Il poeta Wang Zhihuan e le assurde prospettive dello spirito

Un invito a salire la scala dello spirito e guardare la vita con visione più ampia, fiduciosa e consapevole del nostro ruolo di singoli al servizio del progresso dell’umanità.

di Adriano Savi

Il poeta Wang Zhihuan e le assurde prospettive dello spirito

Torre della Cicogna o torre Guanque, Yongji, provincia dello Shanxi, Cina

Per le considerazioni di questo articolo prendo spunto da un’opera del poeta cinese Wang Zhihuan (688–742). Wang visse in epoca Tang, a cavallo tra il VII e l’VIII secolo d.C. nel pieno splendore dell’impero cinese, un impero cosmopolita che, allora, comprendeva circa la metà di tutta la popolazione mondiale. In quel periodo una nuova classe di letterati e intellettuali si apprestava a prendere pieno possesso dell’amministrazione e la poesia cinese raggiungeva il suo apice con i poeti Li Bai e Du Fu.

La Torre della Cicogna, eretta nel 580 durante la dinastia Zhou settentrionale, nella città di Yongji, provincia dello Shanxi, sulla riva orientale del Fiume Giallo, è una delle più famose della Cina. Il poeta Wang Zhihuan sale e ammirando il tramonto è ispirato a scrivere questa poesia diventata famosa:

Su per la Torre della Cicogna

Il giorno chiaro oltre i monti scompare,
il Fiume Giallo verso il mare scorre.
Se mille miglia al di là vuoi guardare,
sali ancora d’un piano sulla torre.

Con disappunto di mio padre poeta sono piuttosto insensibile al fascino della poesia ma, in questo caso, è l’insulto alle leggi della prospettiva che stimola l’interesse dell’ingegnere. Come può essere che salire di un piano estenda lo sguardo di mille miglia? Assurdo!

Sali di un piano e ti affacci nuovamente alla finestra, la prospettiva non si è certo estesa di mille miglia. Attorno vedi le stesse cose eppure il modo di considerarle è cambiato. Similmente se ritieni la tua vita limitata al mondo materiale, con una prospettiva al massimo di alcune decine di anni di fronte o se, invece, la ritieni un fenomeno spirituale del quale la materia è solo una fase, il tuo modo di guardare quanto ti circonda cambia radicalmente.

Oggi nel mondo occidentale l’opinione prevalente è che nulla esiste oltre la materia o, quantomeno, se esiste qualcosa non siamo in grado di accertarlo e dunque non vale la pena occuparsene.

Uno degli atteggiamenti più singolari che osserviamo è quanto i materialisti di oggi siano orgogliosi del loro asservimento agli istinti naturali. Essi sostengono che nulla è degno di fede e approvazione eccetto quanto sia percepibile o tangibile. Secondo le loro dichiarazioni essi sono schiavi della natura, all’oscuro del mondo spirituale, ignari del Regno divino e inconsapevoli delle grazie paradisiache…
(‘Abdu’l-Bahá, Promulgation of Universal Peace, traduzione personale)

Eppure l’uomo contemporaneo, più che in altre epoche, è stato capace di alzare lo sguardo e di vedere oltre. La nostra conoscenza della natura si estende molto al di la dell’angusta portata dei nostri sensi.

[L’uomo] identifica realtà latenti nel grembo della terra, scopre tesori, penetra segreti e misteri del mondo fenomenico e porta alla luce ciò che secondo le gelose leggi della natura dovrebbe rimanere celato, sconosciuto e impenetrabile. Attraverso un ideale potere interiore l’uomo porta queste realtà dal piano invisibile a quello visibile. (‘Abdu’l-BaháPromulgation of Universal Peace, traduzione personale)

Da un punto di vista personale, quando siamo depressi, guardiamo noi stessi alle prese col mondo e ci sentiamo incapaci di provvedere a tutte le necessità nostre o della nostra famiglia. Chi ha provato l’esperienza di uscire da un periodo di depressione probabilmente ha provato una sensazione simile a quella del poeta che salito di un piano si affaccia nuovamente alla finestra. Il mondo attorno non è cambiato eppure il nostro modo di vederlo è differente, più ampio. Scopriamo nuove possibilità che ci sembravano precluse. Assieme alle difficoltà materiali e pratiche ora ci sono anche le energie spirituali necessarie per affrontarle. Una situazione simile la ritroviamo alla nascita e alla morte.

È simile alla condizione di un essere umano nella matrice, dove i suoi occhi sono velati e le cose gli sono nascoste. Ma quando nasce dal mondo uterino ed entra in questa vita, trova che, in confronto a quella della matrice essa è un luogo di percezioni e di scoperte e osserva tutte le cose per mezzo dell’occhio esteriore. Similmente, una volta trapassato da questa vita, egli vedrà in quel mondo tutto ciò che qui gli era nascosto; ma ivi vedrà e comprenderà tutte le cose con l’occhio interiore. (‘Abdu’l-BaháAntologia, #145)

L’ambiente che ci circonda prima e dopo la nascita è sempre lo stesso. Cambia la nostra capacità di conoscerlo. Imparare già in questa vita a guardare con l’occhio interiore ci aiuta a innalzare il nostro punto di vista e ad affrontare la vita con più sicurezza e consapevolezza.

O UOMO DALLE DUE VISIONI!
Chiudi uno dei tuoi occhi e apri l’altro. Chiudi l’uno al mondo e a tutto ciò che è in esso, e apri l’altro alla santa bellezza del Diletto. (Bahá’u’lláhParole Celate, Persiano, n.12)

Non è un invito a trascorrere una vita di contemplazione in preda a visioni estatiche, per altro vietato dagli scritti bahá’í, ma piuttosto a salire la scala dello spirito e a guardare la stessa vita con una visione più ampia, fiduciosa e consapevole del nostro ruolo di singoli al servizio del progresso dell’umanità.

V’è nel mondo azione più nobile che servire il bene comune? Si può concepire per l’uomo benedizione più grande di quella ch’egli divenga causa di educazione, sviluppo, prosperità, onore per i suoi simili? No, per il Signore Iddio! Massima rettitudine per le anime benedette è afferrare le mani degli sventurati e liberarli dall’ignoranza, dalla degradazione e dalla povertà e agire con pure intenzioni e solo per amor di Dio e dedicarsi energicamente al servizio delle masse, dimenticando il proprio tornaconto mondano e lavorando per il bene generale. “Preferiscono quelli a se stessi, anche se afflitti da indigenza”. “I migliori degli uomini sono coloro che servono il popolo; i peggiori, quelli che lo danneggiano”. (‘Abdu’l-BaháIl segreto della civiltà divina)

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti baha’i invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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