Costruire capitale sociale nella propria comunità

Costruire capitale sociale nella propria comunità

di • 25 maggio 2018

... Così facendo non solo si costruisce capitale sociale ma si contribuisce pure al bene della comunità e al progresso degli obiettivi più elevati della società. ...

Originale su
bahaiteachings.org

Terza parte della serie:

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Qual è la tua comunità?

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Gli insegnamenti di un uomo di medicina lakota

Chi fa parte della nostra comunità? No, non il borgo, il paese o la città in cui viviamo, intendo proprio la nostra comunità personale, le persone che conosciamo e che ci interessano.

Il dizionario definisce una comunità come un corpo unificato di individui, tenuti assieme da qualcosa di più grande di loro.

Probabilmente abbiamo tutti una comunità che abbiamo costruito intorno a noi, almeno in una certa misura. Le persone che amiamo, la famiglia, i vicini, gli amici reali e quelli online, i colleghi, in genere costituiscono la nostra comunità, quel gruppo di persone che conosciamo e che ci conoscono, le persone con le quali abbiamo creato una vera connessione umana, quelli che hanno un interesse sincero nei nostri confronti.

A questo punto però poniamoci la domanda: esiste una comunità alla quale apparteniamo e che rispetti la definizione appena citata, ossia un corpo unificato di individui, tenuti insieme da qualcosa più grande di loro?

Consideriamo la questione in questo modo: chi nella nostra comunità, tra famigliari, amici e vicini potrebbe aiutarci se fossimo nei guai? Chi ci verrebbe in aiuto se perdessimo il lavoro, ci ammalassimo o fossimo colpiti da una qualche forma di disabilità? Chi ci aiuterebbe se avessimo fame e fossimo impossibilitati a nutrire noi stessi o la nostra famiglia? Chi nella nostra comunità ha un sincero legame nei nostri confronti e ha la motivazione per esprimerlo concretamente?

Ma ancora più importante: cosa genera il nostro senso di appartenenza ad una comunità?

Poiché le comunità possono fare una differenza così grande, non solo per gli individui ma per il mondo intero, gli insegnamenti bahá’í danno una forte enfasi sulla costruzione di comunità. I bahá’í credono che forgiare unità e coesione tra gli esseri umani sia diventata la principale sfida e opportunità della nostra era moderna. Sorprendentemente gli scritti bahá’í affermano che realizzare l’unità – la parte più importante del concetto di comunità – può efficacemente risolvere tutti gli altri problemi umani:

È mia speranza che anche altri ottengano occhi illuminati e orecchie attente e conseguano la vita eterna: sì che questi numerosi fiumi, ciascuno scorrente in un alveo diverso e separato, trovino la strada per ritornare nell’unico mare che li circonda e mescolarsi e sollevarsi in un’ondata di sorgente unicità, sì che l’unità della verità, mercé il potere di Dio, cancelli queste illusorie differenze. Questo è l’essenziale: perché una volta conseguita l’unità, tutti gli altri problemi scompariranno da soli. (‘Abdu’l-Bahá, Antologia 37)

Diamo un’occhiata a questa sfida e proviamo a determinare, in questa era di individualismo estremo, ciò che serve per costruire una comunità personale e una comunità mondiale:

Io chiedo, non sono forse la comunione e la fratellanza preferibili all’inimicizia e all’odio nella società e nella comunità? La risposta è ovvia. L’amore e la comunione sono assolutamente necessari… Dobbiamo essere uniti. Dobbiamo amarci l’un l’altro. (‘Abdu’l-Bahá, Foundations of World Unity 99, traduzione personale)

Il che fa sorgere una successiva domanda: cosa rende una comunità prospera, sana e funzionale? Sempre più spesso sia la religione che la scienza prestano attenzione alla qualità delle relazioni in seno a comunità di questo tipo.

Un professore di politica pubblica dell’università di Harvard, Robert Putnam, nel libro Bowling Alone, scrive che la società contemporanea ha subito un collasso del senso di comunità. Putnam presenta prove che evidenziano come i legami significativi tra le persone siano ad un minimo storico; apparteniamo ad un minor numero di organizzazioni sociali, gruppi religiosi o club; abbiamo addirittura il 43% di cene in famiglia in meno rispetto a qualche decennio fa. Le conclusioni del professor Putnam, dopo diversi anni di ricerca, sono che ciò sia accaduto a causa di orari di lavoro più lunghi, di cambiamenti nella struttura generazionale e familiare, del fatto che la maggior parte delle persone vive isolata l’una dall’altra nelle città e nei sobborghi, dell’influenza della televisione e dei social media e di molti altri fattori.

Dunque come si possono risolvere questi problemi, come si può far riemergere un sano senso di connessione e cooperazione nelle culture attuali? Putnam e molti altri affermano che possiamo generare fiducia, reciprocità, flussi di informazioni e cooperazione sociale di qualità, riunendoci in gruppi uniti che operino per il bene delle nostre comunità.

In sociologia questo concetto generale viene indicato con il termine capitale sociale – l’idea che tutti noi deriviamo benefici individuali, collettivi ed anche economici dalle relazioni che costruiamo all’interno delle nostre reti sociali.

Il capitale sociale, in altre parole, viene dall’aiuto al prossimo, dall’intrecciare una rete di relazioni di solidarietà, creando un genuino senso di unità, mutualità, servizio e cooperazione. Quando costruiamo capitale sociale comprendiamo di non essere soli, di non dover affrontare il mondo e i suoi problemi come singoli individui in solitudine e comprendiamo, al contrario, che possiamo unirci in comunità capaci di affrontare sfide comuni.

Costruire capitale sociale è semplice: occorre trovare una comunità con la quale si condividono le proprie convinzioni e quindi conoscere le persone che la costituiscono, investire il ​​proprio tempo e la propria energia per aiutare gli altri e quel dispendio di energia ci ritornerà inevitabilmente accresciuto in modo esponenziale. Così facendo non solo si costruisce capitale sociale ma si contribuisce pure al bene della comunità e al progresso degli obiettivi più elevati della società.

Ci sono anche altre gratificazioni: si supera il senso di alienazione oggi così comune, e si iniziano a generare nuovi e inaspettati sentimenti di appartenenza, amore e connessione. Si incontrano persone che la pensano allo stesso modo, similmente altruisti, e si fanno nuove amicizie. È anche divertente: il processo che porta a generare capitale sociale spesso comporta anche tante risate e tanta gioia.

I bahá’í ritengono che il meglio di questo processo lo si ottenga quando ogni persona identifica il proprio benessere con il benessere della comunità – quando ognuno riconosce il proprio ruolo di singola cellula nel corpo unificato dell’umanità. Gli insegnamenti bahá’í ci dicono che questo tipo di devozione altruistica per gli altri può quindi diventare un attributo della perfezione spirituale:

Ciò significa non tener conto di benefici personali ed egoistici vantaggi e applicare le leggi di Dio senza minimamente preoccuparsi di nient’altro. Significa vedere se stessi soltanto come uno dei servi di Dio, Colui Che tutto possiede e – a parte l’aspirazione alla distinzione spirituale – non cercare mai di distinguersi dagli altri. Significa considerare il benessere della comunità come il proprio. Significa, in breve, reputare l’umanità come un individuo e se stessi come una delle parti di quella forma corporea ed essere convinti che se un dolore o una lesione affligge un membro di quel corpo, ne deriva inevitabilmente una sofferenza per tutte le altre. (‘Abdu’l-Bahá, Il segreto della civiltà divina 27)

Siete interessati ad iniziare a costruire capitale sociale? Non è difficile, basta fare una piccola ricerca, parlare con gli altri, identificare un gruppo di persone con la stessa mentalità con le quali si condividono le proprie convinzioni e offrirsi volontariamente di partecipare e aiutare. Non va fatto per il proprio tornaconto ma a beneficio di tutti. Ciò produrrà inevitabilmente nuovo apprendimento, nuove relazioni e nuova energia spirituale. Il tempo e lo sforzo che si impiegano genereranno sacrificio reciproco e altruismo negli altri, e quando ciò accadrà si diventa beneficiari di quegli sforzi altruistici.

La comunità bahá’í dà il benvenuto a tutti coloro che desiderano unirsi e contribuire con i propri sforzi alla costruzione di comunità in tutto il mondo. I bahá’í cercano dappertutto di portare avanti una civiltà in costante progresso alla ricerca dell’armonia tra gli esseri umani e della fine della guerra. Se desiderate cooperare per l’unità delle razze, la pace globale e l’unità dell’umanità, ci piacerebbe incontrarvi e generare assieme a voi capitale sociale.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2018-06-08T00:38:53+00:00 25 maggio 2018|Categorie: Società|Tags: , , , |

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