Estremi di ricchezza e povertà spiegati

di Arthur Lyon Dahl
Originale in Inglese tratto da bahaiteachings.org

Seconda parte della serie: L’enciclica di Papa Francesco e una prospettiva bahá’í

Estremi di ricchezza e povertà spiegati

Foto di Democracy Chronicles (CC BY 2.0)

Dio ha creato un solo mondo – i confini sono stati demarcati dall’uomo. Dio non ha diviso le terre… Per questo Bahá’u’lláh dice: ‘Non ci si vanti di amare il proprio paese, bensì di amare il mondo.’ Tutti appartengono alla stessa famiglia, stessa razza; tutti sono esseri umani. (‘Abdu’l-Bahá, ‘Abdu’l-Bahá in London, traduzione personale)

Lungo tutta la sua nuova enciclica su povertà e ambiente il Papa intreccia temi sociali ed ecologici:

Non può essere autentico un sentimento di intima unione con gli altri esseri della natura, se nello stesso tempo nel cuore non c’è tenerezza, compassione e preoccupazione per gli esseri umani… Per questo si richiede una preoccupazione per l’ambiente unita al sincero amore per gli esseri umani e un costante impegno riguardo ai problemi della società. (§91)

Oggi, credenti e non credenti sono d’accordo sul fatto che la terra è essenzialmente una eredità comune, i cui frutti devono andare a beneficio di tutti. Per i credenti questo diventa una questione di fedeltà al Creatore, perché Dio ha creato il mondo per tutti. Di conseguenza, ogni approccio ecologico deve integrare una prospettiva sociale che tenga conto dei diritti fondamentali dei più svantaggiati. Il principio della subordinazione della proprietà privata alla destinazione universale dei beni e, perciò, il diritto universale al loro uso, è una ‘regola d’oro’ del comportamento sociale… (§93)

Nel terzo capitolo di Laudato Sì il Papa esamina le radici umane della crisi ecologica concentrandosi sul paradigma del dominio tecnocratico e sul ruolo degli esseri umani e dell’agire umano nel mondo. Qui la coscienza sociale del Papa si evidenzia in modo particolare:

…ci dovrebbero indignare soprattutto le enormi disuguaglianze che esistono tra di noi, perché continuiamo a tollerare che alcuni si considerino più degni di altri. Non ci accorgiamo più che alcuni si trascinano in una miseria degradante, senza reali possibilità di miglioramento, mentre altri non sanno nemmeno che farsene di ciò che possiedono, ostentano con vanità una pretesa superiorità e lasciano dietro di sé un livello di spreco tale che sarebbe impossibile generalizzarlo senza distruggere il pianeta. Continuiamo nei fatti ad ammettere che alcuni si sentano più umani di altri, come se fossero nati con maggiori diritti. (§90)

Questa attenzione sull’enorme diseguaglianza tra gli esseri umani, così risolutamente affermata in Laudato Sì chiaramente richiama lo stesso identico tema negli insegnamenti bahá’í:

Un finanziere con ricchezze colossali non dovrebbe esistere se accanto a lui si trova un povero in assoluto bisogno. Quando vediamo che si permette alla povertà di raggiungere condizioni d’estrema inedia, possiamo esser certi che esiste la tirannia. L’umanità deve darsi da fare nei riguardi di questo problema e non indugiare oltre a cambiare le condizioni che impongono le sofferenze di una miseria logorante a una grande parte della popolazione.
I ricchi devono dare parte della loro opulenza, devono intenerirsi il cuore coltivando una sensibilità alla compassione, preoccupandosi degli afflitti che soffrono per mancanza delle necessità essenziali alla vita. Dovranno essere create delle leggi speciali intese a regolare questi estremi di ricchezza e di bisogno. I membri del governo debbono tenere in considerazione la legge di Dio quando preparano piani per l’amministrazione dei popoli. I diritti dell’umanità debbono essere custoditi e mantenuti; i governi dei vari paesi debbono conformarsi alle Leggi Divine che garantiscono la giustizia uguale per tutti. Questa è la sola via che permetterà l’abolizione del deplorevole eccesso di ricchezza e della miserevole, demoralizzante e degradante povertà. Fintanto che ciò non verrà fatto, la Legge di Dio non sarà obbedita. (‘Abdu’l-Bahá, La Saggezza)

Alienandoci dalla realtà, sia della natura sia della spiritualità, cadiamo nella trappola della società consumista. Il nostro eccessivo antropocentrismo impedisce una comprensione condivisa e qualsiasi sforzo di rinforzare i legami sociali. “Se l’essere umano si dichiara autonomo dalla realtà e si costituisce dominatore assoluto, la stessa base della sua esistenza si sgretola.” (§117) Ci poniamo al centro e diamo priorità assoluta al vantaggio immediato, tutto il resto diventa relativo. Il risultato? Individualismo rampante con tanti problemi della società connessi all’egocentrismo della gratificazione immediata che rappresenta la cultura moderna. Il mercato tende a promuovere un consumismo estremo nello sforzo di vendere i suoi prodotti così rimaniamo facilmente incastrati in un consumismo compulsivo di inutili acquisti e spese. Quando gli uomini diventano egocentrici la loro ingordigia aumenta:

Più il cuore della persona è vuoto, più ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e consumare. In tale contesto non sembra possibile che qualcuno accetti che la realtà gli ponga un limite… L’ossessione per uno stile di vita consumistico, soprattutto quando solo pochi possono sostenerlo, potrà provocare soltanto violenza e distruzione reciproca. (§204)

La sua libertà si ammala quando si consegna alle forze cieche dell’inconscio, dei bisogni immediati, dell’egoismo, della violenza brutale. In tal senso, è nudo ed esposto di fronte al suo stesso potere che continua a crescere, senza avere gli strumenti per controllarlo. Può disporre di meccanismi superficiali, ma possiamo affermare che gli mancano un’etica adeguatamente solida, una cultura e una spiritualità che realmente gli diano un limite e lo contengano entro un lucido dominio di sé. (§105)

Sia il Papa sia gli insegnamenti bahá’í ci dicono che qualsiasi società che si concentri solo sulla vita materiale dell’umanità, blocca il suo progresso spirituale e ignora il grave impatto che ha sulla terra stessa.

Prossimo titolo della serie: Sradicare la corruzione dai nostri sistemi economici.

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O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2018-05-26T03:08:10+00:0024 agosto 2015|Categorie: Attualità|Tags: , , , , , , |

Un commento

  1. PROPOSTA CULTURA sabato 29 ottobre 2016 al 05:27

    […] Estremi di ricchezza e povertà spiegati […]

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