Promuovere l’unità del movimento ambientalista globale

Uniamo dunque le nostre forze con coloro che la pensano allo stesso modo e lavoriamo per un mondo unito. Questo è ciò che stanno facendo i bahá’í nell’ambito di un movimento globale per costruire una nuova civiltà in mezzo al caos e alla corruzione di quella attuale.

di David Langness
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Sesto articolo della serie: Estinzione di massa

Articolo precedente: Cinque azioni da intraprendere per salvare il pianeta Terra

Promuovere l’unità del movimento ambientalista mondiale

Annibale Carracci, Paesaggio fluviale (circa 1590)

Nel 1985 la Casa Universale di Giustizia, organo supremo, democraticamente eletto, della comunità internazionale bahá’í, ha posto un’importante domanda all’umanità:

È giunto il momento in cui i predicatori dei dogmi del materialismo, sia in Occidente che in Oriente, sia del mondo capitalista che di quello socialista, rendano conto della guida morale che hanno preteso di esercitare. Dov’è il «nuovo mondo» promesso da queste ideologie? Dove la pace internazionale ai cui ideali esse hanno proclamato di dedicarsi? E l’accesso alle conquiste culturali procacciate dall’esaltazione di questa razza o di quella nazione o di quella particolare classe sociale? Perché la vasta maggioranza dei popoli del mondo affondano sempre più cupamente negli abissi della fame e della sventura mentre smisurate ricchezze, quali né i Faraoni né i Cesari e nemmeno le potenze imperialistiche del secolo scorso poterono mai sognare, sono a disposizione degli odierni arbitri delle faccende umane?

Ed è particolarmente nell’esaltazione delle mète puramente materiali, a un tempo scaturigine e tratto comune di tutte queste ideologie, che noi rinveniamo le fonti alimentatrici di quella menzognera concezione che predica l’essere umano incorreggibilmente egoista e aggressivo. È da questa idea che dobbiamo liberarci se vogliamo edificare un nuovo mondo a misura dei nostri discendenti.

Il fatto che, alla luce dell’esperienza, gli ideali materialistici abbiano fallito lo scopo di soddisfare i bisogni del genere umano invita all’onesto riconoscimento che dobbiamo compiere un nuovo sforzo per trovare la soluzione ai tormentosi problemi del pianeta. Segno del comune fallimento di tali ideali è l’intollerabile condizione in cui versa oggi la società, una circostanza che tende a rafforzare, invece di mitigare, l’accanimento delle parti. Non c’è dubbio: ciò che urge è uno sforzo comune riparatore. E si tratta in primo luogo di un atteggiamento mentale. Vorrà l’umanità persistere nella sua caparbietà, continuando ad aggrapparsi ad obsoleti concetti e a inservibili teorie? O non vorranno piuttosto i suoi capi, prescindendo dalle ideologie, avanzare con risoluto volere per consultarsi in una ricerca di appropriate soluzioni? (Casa Universale di Giustizia, La promessa della pace mondiale 4)

I leader del mondo si consulteranno assieme? È immaginabile che ciò accada?

Alcuni di loro, ma non tutti, si sono riuniti di recente a New York per la sessione annuale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che inizia ogni anno a settembre. La maggior parte dei leader hanno fatto discorsi, ma alcuni di loro hanno tenuto anche delle riunioni cosiddette marginali prima di rientrare a casa.

E se funzionasse diversamente? Che cosa succederebbe se, invece di tanti discorsi e solo alcune riunioni individuali o in piccoli gruppi, i leader del mondo si incontrassero in quest’altro modo:

È necessario che si evolva una forma di Stato Supremo, in favore del quale tutte le nazioni del mondo saranno disposte a cedere ogni diritto di dichiarare guerra, alcuni diritti di tassazione e tutti i diritti d’armamento, eccetto quelli necessari a mantenere l’ordine intero entro i rispettivi confini. Questo Stato deve comprendere entro la sua orbita un Organo Esecutivo Internazionale per migliorare la sua suprema e indiscutibile autorità su qualsiasi membro recalcitrante dell’unione, un Parlamento Mondiale i cui membri saranno eletti dal popolo nei rispettivi Paesi e la cui elezione sarà approvata dai relativi governi, e un Tribunale Supremo i cui verdetti avranno effetto esecutivo anche nel caso in cui le parti interessate non accettassero di propria volontà di deferire il loro caso al suo giudizio. (Shoghi Effendi, L’ordine mondiale di Bahá’u’lláh 40)

Le nazioni hanno parlamenti eletti democraticamente, dunque perché non dovrebbe averne uno l’umanità nel suo complesso?

Questa è la visione bahá’í: un parlamento mondiale abilitato a istituire con equità leggi vigenti in tutto il mondo e a farle rispettare. Grazie alla realizzazione di questo modello mondiale l’umanità sarebbe in grado di controllare, legiferare e regolare l’impatto delle proprie attività sull’ambiente. Oggi, per contro, nessuno sforzo individuale, nessun movimento sociale, nessun gruppo di lobbisti a livello nazionale e nessun singolo governo esistente ha il potere di fare ciò di cui abbiamo così disperatamente bisogno: proteggere l’umanità dal suo stesso inquinamento e trovare efficacemente modi per ridurlo e limitare i suoi terribili impatti futuri.

L’unico modo concepibile per affrontare efficacemente le sfide ambientali planetarie che l’umanità ora deve affrontare è un sistema di governo globale. L’attuale patchwork di governi nazionali, molti dei quali controllati da interessi commerciali o da un’ortodossia materialista saldamente radicata, non hanno il potere, la capacità o la volontà di fermare il danno che stiamo facendo alla nostra meravigliosa Terra.

Chi voglia lavorare per ridurre l’inquinamento, combattere il cambiamento climatico, fermare lo sterminio delle specie, non può ignorare questo dato di fatto.

Quindi qual è la cosa migliore che si possa fare per il mondo della creazione? Qual è la soluzione più efficace? I bahá’í credono che:

… la vera trasformazione dei modelli di vita individuali e collettivi richiede un apprezzamento molto più profondo dell’interconnessione della biosfera planetaria. Le persone e l’ambiente sono aspetti interconnessi di un sistema organico integrato. In questo momento storico, nessuno dei due può essere compreso accuratamente se isolato dall’altro.

Implicita in questa comprensione è l’unità organica della razza umana stessa. (Bahá’í International Community, Dichiarazione alla Conferenza COP21 sul cambiamento climatico tenutasi a Parigi nel 2015, traduzione personale)

Quindi la cosa migliore e più efficace che si possa fare individualmente è quella di impegnarsi, insieme ad altri, sostenendo e lavorando attivamente per l’affermazione dell’unicità della razza umana. Certo possiamo sostituire le lampadine, usare meno risorse, riciclare e unirci ai gruppi ambientalisti locali – tutte azioni che contribuiscono a fare la differenza – ma lavorare insieme per stabilire l’unità del genere umano e un unico sistema globale di governo è in definitiva la singola soluzione più efficace per risolvere i problemi su scala planetaria.

Uniamo dunque le nostre forze con coloro che la pensano allo stesso modo e lavoriamo per un mondo unito. Questo è ciò che stanno facendo i bahá’í nell’ambito di un movimento globale per costruire una nuova civiltà in mezzo al caos e alla corruzione di quella attuale. Viviamo in un’epoca di grandi disordini e di molte polemiche. Le forze del materialismo dilagante, dicono gli insegnamenti bahá’í, hanno il potere di distruggerci. Possiamo combattere quelle forze che minacciano il futuro della razza umana solo con il nostro amore e la nostra unità.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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di | 2018-05-17T07:31:58+00:00 9 marzo 2018|Categorie: Attualità|Tags: , , , , , |

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