Può la religione essere un agente di progresso nella società?

La religione e la modernità non si trovano in opposizione l’una con l’altra, purché per religione si intenda lo spirito della religione e non la dogmatica glorificazione e adorazione della tradizione.

di Nader Saiedi
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Undicesimo articolo della serie: Svelare Il segreto della civiltà divina

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Può la religione essere un agente di progresso nella società?

Il segreto della civiltà divina, scritto da ‘Abdu’l-Bahá, contiene un duplice messaggio, uno diretto e uno indiretto: la società deve essere modernizzata, ma solo una forza potente come la religione può farlo.

Nel libro ‘Abdu’l-Bahá non chiarisce il messaggio indiretto – scrisse il testo nell’anonimato, senza fare alcun riferimento esplicito agli insegnamenti bahá’í. Ovviamente non rivelò la propria identità bahá’í perché altrimenti il suo libro sarebbe stato automaticamente condannato dai leader religiosi e non avrebbe avuto alcuna possibilità di essere divulgato. Questo messaggio implicito, tuttavia, viene approfondito in altri suoi scritti.

Per iniziare con il contenuto manifesto di questo libro diciamo che ‘Abdu’l-Bahá rifiuta entrambe le posizioni del dibattito. Sostiene che l’Islam abbia fatto sorgere una civiltà meravigliosa e progressista e anche lui pensa che la soluzione all’arretratezza dell’Iran sia un ritorno allo spirito essenziale dell’Islam ma non è d’accordo con il clero conservatore riguardo alla relazione tra l’Islam e la modernità.

Lo spirito dell’Islam, sostiene ‘Abdu’l-Bahá, non si oppone né alla cultura della modernità né all’apprendimento di lezioni culturali, scientifiche e istituzionali positive dagli occidentali e da chi non è musulmano. Ciò significa opporsi anche alla posizione atea degli intellettuali laici che difendevano il concetto occidentale di modernità e respingevano l’Islam che consideravano un’ideologia arretrata. Entrambe le parti nel dibattito partivano dal presupposto che ci fosse una contraddizione tra i principi della modernità e quelli dell’Islam. Però una parte si era schierata con l’Islam tradizionale, mentre l’altra difendeva la modernità.

Contrariamente ad entrambe queste posizioni ‘Abdu’l-Bahá ritiene che l’Islam presenti una visione dinamica della religione e della società. Egli si riferisce alla tradizione islamica secondo cui i musulmani devono cercare la conoscenza in qualsiasi parte del mondo, anche in un paese lontano e non musulmano come la Cina.

Se si obietterà che, anche quando si tratti di cose materiali, gli apporti stranieri sono inammissibili, tale argomentazione dimostrerebbe solo l’ignoranza e l’assurdità dei suoi sostenitori. Hanno dimenticato il famoso hadíth (Sacra Tradizione) “Cercate il sapere perfino in Cina”? (‘Abdu’l-BaháIl segreto della civiltà divina 19)

‘Abdu’l-Bahá sostiene anche che le forze progressiste della cultura islamica siano state una causa importante del risveglio culturale dell’Occidente medievale che ha portato al Rinascimento, alla rinascita della cultura classica e, per finire, alla Riforma. Inoltre egli invita gli ulama musulmani a realizzare il ruolo potenzialmente progressista dell’Islam e ad avviare una radicale riforma e razionalizzazione dei diversi aspetti della vita sociale e spirituale dell’Iran. Dato il peso politico degli ulama in Iran egli cita una tradizione sacra per spiegare i doveri e le responsabilità del clero. Nella sua spiegazione, dettagliata e innovativa, ‘Abdu’l-Bahá sottolinea la necessità di flessibilità, adattabilità storica e sviluppo della scienza e dell’apprendimento nella società.

La principale differenza tra la sua interpretazione dell’Islam e quella condivisa sia dal clero conservatore che dagli intellettuali secolari è quindi il suo rifiuto di identificare lo spirito dell’Islam con il tradizionalismo.

‘Abdu’l-Bahá sostiene che l’Islam abbia uno spirito dinamico che si è espresso in tempi diversi in accordo con le condizioni del tempo. Ciò significa che per lui lo spirito dell’Islam è in realtà contrario al ritorno ai costumi, alle leggi e alle tradizioni islamiche del passato. Egli fa notare che la cultura islamica, nelle sue fasi iniziali, ha dato inizio a una civiltà progressista proprio perché le sue specifiche pratiche culturali corrispondevano ai bisogni oggettivi del tempo e di quello stadio di sviluppo dell’umanità. Egli afferma inoltre che qualsiasi insistenza sul tradizionalismo e sul ritorno alle pratiche passate sarebbe totalmente contraria allo spirito dell’Islam e alle esigenze di una civiltà in costante progresso. In altre parole, secondo ‘Abdu’l-Bahá, lo spirito essenziale dell’Islam non si oppone alle concezioni autentiche della cultura della modernità e della razionalizzazione.

Il segreto della civiltà divina dunque sostiene che la religione e la modernità non si trovano in opposizione l’una con l’altra, purché per religione si intenda lo spirito della religione e non la dogmatica glorificazione e adorazione della tradizione. La posizione di ‘Abdu’l-Bahá è però altrettanto distante dalle premesse atee degli intellettuali laici che difendevano la modernità a scapito di ogni impegno spirituale e religioso. Egli condanna le idee della filosofia francese dell’Illuminismo sul ruolo della religione nella società. Scrive che, contrariamente alle ipotesi ateistiche dell’illuminismo francese, la rivelazione divina, i valori religiosi e la fede nella santità della guida spirituale non sono necessari solo per l’ordine e la moralità, ma anche per il progresso sociale e culturale, per la modernità e lo sviluppo:

Sicuramente l’amore, l’amicizia e l’unità fra tutti i membri della razza umana sono i massimi strumenti per conseguire il progresso e la gloria dell’uomo, i mezzi supremi per illuminare e redimere il mondo. Nulla si può realizzare sulla terra – non è nemmeno pensabile – senza unità e accordo; e il perfetto strumento per generare amicizia e unione è la vera religione. (‘Abdu’l-BaháIl segreto della civiltà divina 50)

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2018-02-02T01:03:24+00:00 5 gennaio 2018|Categorie: Società|Tags: , , , , , |

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