Qual è la tua comunità?

In questa serie di articoli sull’unità… indagheremo ciò che serve per costruire e sostenere un’unità vera e duratura che comprenda ogni persona che vive sulla Terra.

di David Langness
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Prima parte della serie: Unità e comunità

Non vi raccomando certo di provare un cancro alla prostata, ma sicuramente aiuta ad apprezzare la propria comunità.

Quando sono stato operato per un cancro alla prostata pochi mesi fa (con esito positivo, mille grazie) amici e parenti hanno chiamato desiderosi di aiutarmi. Gli amici stretti mi hanno fatto visita in ospedale. Senza che nessuno dicesse loro nulla, i vicini hanno portato piatti deliziosi. I parenti sono venuti per farmi compagnia, per aiutare o semplicemente per esprimere il loro affetto. Sono arrivate bellissime piante e composizioni floreali profumate. I nostri gentili e dolcissimi amici bahá’í della zona mi hanno portato da mangiare, chiesto se potevano fare commissioni, si sono offerti di comprarmi le medicine o di accompagnarmi alle visite mediche.

Mi sono sentito accudito e coccolato dalla mia comunità estesa, la loro effusione di affetto e premura mi ha quasi messo in imbarazzo. Più tardi, quando ho ricevuto la notizia dell’esito positivo degli esami, l’ho attribuito, almeno in parte, all’amore, al calore e alle preghiere per la mia salute che ho ricevuto da essa.

Quindi è certamente chiaro il motivo per il quale ultimamente stavo pensando all’idea di comunità. Quando hai bisogno dell’aiuto degli altri – e anche quando non ne hai bisogno – è estremamente rassicurante, confortante e incoraggiante sapere che altre persone si preoccupano e vogliono fare di tutto per aiutarti. Questo naturalmente lo si capisce dalle loro azioni. Il sostegno attivo e amorevole di una vasta rete di persone premurose – l’intera idea di comunità – è ciò che ci permette di attraversare i momenti più difficili.

Secondo John Donne nessun uomo è un’isola e questa esperienza mi ha permesso di verificarlo. Non siamo fatti per vivere come eremiti, siamo, come affermato da Socrate, animali sociali e abbiamo bisogno di una comunità intorno a noi.

Ciò è sicuramente vero quando si attraversano problemi personali, malattie o situazioni di crisi, ma è ancor più vero in tempi di devastanti disastri naturali. Ultimamente tutti abbiamo avuto un posto in prima fila di fronte a questi eventi grazie alla copertura mediatica di uragani, terremoti e inondazioni in varie parti del mondo, e abbiamo potuto verificare l’enorme differenza tra le persone lasciate da sole a badare a se stesse e le persone che hanno beneficiato di una comunità premurosa che ha risposto e aiutato nel momento del bisogno.

Quindi possiamo metterla in questi termini: in caso succeda qualcosa, hai una comunità estesa sulla quale fare affidamento? Una rete di amici e sostenitori amorevoli e premurosi?

La parola comunità deriva dalla parola latina communis, che indica ciò che è di tutti. Comunità significa amicizia e organizzazione sociale che va oltre la famiglia: la rete di amici estesa, i colleghi di lavoro, i correligionari e i conoscenti: in sostanza la nostra tribù.

Mi piace pensare alla parola comunità come composta dalle parole comune e unità.

Una comunità è un corpo unito di individui tenuti assieme da qualcosa di più grande di loro. Ma cos’è la vera unità? Gli insegnamenti bahá’í la definiscono in questo modo:

Quando osserviamo il mondo umano, vi troviamo diverse espressioni collettive dell’unità. Per esempio, l’uomo si distingue dagli animali per il suo livello o regno. Questa esauriente distinzione include tutta la posterità di Adamo e costituisce una grande casa o famiglia umana, che può essere considerata l’unità fondamentale o fisica dell’umanità. Inoltre, c’è una distinzione tra i vari gruppi umani secondo la stirpe e ogni gruppo forma un’unità razziale separata dalle altre. Ci sono anche l’unità dell’idioma tra coloro che usano come mezzo di comunicazione la stessa lingua, l’unità nazionale per cui diversi popoli vivono sotto un’unica forma di governo, come quello francese, tedesco, britannico, eccetera, e l’unità politica, che tutela i diritti civili dei partiti o fazioni del medesimo governo. Tutte queste unità sono immaginarie e prive di reali fondamenta, perché non producono alcun risultato concreto. Lo scopo della vera unità ha esiti effettivi e divini. Queste limitate unità che sono state menzionate producono solo risultati limitati, mentre l’unità illimitata dà frutti illimitati. Per esempio, gli esiti dell’unità limitata della razza o della nazionalità sono, tutt’al più, limitati. È come una famiglia che vive da sola, in isolamento. Non ne provengono frutti illimitati o universali. (‘Abdu’l-Bahá, La promulgazione della pace universale 209)

‘Abdu’l-Bahá ha detto: “tutte queste unità sono immaginarie”. Queste unità immaginate – di quartiere, città, stato, nazione, razza, appartenenza politica e lingua – possono svanire all’istante. I vicini possono ribellarsi al vicino, e persino le persone della stessa famiglia possono odiarsi e attaccarsi a vicenda. Il patriottismo e la razza non garantiscono l’unità, come hanno dimostrato molte guerre civili. Le affiliazioni politiche e la lealtà possono crollare su una singola questione e i gruppi linguistici, come effettivamente accade, possono opporsi l’un l’altro indipendentemente dalla loro lingua madre condivisa.

Queste categorie sono tutte effimere perché non hanno alcun fondamento reale e duraturo e perché sono basate su elementi condivisi puramente artificiali. L’unica unità effettiva ed essenziale è la nostra comune umanità. Gli insegnamenti bahá’í dicono:

Lasciamo i discordanti argomenti sulle forme esteriori e uniamoci per fare avanzare la divina Causa dell’Unità, finché tutta l’umanità non riconosca di essere una sola famiglia, unita nell’amore. (‘Abdu’l-Bahá, Saggezza 134)

La questione dell’unità e della famiglia umana è la questione principale del nostro tempo.

Lo si comprende dalle notizie di tutti i giorni. Lo testimoniano i problemi sociali di ogni città, paese o villaggio. Quando e dove scoppia la guerra si tocca con mano la devastazione e la distruzione che può creare la mancanza di unità.

In questa serie di articoli sull’unità – l’insegnamento centrale della Fede bahá’í – indagheremo ciò che serve per costruire e sostenere un’unità vera e duratura che comprenda ogni persona che vive sulla Terra.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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di | 2018-05-17T07:17:28+00:00 4 maggio 2018|Categorie: Società|Tags: , , , |

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