, specie nell’occidente, viene spesso tralasciato ma si tratta, ad esempio, di un principio fondamentale del Buddhismo.

E. F. Schumacher, noto ricercatore e autore di molti testi sui principi dell’economia buddhista, riassume questo pensiero molto bene sottolineando come non sia la ricchezza ma l’attaccamento ad essa a costituire un impedimento alla liberazione, non il godimento delle cose piacevoli ma la bramosia di esse.

‘Abdu’l-Bahá, primogenito di Bahá’u’lláh, sintetizza buona parte di quanto espresso nelle citazioni precedenti in questa dichiarazione:

Non s’immagini che le nostre precedenti osservazioni costituiscano una denuncia della ricchezza e un elogio della povertà. La ricchezza è molto lodevole, quando sia acquisita grazie agli sforzi personali e alla benevolenza di Dio, nel commercio, nell’agricoltura, nell’arte e nell’industria e quando sia spesa per scopi filantropici. (‘Abdu’l-Bahá, Il segreto della civiltà divina 18)

Sulla base di questi insegnamenti vediamo come non ci sia nulla di intrinsecamente sbagliato nella prosperità materiale. Tuttavia, tra gli insegnamenti della Fede Bahá’í sulla ricchezza c’è un ulteriore punto che deve essere preso in considerazione.

Uno dei principi fondamentali della Fede Bahá’í è che attualmente il mondo è in uno stato di squilibrio, in particolare in termini di ricchezza. Cioè, come ‘Abdu’l-Bahá allude nella precedente citazione, uno dei più urgenti obiettivi per i bahá’í è trovare la strada verso una distribuzione più giusta ed equa delle risorse materiali. Non basta essere distaccati dalla ricchezza e dalle comodità materiali, dobbiamo anche impegnarci perché tutti gli uomini possano soddisfare le loro necessità materiali e per ridurre gli effetti deleteri della povertà.

Volendo provare a sintetizzare questi insegnamenti potremmo dire che:

Non c’è nulla di male a godere dei benefici materiali di questa esistenza.

Tuttavia la ricchezza può essere uno dei maggiori impedimenti alla crescita spirituale.  Dobbiamo quindi prestare attenzione alla nostra tendenza all’attaccamento ai lussi e alle comodità fisiche, specie per coloro ai quali è stato concesso di vivere nella prosperità.

Mentre non c’è nulla di intrinsecamente sbagliato nella ricchezza le differenze estreme di ricchezza e povertà sono dannose per lo sviluppo spirituale e sociale dell’umanità.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non
allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io
possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere
coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere
per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera
ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia
è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore.
Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2016-10-30T02:09:53+00:0017 febbraio 2016|Categorie: Spiritualità|Tags: , , , |

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