Siete tutti foglie di un unico albero e gocce di uno stesso oceano. - Bahá’u’lláh

Quando la religione frena il progresso

…ricordare lo spirito creativo dell’Islam e di tutte le religioni adottando un orientamento al contempo progressista e storicista.

di Nader Saiedi
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Sedicesimo articolo della serie: Svelare Il segreto della civiltà divina

Articolo precedente: Per una giustizia giusta

Quando la religione frena il progresso

Cristiano Banti, Galileo Galilei davanti all’Inquisizione (1857)

Nel Segreto della civiltà divina ‘Abdu’l-Bahá ha spiegato che i bahá’í non hanno nulla contro la ricchezza, purché essa sia il risultato di un lavoro onesto e sia condivisa con gli altri.

Nello stesso libro ‘Abdu’l-Bahá ha inoltre ampiamente trattato la questione dell’etica del lavoro. Diversamente dalle norme prevalenti nella società iraniana del XIX secolo, che incoraggiavano le attività improduttive e la povertà, egli ha lodato l’acquisizione della ricchezza purché essa soddisfi due condizioni primarie:

  • In primo luogo deve essere acquisita mediante attività produttive nel commercio, nell’agricoltura, nell’arte o nell’industria
  • In secondo luogo deve essere accompagnata da un senso di responsabilità morale nei confronti degli altri esseri umani e deve essere usata per fini filantropici.

In questa opera ‘Abdu’l-Bahá non ha affrontato esplicitamente la questione del capitalismo o del socialismo in quanto la sua posizione era già chiara. In conformità con gli insegnamenti bahá’í egli chiedeva un’equa distribuzione del reddito nella società. Questo significa che non approvava né l’assoluta uguaglianza dei redditi né l’eliminazione della concorrenza nella società civile ma non accettava nemmeno un liberalismo capitalista competitivo e sfrenato o eccessive diseguaglianze.

In altri suoi scritti egli ha affrontato la stessa questione in modo più diretto ed esplicito. È chiaro che per ‘Abdu’l-Bahá entrambi gli estremi ideologici sono inaccettabili. Egli chiede l’eliminazione della povertà e della ricchezza eccessiva, ma accetta una moderata competizione economica nel contesto di una nuova concezione del significato del lavoro, di un appoggio dei principi morali e spirituali dell’unità del genere umano e della solidarietà comunitaria, di una maggiore importanza dell’agricoltura e del decentramento delle strutture fiscali, economiche e amministrative, delle misure di welfare per i poveri e dell’armonia e della collaborazione tra il settore pubblico e quello privato.

Nel Segreto della civilità divina’Abdu’l-Bahá ha indicato agli iraniani i cambiamenti economici e tecnologici che si stavano realizzando allora in Giappone come uno degli esempi di riforme e ammodernamenti ben riusciti:

…il governo giapponese era all’inizio suddito e sottoposto alla protezione della Cina, ma ora da qualche tempo, il Giappone, aperti gli occhi ha adottato le tecniche del progresso e della civiltà contemporanei, ha promosso le scienze e le industrie utili al popolo impegnando tutte le sue forze e capacità affinché l’opinione pubblica si concentri sulle riforme. Questo governo è oggi progredito a tal punto che nonostante la sua popolazione sia solo un sesto o perfino un decimo di quella cinese, ha di recente sfidato quel governo e la Cina è stata costretta a venire a patti. Osser- vate attentamente come l’educazione e le arti della civiltà portino onore, prosperità, indipendenza e libertà ai governi e ai popoli. (‘Abdu’l-Bahá, Il Segreto della Civiltà Divina 75)

Tuttavia, al di la delle riforme economiche e tecnologiche, nel Segreto della civiltà divina risulta chiaro il quadro morale della concezione bahá’í della ricchezza:

La ricchezza è molto lodevole, quando sia acquisita grazie agli sforzi personali e alla benevolenza di Dio, nel commercio, nell’agricoltura, nell’arte e nell’industria e quando sia spesa per scopi filantropici. Soprattutto, se un individuo giudizioso e industrioso prendesse provvedimenti che arricchissero le masse, non potrebbe esservi impresa migliore: agli occhi di Dio, essa primeggerebbe suprema fra le conquiste, perché quel benefattore provvederebbe ai bisogni di una grande moltitudine di cui assicurerebbe il benessere e la comodità. La ricchezza è assai lodevole, purché sia ricca l’intera popolazione. Ma se pochi possiedono patrimoni esorbitanti, mentre gli altri sono poveri, e da quella ricchezza non vengono né frutti né benefici, allora essa è solo uno svantaggio per chi la detiene. Se d’altro canto è spesa per la promozione del sapere, per la fondazione di scuole elementari e d’altro tipo, per l’incoraggiamento delle arti e delle industrie, per l’istruzione degli orfani e dei poveri – in breve, se è destinata al benessere della società – il suo possessore emergerà dinanzi a Dio e agli uomini come il più eccellente fra coloro che vivono sulla terra e sarà annoverato fra gli abitatori del paradiso. (‘Abdu’l-Bahá, Il Segreto della Civiltà Divina 18)

Per realizzare una società sostenibile e distribuire equamente le ricchezze’Abdu’l-Bahá ha indicato anche la necessità di riformare il sistema educativo.

Gli elementi di questa riforma che si trovano negli insegnamenti bahá’í includono l’educazione universale, la concentrazione sulle discipline scientifiche e, in generale, benefiche per la collettività e l’astensione da quelle controversie accademiche nocive per l’armonia sociale e per la produttività scientifica. ‘Abdu’l-Bahá sostiene che il raggiungimento effettivo della giustizia sociale nella società dipende dalla presenza di una popolazione illuminata e istruita. Il fatto che abbia raccomandato l’educazione scientifica e e osteggiato le controversie scolastiche non deve essere interpretato come un rifiuto del bisogno di educazione morale. Al contrario per ‘Abdu’l-Bahá è cruciale che l’istruzione morale e quella tecnica siano in armonia e collaborino.

Infine consideriamo brevemente come la questione della razionalizzazione religiosa sia stata trattata in quest’opera. In realtà il punto centrale del libro è la tesi che l’Iran avesse bisogno di una riforma religiosa. In questo contesto’Abdu’l-Bahá sembra apprezzare Martin Lutero e la Riforma protestante e invita il clero musulmano a imparare da quell’esperienza storica:

Benché in quel periodo il Papa avesse un potere così grande e fosse considerato con tale reverente soggezione che i sovrani d’Europa tremavano e vacillavano davanti a lui e sebbene detenesse nella stretta della sua potenza il controllo delle maggiori questioni europee, nondimeno, poiché la posizione di Lutero per quanto riguarda la libertà di matrimonio per i capi religiosi, il rifiuto di venerare le immagini e le figure esposte nelle chiese prosternandosi davanti ad esse e l’abrogazione dei cerimoniali aggiunti al Vangelo era evidentemente corretta… (‘Abdu’l-Bahá, Il Segreto della Civiltà Divina 29)

La parte più lunga delSegreto della civiltà divina è dedicata alla confutazione delle affermazioni tradizionaliste del clero conservatore musulmano che sosteneva che l’Islam fosse contrario all’apprendimento della scienza moderna e delle norme istituzionali. Gli ulama musulmani di solito si opponevano all’adozione delle pratiche occidentali accusandole di essere innovazioni eretiche contrarie all’Islam. ‘Abdu’l-Bahá ha fornito invece validi argomenti contro questa versione della teoria storicista.

In primo luogo egli ha sostenuto che i dettagli delle questioni scientifiche e tecnologiche sono in certa misura indipendenti dalla questione degli insegnamenti religiosi e della rivelazione. Allo stesso modo ha pure sostenuto che, di fatto, il profeta Muhammad ha chiesto che tutti acquisissero il sapere e ha ricordato ai suoi lettori che nella Battaglia dei confederati egli ha utilizzato tattiche militari persiane. Ha fatto notare che la legge islamica ha adottato molte pratiche preislamiche e che le scienze islamiche hanno accolto la logica e la filosofia e che gli stessi ulama, che allora si opponevano a qualsiasi apprendimento dalle società occidentali, le hanno insegnate! In questo contesto’Abdu’l-Bahá ha reinterpretato una tradizione islamica che spiega le qualità di un vero ulama.

Essenzialmente ‘Abdu’l-Bahá ha chiesto di ricordare lo spirito creativo dell’Islam e di tutte le religioni adottando un orientamento al contempo progressista e storicista.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2018-03-16T05:27:17+00:00 venerdì 16 marzo 2018|Categories: Società|Tags: , , , , , |0 Commenti