Ambiente sostenibile e servizio al bene comune

di Arthur Lyon Dahl
Originale in inglese tratto da bahaiteachings.org

Quinta parte della serie: L’enciclica di Papa Francesco e una prospettiva bahá’í

Ambiente sostenibile e servizio al bene comune

…v’è nel mondo azione più nobile che servire il bene comune? Si può concepire per l’uomo benedizione più grande di quella ch’egli divenga causa di educazione, sviluppo, prosperità, onore per i suoi simili? No, per il Signore Iddio! Massima rettitudine per le anime benedette è afferrare le mani degli sventurati e liberarli dall’ignoranza, dalla degradazione e dalla povertà e agire con pure intenzioni e solo per amor di Dio e dedicarsi energicamente al servizio delle masse, dimenticando il proprio tornaconto mondano e lavorando per il bene
generale. (‘Abdu’l-Bahá, Il Segreto della Civiltà Divina)

Papa Francesco, nella sua nuova enciclica su ambiente e povertà, si concentra principalmente sul principio spirituale universale del bene comune:

Tra questi risalta specialmente la famiglia, come cellula primaria della società. Infine, il bene comune richiede la pace sociale, vale a dire la stabilità e la sicurezza di un determinato ordine, che non si realizza senza un’attenzione particolare alla giustizia distributiva, la cui violazione genera sempre violenza. Tutta la società – e in essa specialmente lo Stato – ha l’obbligo di difendere e promuovere il bene comune. (§157)

La nozione di bene comune coinvolge anche le generazioni future… Ormai non si può parlare di sviluppo sostenibile senza una solidarietà fra le generazioni. Quando pensiamo alla situazione in cui si lascia il pianeta alle future generazioni, entriamo in un’altra logica, quella del dono gratuito che riceviamo e comunichiamo. Se la terra ci è donata, non possiamo più pensare soltanto a partire da un criterio utilitarista di efficienza e produttività per il profitto individuale. Non stiamo parlando di un atteggiamento opzionale, bensì di una questione essenziale di giustizia, dal momento che la terra che abbiamo ricevuto appartiene anche a coloro che verranno. (§159)

Il quinto capitolo dell’enciclica papale sviluppa linee di approccio e azione, le principali vie di dialogo che ci aiutano a evadere dalla spirale di auto distruzione che attualmente opprime il mondo della natura. In questo è fondamentale il concetto di unità del genere umano così fondamentale anche negli scritti bahá’í:

Si è andata affermando la tendenza a concepire il pianeta come patria e l’umanità come popolo che abita una casa comune. Un mondo interdipendente non significa unicamente capire che le conseguenze dannose degli stili di vita, di produzione e di consumo colpiscono tutti, bensì, principalmente, fare in modo che le soluzioni siano proposte a partire da una prospettiva globale e non solo in difesa degli interessi di alcuni Paesi. L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune. (§164)

Il mondo è entrato nell’oscuro cuore di un’età di cambiamenti fondamentali mai visti nella sua tumultuosa storia. I suoi popoli, di ogni razza, nazione o religione, sono sfidati a subordinare ogni lealtà minore, ogni limitante identità alla loro unità di cittadini di un’unica patria planetaria. (La Casa Universale di Giustizia, Introduzione al Libro Più Santo.)

Il concetto di unità del genere umano e del pianeta come nostra casa comune ha ovvie implicazioni sulla visione internazionale di governo, così pertinente in vista del summit delle Nazioni Unite sull’agenda post-2015 e le mete di sviluppo sostenibile, e in vista della conferenza di dicembre sui cambiamenti climatici (COP21) a Parigi.  Appare evidente che, in quella sede, le nazioni del mondo dovranno dare priorità al bene comune del pianeta e dell’umanità sopra tutte le altre considerazioni:

I negoziati internazionali non possono avanzare in maniera significativa a causa delle posizioni dei Paesi che privilegiano i propri interessi nazionali rispetto al bene comune globale. Quanti subiranno le conseguenze che noi tentiamo di dissimulare, ricorderanno questa mancanza di coscienza e di responsabilità. (§169)

Su questo tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro. Semplicemente si tratta di ridefinire il progresso. (§194)

L’enciclica papale fa anche alcuni specifici commenti su questioni centrali per il dibattito sull’ambiente che avrà luogo durante l’imminente conferenza di Parigi e quelle che sono destinate a seguire:

La politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia. Oggi, pensando al bene comune, abbiamo bisogno in modo ineludibile che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana. (§189)

Nella sua enciclica Papa Francesco chiede all’umanità, così come ha fatto la Fede Bahá’í negli ultimi 150 anni, di andare oltre agli interessi campanilistici delle singole nazioni a favore dell’interesse comune:

In questi giorni è necessario instillare nelle nazioni una grande potenza di accordo. I principi dell’unità del mondo dell’umanità devono essere proclamati, compresi e messi in pratica, così che tutte le nazioni e religioni possano ancora ricordare un fatto a lungo dimenticato – che essi sono tutti i cittadini di una sola terra. Non respirano la stessa aria? Non è lo stesso sole che splende su tutti? Non sono essi pecore di uno stesso gregge? Non è Dio il Pastore Universale? Non è Egli gentile con tutti? Aboliamo i vani concetti di est e ovest, nord e sud, europei e americani, inglesi e tedeschi, persiani e francesi. Considera la creazione dell’universo infinito. Questo nostro globo è uno dei più piccoli pianeti. Quegli stupendi corpi che ruotano lassù nello spazio incommensurabile, l’infinita volta celeste di Dio, sono di molte volte più grandi della nostra piccola terra. Ai nostri occhi questo globo appare spazioso, tuttavia quando lo guardiamo con occhi divini si riduce al più minuscolo atomo. Questo piccolo pianeta non vale la pena di essere diviso. Non è forse un’unica dimora, un’unica terra natale? Non è forse tutta l’umanità un’unica razza? (‘Abdu’l-Bahá, Filosofia Divina, Traduzione personale)

Prossimo titolo della serie: Non si possono mangiare i soldi.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2018-05-26T11:59:13+00:003 settembre 2015|Categorie: Attualità|Tags: , , , , , , , |

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