Per una giustizia giusta

…se il sistema giudiziario non è coerente, prevedibile e universale ne conseguirà uno spreco infinito di risorse…

di Nader Saiedi
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Quindicesimo articolo della serie: Svelare Il segreto della civiltà divina

Articolo precedente: Oriente, occidente e superiorità culturale

Per una giustizia giusta

Jacobello del Fiore, Giustizia tra gli arcangeli Michele e Gabriele (1421)

Alcune funzioni, oggettive e universali, creano i presupposti per lo sviluppo umano e fra queste una delle più importanti è un sistema di giustizia realmente giusto.

Nel discutere i presupposti universali dello sviluppo sociale nel suo libro, Il segreto della civiltà divina, ‘Abdu’l-Bahá ha chiarito come la società iraniana avesse bisogno di molte forme di razionalizzazione. Ad esempio egli ha affermato che in ogni cultura e società il modello razionale deve prevedere un sistema legale in cui la decisione giudiziaria sia fondata sugli aspetti oggettivi dell’azione e non sull’arbitraria discrezione del giudice.

‘Abdu’l-Baha ha scritto che se la pratica giudiziaria dell’Iran o di qualsiasi altro paese si discosta da questo modello, invece di celebrare l’ingiustizia e l’inefficienza, occorre attuare una riforma giudiziaria. Sosteneva con argomentazioni stringenti che se il sistema giudiziario non è coerente, prevedibile e universale ne conseguirà uno spreco infinito di risorse in interminabili ricorsi giudiziari:

La legge religiosa non ha finora avuto un ruolo decisivo nei nostri tribunali, perché ogni ‘ulamá ha promulgato decreti come gli sembrava opportuno, basandosi sulle proprie arbitrarie interpretazioni e opinioni personali. Per esempio, due uomini si presentano davanti legge, un ‘ulamá perora per il querelante e un altro per il querelato. Può perfino accadere che durante il medesimo processo lo stesso mujtahid prenda due decisioni contrastanti, con la giustificazione di essere stato ispirato prima in un senso e poi nell’altro. È fuori di dubbio che questo stato di cose ha confuso ogni importante questione e indebolito le fondamenta della società. Infatti né querelante né querelato perdono mai la speranza di un eventuale successo e ciascuno di loro spreca, a turno, la vita nel tentativo di ottenere un ulteriore ver- detto che ribalti il primo. (‘Abdu’l-Bahá, Il Segreto della Civiltà Divina 26)

Secondo gli insegnamenti bahá’í , in questa fase dello sviluppo dell’umanità, tutte le società e le culture hanno bisogno di alcuni principi universali.

Oltre alla razionalizzazione legale e giudiziaria, ‘Abdu’l-Bahá ha anche chiesto la razionalizzazione politica. Per lui l’uguaglianza di tutti i cittadini, in termini di diritti fondamentali e di democrazia politica, rientra tra le caratteristiche necessarie, oggettive e universali per lo sviluppo delle società moderne.

Se le consuetudini nazionali discriminano e violano i diritti personali, o se mantengono una struttura politica oppressiva, bisogna cambiarle e adeguarle agli imperativi di un ordine mondiale emergente, complesso e internazionale. La teoria storicista di solito critica l’etnocentrismo e l’imperialismo, ma se la teoria storicista vuole sostenere la sua protesta contro l’imperialismo culturale e politico deve rispettare anche i diritti e la dignità delle persone – quindi, ovviamente, essa deve difendere l’uguaglianza dei diritti delle persone come principio universale dello sviluppo.

Che ‘Abdu’l-Bahá abbia sostenuto la democrazia politica in Iran è stata una sorprendente innovazione tra le correnti intellettuali iraniane del XIX secolo. Il successivo appello in favore della democrazia politica in Iran, scritto da Malkum Khan in un articolo sul giornale Qanun, pubblicato a Londra nel 1892, è apparso quasi 17 anni dopo la prima edizione del Segreto della civiltà divina.

È importante notare che la discussione di ‘Abdu’l-Bahá sulla democrazia politica non segue né il modello occidentale né quello orientale: il suo ragionamento è assolutamente innovativo. Nella moderna tradizione politica occidentale la questione del potere politico dipende principalmente dal governo rappresentativo e dall’elezione universale. Nel modello tradizionale orientale, la questione della leadership è concentrata sulle precondizioni morali e sulle caratteristiche del leader.

‘Abdu’l-Bahá dà importanza a entrambi gli aspetti e caldeggia sia la partecipazione universale sia i requisiti morali dei funzionari eletti:

…qualsiasi istituzione, fosse pure lo strumento del massimo bene dell’umanità, è suscettibile di abuso. L’uso o l’abuso dipendono dai vari gradi di illuminazione, capacità, fede, onestà, devozione magnanimità dei capi dell’opinione pubblica…

Se essi si dimostreranno puri e magnanimi, se si asterranno da ogni traccia di corruzione, le confermazioni di Dio ne faranno un’indefettibile fonte di doni per l’umanità. (‘Abdu’l-Bahá, Il Segreto della Civiltà Divina 13)

Oltre che le riforme politiche ‘Abdu’l-Bahá propugna anche quelle amministrative condannando la corruzione e il nepotismo e invocando cambiamenti morali e istituzionali che rendano impraticabili politiche arbitrarie e abusive:

Non v’è dubbio che la ragione per cui si formano parlamenti è la volontà di portare giustizia e rettitudine, ma tutto dipende dagli sforzi dei deputati eletti. Se la loro intenzione è sincera, ne verranno risultati desiderabili e imprevisti miglioramenti; altrimenti, è certo che la cosa non avrà senso, il Paese giungerà alla paralisi e gli affari pubblici continueranno a deteriorarsi. (‘Abdu’l-Bahá, Il Segreto della Civiltà Divina  17)

Nella sua opera’Abdu’l-Bahá sollecita i leader del suo paese ad adottare anche riforme tecnologiche per approfittare di ciò che il mondo moderno ha da offrire. Egli sostiene l’espansione industriale, il consolidamento tecnologico e scientifico, la pianificazione sociale sulla base di previsioni razionali del futuro, la protezione universale dei diritti e della libertà di tutte le persone e la riforma delle infrastrutture.

Se questo articolo vi è piaciuto potete ricevere tempestivamente informazioni sui prossimi con i seguenti link: la nostra Newsletter, like sulla nostra pagina Facebook, follow su Twitter.

Se ritenete che queste considerazioni possano essere un contributo utile alla riflessione di altre persone condividete l’articolo sui social network usando i pulsanti che trovate qui in fondo.

Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

Print Friendly, PDF & Email
di | 2018-05-17T07:33:36+00:00 2 marzo 2018|Categorie: Società|Tags: , , , , , |

Ricevi aggiornamenti per email

Scrivici

Archivi