Le società si sviluppano e progrediscono tutte nello stesso modo?

Le sue parole implicano non solo un chiaro invito a reinterpretare l’Islam ma anche un invito ad indagare la Fede bahá’í.

di Nader Saiedi
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Dodicesimo articolo della serie: Svelare Il segreto della civiltà divina

Articolo precedente: Può la religione essere un agente di progresso nella società?

Le società si sviluppano e progrediscono tutte nello stesso modo

Il messaggio implicito di ‘Abdu’l-Bahá nel libro Il segreto della civiltà divina contiene un principio bahá’í generale ed essenziale: l’unicità di Dio e l’unità di tutte le religioni.

Questo insegnamento, fondamentale per i bahá’í e messo in risalto negli scritti del Báb, di Bahá’u’lláh e in altri scritti di ‘Abdu’l-Bahá, risolve l’antinomia di fondo della modernità: da un lato persone di culture diverse affermano che i valori spirituali, le credenze religiose e la guida morale sono necessari per una vita umana completa e appagante. Dall’altro le persone di mentalità aperta riconoscono che le leggi, i comandamenti o le tradizioni religiose del passato sono incompatibili con le esigenze di un ordine moderno razionale e progressivo.

Ne consegue che alcuni rifiutano la razionalità e la scienza e accettano il tradizionalismo mentre altri sostengono il progresso a scapito della fede religiosa. La maggior parte delle persone vede queste due posizioni come assolutamente incompatibili.

Gli insegnamenti bahá’í risolvono questa frustrante antinomia. Bahá’u’lláh ha affermato il principio dell’unità di tutti i messaggeri di Dio e dell’unità di tutte le religioni.

Ciò significa che per i bahá’í lo spirito di tutte le religioni è il medesimo. Quello stesso spirito, tuttavia, appare nelle diverse fasi dello sviluppo culturale umano in forme che corrispondono ai bisogni del tempo. Pertanto ogni religione è una forza innovatrice e liberatrice per la propria era. Tuttavia, con il passare del tempo, l’umanità entra in una nuova fase di sviluppo e quindi la precedente forma di espressione della rivelazione divina diventa obsoleta e persino dannosa:

Le nazioni e le religioni sono immerse in imitazioni cieche e bigotte. Un uomo è ebreo perché lo era suo padre. Il musulmano segue incondizionatamente le orme dei suoi antenati nel credo e nell’osservanza. Il buddhista è fedele al suo retaggio di buddhista. Cioè, essi professano il loro credo religioso ciecamente e senza ricerche, rendendo impossibili l’unità e l’accordo. È evidente quindi che non si rimedierà a questa condizione senza una riforma del mondo religioso. In altre parole la realtà fondamentale delle religioni divine deve essere rinnovata, riformata, ritrasmessa all’umanità. (‘Abdu’l-Bahá, La promulgazione della pace universale 153)

La religione, quindi, può essere paragonata ad una medicina non più adatta per la malattia del corpo dell’umanità. In altre parole si deve essere devoti alla religione quando essa sia caratterizzata dallo spirito vivificante che pervade la vera religione. Ciò significa che non dobbiamo adorare tradizioni e dogmi del passato ma cercare la guida dalla forma più recente di espressione della rivelazione divina. In altre parole Bahá’u’lláh sostiene una visione storica, evolutiva e dinamica della religione e della coscienza religiosa.

Nell’opera Il segreto della civiltà divina ‘Abdu’l-Bahá sottolinea la progressività di quello spirito nell’Islam equiparandolo ad un orientamento dinamico verso la vita. Le sue parole implicano non solo un chiaro invito a reinterpretare l’Islam ma anche un invito ad indagare la Fede bahá’í. Alla luce del messaggio di Bahá’u’lláh ora possiamo capire che per ‘Abdu’l-Bahá il vero spirito dell’Islam richiedeva il riconoscimento della rivelazione di Bahá’u’lláh. Ritornare allo spirito dell’Islam, quindi, non significa un ritorno al tradizionalismo, ma un’affermazione del carattere innovativo, graduale e storico tipico della rivelazione divina, l’eterna verità interiore della vera fede. I significati espliciti e impliciti di questo libro non si contraddicono fra loro: esprimono semplicemente un diverso aspetto della stessa verità complessa.

Verso una teoria dello sviluppo: storicista o oggettivista?

Probabilmente la questione più importante attinente al concetto di sviluppo sociale ed economico è la definizione dello sviluppo stesso. È sorprendente che questa questione, che è la controversia più importante nella teoria dello sviluppo ai nostri giorni, sia stata anche il tema principale trattato nel libro di ‘Abdu’l-Bahá. Il discorso politico e accademico contemporaneo è ancora incentrato sulla stessa controversia, alle prese con la stessa identica ipotesi. Questo è uno dei motivi per cui quest’opera è attuale per le culture contemporanee di tutto il mondo.

Il dibattito può essere riassunto nei termini delle due teorie dello sviluppo: storicista e oggettivista. Secondo la teoria storicista non può esserci alcuna definizione oggettiva e universale del concetto di sviluppo socioeconomico e culturale. I sostenitori di questa teoria sostengono che ogni cultura ha una propria vita e una propria logica, unica e incommensurabile rispetto a quelle di altre culture. In altre parole per uno storicista il concetto di sviluppo non presenta alcun significato trans-culturale e trans-storico. Adottare una sana politica di sviluppo significa quindi agire sulla base delle antiche tradizioni di quella cultura, equiparando lo sviluppo al tradizionalismo.

La teoria oggettivista definisce il concetto di sviluppo in forme oggettive e universali. Si presume che lo sviluppo sia un processo universale di crescente razionalizzazione e di conseguenza la tradizione diventa un criterio inadeguato per lo sviluppo di una società. Per i sostenitori della teoria oggettivista anche le culture e gli ordini sociali possono essere malati o sani, morali o immorali. In altre parole, la teoria oggettivista crede che si possa affermare che alcuni aspetti e tradizioni di varie culture siano disumani e arretrati. Gli oggettivisti credono che sia possibile dare una definizione universale di sviluppo.

Il dibattito tra queste due teorie, di conseguenza, si trasforma spesso in un dibattito tra i seguaci del tradizionalismo autoctono e i sostenitori dell’occidentalizzazione. Normalmente, coloro che credono in una definizione oggettivista dello sviluppo sostengono che i paesi sottosviluppati e in via di sviluppo debbano adottare le istituzioni scientifiche, culturali e sociali delle società dell’Europa occidentale e del Nord America e cercare di seguire il loro modello di ordine sociale e culturale. I sostenitori del modello occidentale credono nella cultura della modernità e identificano la modernità con l’Occidente moderno. Essere moderni, quindi, significa essere sviluppati che a sua volta significa imitare e adottare il modello occidentale di sviluppo.

A differenza dei sostenitori del modello occidentale i tradizionalisti negano con veemenza che il modello europeo di sviluppo sia rilevante per i paesi non europei e sostengono che nessuna società dovrebbe adottare modelli esterni. Al contrario essi affermano che i paesi sviluppati e in via di sviluppo debbano rifiutare il modello occidentale, ritornare alle proprie antiche tradizioni e seguire i dettami del proprio ordine religioso e culturale. Nel prossimo articolo di questa serie vedremo come gli insegnamenti bahá’í riconcilino le sostanziali differenze tra questi due modelli apparentemente incompatibili.

Articolo successivo: Trovare un ponte tra la cultura occidentale e quella tradizionale

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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di | 2018-02-02T01:01:20+00:00 19 gennaio 2018|Categorie: Società|Tags: , , , , , |

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