Trovare un ponte tra la cultura occidentale e quella tradizionale

La nozione di sviluppo e modernità di ‘Abdu’l-Bahá è una progressiva razionalizzazione che include sia la mente sia l’anima.

di Nader Saiedi
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Tredicesimo articolo della serie: Svelare Il segreto della civiltà divina

Articolo precedente: Le società si sviluppano e progrediscono tutte nello stesso modo?

Trovare un ponte tra la cultura occidentale e quella tradizionale

Il Ponte della Torre a Londra, foto di Sam Valadi (CC BY 2.0)

Il Segreto della Civiltà Divina non difende né l’occidentalizzazione o né i modelli di sviluppo autoctoni tradizionalisti. Questo cosa comporta?

In quest’opera ‘Abdu’l-Bahá difende la cultura moderna ma la sua definizione di modernità non è né quella prevalente in Europa occidentale né una cieca imitazione di tradizioni antiche e fossilizzate.

In effetti la caratteristica più significativa dell’opera di ‘Abdu’l-Bahá è quella di offrire un nuovo concetto di modernità che trascende i modelli sociali e culturali esistenti. ‘Abdu’l-Bahá difende e critica allo stesso tempo il modello di sviluppo occidentale. Sostiene la necessità di apprendere e adottare i progressi scientifici e tecnologici dell’Occidente, ma contemporaneamente critica il materialismo e il militarismo della cultura occidentale moderna. Allo stesso modo, difende lo spirito della tradizione autoctona, ma respinge la cieca adorazione delle tradizioni passate e il loro dogmatismo.

Gli insegnamenti bahá’í vedono la modernità e lo sviluppo come processi di razionalizzazione. Questa progressiva razionalizzazione presenta due dimensioni distinte ma correlate. La razionalizzazione strumentale o formale riguarda l’applicazione della scienza moderna e l’efficiente uso dei mezzi per il conseguimento dei fini, mentre la razionalizzazione pratica o morale si riferisce allo sviluppo delle capacità morali, spirituali e comunicative degli esseri umani. Secondo ‘Abdu’l-Bahá, la vera modernità richiede che si tenga conto sia delle dimensioni materiali (o formali) della civiltà sia di quelle spirituali (o morali).

Una cultura superficiale che non sia sorretta da una raffinata moralità è “visione confusa di sogno” e senza perfezione interiore il lustro esteriore è “come miraggio nel deserto, miraggio che l’assetato crede acqua”. E infatti, con la mera civiltà esteriore, non si potranno mai conseguire risultati che ottengano l’approvazione di Dio e assicurino la pace e il benessere dell’uomo.
I popoli d’Europa non sono assurti ai più alti livelli della civiltà morale, come è chiaramente dimostrato dalle loro opinioni e comportamenti. (‘Abdu’l-Bahá, Il Segreto della Civiltà Divina 42)

Ma per capire meglio la questione occorre esaminare più attentamente le due opposte teorie dello sviluppo. Nella storia della teoria sociale e politica il modello oggettivistico / occidentale di sviluppo equivale alla filosofia francese dell’Illuminismo. La teoria autoctona tradizionalista / storicista fu formulata per la prima volta dal Romanticismo. In realtà tutti i principali dibattiti su questo argomento finiscono per tornare alla fondamentale opposizione tra la filosofia illuminista del XVIII secolo e il Romanticismo tedesco dell’inizio del XIX secolo. ‘Abdu’l-Bahá confuta entrambe le prospettive e crea una nuova sintesi dei punti positivi delle due dottrine.

La filosofia illuminista era una teoria razionalista. Sosteneva che gli esseri umani sono per natura razionali e che una società razionale è quella che corrisponde alle leggi della natura umana. Per l’Illuminismo l’applicazione della scienza empirica, del capitalismo e della democrazia politica è la caratteristica fondamentale di una società razionale e gli esseri umani sono esseri razionali. Ciò ha comportato che la legge fondamentale della natura umana fosse l’utilitarismo. In altre parole, sostenevano i razionalisti, gli esseri umani sono totalmente predeterminati e non c’è libertà di scelta. Il comportamento umano è completamente predeterminato e prevedibile perché, per natura, gli esseri umani perseguono il piacere e la felicità ed evitano il dolore e la sofferenza e pertanto essi sono razionali nel senso che scelgono la linea di condotta più efficiente per massimizzare la loro utilità. La loro teoria politica si basa su questa concezione statica e astorica dell’umanità. Essi sostenevano che una società era razionale se consentiva agli individui di perseguire liberamente i propri interessi. Il capitalismo, la libertà dalle restrizioni tradizionali, morali e religiose divenne l’imperativo sacro di questa teoria liberista. Il capitalismo è diventato l’unica forma naturale della società perché si è visto che consentiva il perseguimento competitivo degli interessi e la massimizzazione del piacere individuale, dunque la via per lo sviluppo è l’uso della conoscenza scientifica per dominare la natura e aumentare la capacità umana di perseguire il proprio piacere nel contesto di un capitalismo sfrenato. Di conseguenza, sostenevano i filosofi dell’Illuminismo, le società dell’Europa occidentale sono le sole società razionali. Tutte le altre culture e società sono superstiziose, arretrate e irrazionali. I principali filosofi dell’Illuminismo – come Voltaire, Holbach, La Mettrie, Diderot, Condorcet ed Helvetius – fondamentalmente sostenevano questa idea.

Il Romanticismo, nei primi anni del XIX secolo, fu una reazione contro le affermazioni eccessive e arroganti del razionalismo illuminista. Esso si basava su una forma estrema di coscienza storica, nel senso che respingeva l’esistenza di qualsiasi natura umana universale e definiva gli esseri umani come semplici esseri sociali e storici. Ciò significava, per i romantici, che gli esseri umani sono prodotti culturali di una specifica società. Per loro la società, d’altro canto, era principalmente un’espressione di simboli culturali non razionali come il linguaggio, la poesia, la musica, la religione, la tradizione e la mitologia. Ogni cultura era un ente organico con un proprio spirito. Nessuna cultura poteva quindi essere paragonata alle altre e quindi l’unico criterio per i valori diventava la tradizione interna a ciascuna cultura. Ciò che era fondamentale per i romantici era preservare l’unità della cultura e agire in conformità con i dettami infallibili di quella tradizione unitaria. I romantici, come Friedrich Schlegel, August Schlegel, Novalis e Schleiermacher, si opposero all’emergente ordine industriale e democratico in Europa e invocarono la monarchia, il ritorno al sistema medievale della divisione in classi sociali e alle tradizioni religiose.

Il concetto di modernità e di sviluppo di ‘Abdu’l-Bahá differisce qualitativamente da queste teorie, entrambe prive di moderazione ed equilibrio. Nella sua concezione egli definisce gli esseri umani nei termini dell’interazione di entrambi gli orientamenti razionali e normativi. Gli esseri umani sono in realtà esseri storici, ma questo orientamento storico diventa la base di una prospettiva progressista e aperta e, a differenza dei romantici, non sfocia in un cieco culto della tradizione. Il flusso dinamico della storia implica che in ogni fase del proprio sviluppo l’umanità debba attualizzare le proprie potenzialità in quel momento e ciò richiede un adattamento alle esigenze oggettive di quel momento.

Gli insegnamenti bahá’í, quindi, affermano la bellezza di tutte le culture. I bahá’í credono che, per andare avanti, dobbiamo imparare le lezioni creative dello spirito di tutte le culture e delle loro tradizioni. Sia la storicità che il rispetto per lo spirito creativo della diversità delle culture e delle religioni richiedono un atteggiamento progressista. Tuttavia, questo atteggiamento progressista non è uguale a quello della filosofia illuminista. Per ‘Abdu’l-Bahá la concezione illuminista degli esseri umani è troppo materialista, egoista e determinista. Gli esseri umani sono motivati sia da valori normativi che da considerazioni razionali. Per i bahá’í il significato della vita, a differenza dell’Illuminismo, non è il consumo insaziabile. Una tale vita è spiritualmente impoverita e moralmente corrotta.

Quindi, dal punto di vista bahá’í, la caratteristica più problematica dell’Illuminismo è la sua angusta definizione della razionalità. I filosofi illuministi definiscono la razionalità solo in termini di razionalità strumentale e formale e ignorano del tutto l’idea di una razionalità pratica e morale. Di conseguenza la nozione di sviluppo e modernità di ‘Abdu’l-Bahá è una progressiva razionalizzazione che include sia la mente sia l’anima.

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O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2018-02-02T00:59:58+00:00 2 febbraio 2018|Categorie: Società|Tags: , , , , |

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