Siete tutti foglie di un unico albero e gocce di uno stesso oceano. - Bahá’u’lláh

A chi appartiene la natura?

Curatore è chi ha il dovere di custodire, sorvegliare o amministrare qualche cosa mentre proprietario è chi ha la legittima proprietà di un bene.

di David Langness
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Terzo articolo della serie: Estinzione di massa

Articolo precedente: Estinzione di massa: evidenze scientifiche e cause spirituali

A chi appartiene la natura?

Vincent van Gogh, Campo di grano con cipressi (1889)

Se Dio ha creato l’universo, e quindi anche il nostro piccolo pianeta Terra, è nostro compito prenderci cura della Sua creazione?

Nella Bibbia i Salmi si esprimono in questo modo:

Del Signore è la terra e quanto contiene, l’universo e i suoi abitanti. (Salmi 24:1)

Nel Corano troviamo scritto:

“Non vedi tu che Iddio fa scender dal cielo un’acqua con la quale trae dalla terra frutti variopinti?” (Corano 35:27)

Queste, inoltre, sono le parole del Dalai Lama:

Il mondo diventa sempre più piccolo, sempre più interdipendente … oggi più che mai la vita deve essere caratterizzata da un senso di responsabilità universale, non solo da nazione a nazione e da uomo a uomo, ma anche da parte degli esseri umani verso le altre forme di vita.

Anche gli scritti bahá’í lodano e onorano il nostro unico Creatore per averci dato la vita e i mezzi per sostenerla:

Ogni lode all’unità di Dio e ogni onore a Lui, Signore sovrano, incomparabile, gloriosissimo Reggente dell’universo Che, dal nulla assoluto, ha creato la realtà di ogni cosa, Che dal nulla ha portato all’esistenza gli elementi più raffinati e imponderabili della Sua creazione e Che, sollevando le Sue creature dall’avvilimento della lontananza e dai pericoli dell’estinzione finale, le ha accolte nel Suo regno di gloria incorruttibile. Null’altro che la Sua grazia che tutto abbraccia e la Sua misericordia che tutto pervade poteva farlo. Come avrebbe altrimenti potuto l’assoluto nulla acquistare da sé la dignità e la capacità di emergere dallo stato dell’inesistenza al regno dell’esistenza? (Bahá’u’lláh, Spigolature 65)

Gli scritti sacri di tutte le religioni ci dicono che siamo responsabili di questa Terra. Creata da Dio per nutrirci e sostenerci, a causa della nostra inevitabile mortalità, essa non sarà nostra per sempre. Non possiamo possedere la Terra. Gli esseri umani hanno la responsabilità spirituale di agire come custodi e amministratori della Terra, non solo per il loro sostentamento ma anche perché questa grazia possa continuare a beneficiare la loro discendenza. Come i nativi americani avevano già compreso, noi non potremo mai realmente possedere la terra, il mare, il cielo e le acque fluenti – possiamo solo ringraziare il Creatore per la loro generosità e prenderci cura di loro a beneficio dei prossimi occupanti:

Non si vende la terra su cui camminano le persone. – Cavallo Pazzo, capo della tribù Oglala Lakota Sioux.

Il genere umano non ha tessuto la rete della vita. Non siamo che un filo al suo interno. Qualsiasi cosa facciamo a quella rete la facciamo a noi stessi. Tutte le cose sono legate assieme. Tutte le cose sono connesse – Seattle capo della tribù Duwamish.

Arriverà presto il tempo quando mio nipote proverà nostalgia per il lamento della strolaga, per il guizzo di un salmone, per il sussurro di aghi di abete o per il grido di un’aquila. Ma lui non farà amicizia con alcuna di queste creature e quando il suo cuore sarà addolorato per la nostalgia egli mi maledirà. Ho fatto tutto il possibile per mantenere l’aria fresca? Mi sono preso sufficiente cura dell’acqua? Ho lasciato volare l’aquila in libertà? Ho fatto tutto il possibile per guadagnarmi l’affetto di mio nipote? – Dan George capo della tribù Tsleil-Waituth.

La nostra terra vale più che i nostri soldi. Durerà per sempre. Non perirà nemmeno per le fiamme del fuoco. Finché il sole splenderà e le acque scorreranno, questa terra sarà qui per dare vita a uomini e animali. – Piede di Corvo capo della tribù dei Piedi Neri.

Il diverso atteggiamento di coloni e conquistatori di quelle terre rispetto a quello degli abitanti originari è la differenza tra chi si ritiene proprietario e chi curatore. Cosa distingue un curatore da un proprietario?

Curatore è chi ha il dovere di custodire, sorvegliare o amministrare qualche cosa mentre proprietario è chi ha la legittima proprietà di un bene.

Da un punto di vista bahá’í non siamo proprietari ma curatori di questo pianeta. La Terra appartiene a tutti noi ma alla fine i nostri corpi ne occupano solo una piccola parte:

La terra non appartiene a un popolo solo, ma a tutti. Questo mondo non è la dimora degli uomini, ma la loro tomba. Combattono dunque per una tomba. Non c’è cosa al mondo più orribile di una tomba, un luogo nel quale i corpi umani si disfano. (‘Abdu’l-Bahá, Saggezza 26)

Ecco perché gli insegnamenti bahá’í dicono che è nostra responsabilità, come cittadini del mondo, preservare la Terra per le generazioni future, cercare il bene di tutti e “restituire a questa terra inaridita la dolcezza di una nuova vita”.

Felice l’anima che dimentica il proprio bene e, come i prescelti da Dio, gareggia con il prossimo nel servire il bene comune, finché, rafforzata dalle benedizioni e dalle perpetue confermazioni di Dio, essa non sia abilitata a sollevare questa possente nazione alle sue antiche vette di gloria e a restituire a questa terra inaridita la dolcezza di una nuova vita e ad ornare, quale primavera dello spirito l’albero della vita umana, con fresche foglie, boccioli e frutti di una gioia benedetta. (‘Abdu’l-Bahá, Il segreto della civiltà divina 78)

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2018-02-09T09:24:42+00:00 venerdì 26 gennaio 2018|Categories: Attualità|Tags: , , , |0 Commenti