Siete tutti foglie di un unico albero e gocce di uno stesso oceano. - Bahá’u’lláh

Una nuova visione spirituale per curare una cultura corrotta

Il segreto della civiltà divina, ispirato ai principi e alla visione di Bahá’u’lláh e con la sua analisi delle questioni fondamentali della modernità e dello sviluppo socioeconomico, è una delle fonti più essenziali per comprendere gli insegnamenti bahá’í.

di Nader Saiedi
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Quinto articolo della serie: Svelare Il segreto della civiltà divina

Articolo precedente: Tre principi per creare un nuovo ordine mondiale

Una nuova visione spirituale per curare una cultura corrotta

Cole Thomas, Arcadia, 1836

Bahá’u’lláh, profeta e fondatore della Fede bahá’í, morì nel 1892. I suoi seguaci in tutto il mondo oggi sono milioni.

Bahá’u’lláh ha fondato la Fede bahá’í secondo principi di amore e unità, ha quindi stretto un patto con i suoi credenti affinché la successione della leadership non fosse causa di discordie o scismi all’interno della sua Fede. Egli ha esplicitamente nominato suo figlio, ‘Abdu’l-Bahá, suo successore e interprete autorizzato dei suoi scritti.

Il primo libro di ‘Abdu’l-Bahá, Il segreto della civiltà divina, è frutto di quel patto. Composto su richiesta di Bahá’u’lláh, diciassette anni prima della sua ascensione, esso offre un’eccezionale presentazione degli insegnamenti bahá’í e di quanto essi prescrivono per la società.

Una comprensione adeguata di questa opera richiederebbe un’analisi approfondita di tutti gli scritti di ‘Abdu’l-Bahá. La brevità di questa serie di articoli preclude la possibilità di una tale analisi ma è tuttavia necessario soffermarsi sui moniti che ‘Abdu’l-Bahá ha rivolto al mondo durante i suoi viaggi in Occidente negli anni tra il 1911 e il 1913. In un momento in cui l’America era lacerata dall’ingiustizia e dalla discriminazione razziale e l’Europa stava precipitando in una devastante guerra mondiale causata da pregiudizi etnici e nazionalistici, ‘Abdu’l-Bahá ha l’unità delle razze, l’eliminazione di tutti i pregiudizi e l’uguaglianza di diritti fra uomini e donne e ha affermato che la giustizia, la pace e il progresso dipendono dall’armonia e dalla parità di diritti fra tutti gli esseri umani. In un’epoca in cui l’educazione era privilegio dei ricchi, ‘Abdu’l-Bahá ha raccomandato un sistema di educazione universale e obbligatoria per tutti i bambini del mondo. In un momento di confusione tra sfrenato capitalismo liberista e movimenti operai violenti, egli ha invocato la giustizia sociale e l’eliminazione degli estremi di ricchezza e povertà.

‘Abdu’l-Bahá ha affermato l’armonia tra la religione, la scienza e la ragione e ha dichiarato che la religione deve essere causa di unità e concordia piuttosto che di odio e di discordia. Ha caldeggiato la libera e indipendente ricerca della verità ed ha affermato chela pace mondiale e l’unità del genere umano sono le questioni più urgenti che il mondo deve affrontare. Ha invitato all’unità nella diversità e ha sostenuto la necessità di una lingua ausiliaria universale per promuovere la comunicazione, la comprensione e l’unità nel mondo.

Così Il segreto della civiltà divina, ispirato ai principi e alla visione di Bahá’u’lláh e con la sua analisi delle questioni fondamentali della modernità e dello sviluppo socioeconomico, è una delle fonti più essenziali per comprendere gli insegnamenti bahá’í. Questo libro fu scritto nel 1875 come chiaramente menzionato nel testo stesso:

Per esempio mentre scriviamo nel 1292 A.H. [1875] in Germania è stato inventato un nuovo fucile e in Austria un cannone di bronzo. (‘Abdu’l-Bahá, Il segreto della civiltà divina 43)

Bahá’u’lláh chiese a suo figlio di comporre questo trattato. In una delle sue Tavole, Egli racconta di aver chiesto ad ‘Abdu’l-Bahá di scrivere un discorso sulle cause del sottosviluppo nel mondo, al fine di ridimensionare i pregiudizi dogmatici dei conservatori. (Muhammad Ali Feizi, Hayat-i-Hadrat-i-Abdu’l-Baha, p. 42.)

Questo libro contiene un apparente paradosso che ritengo interessante. Bahá’u’lláh aveva chiesto al figlio di spiegare le condizioni che favoriscono lo sviluppo del mondo, mentre, apparentemente, il libro di ‘Abdu’l-Bahá si occupa dello sviluppo socioeconomico dell’Iran. In realtà non esiste alcuna contraddizione, al contrario, questo paradosso apparente è una chiave per comprendere i concetti di modernità e di sviluppo esposti da ‘Abdu’l-Bahá. Ma prima di discutere dell’organizzazione e del contenuto del libro occorre presentare la situazione sociopolitica dell’Iran nella seconda metà del XIX secolo.

L’Iran del secolo XIX

Nel XIX secolo l’Iran, come molte altre nazioni del mondo, subì drastiche trasformazioni sociali, politiche e culturali. In quel periodo, l’Iran era governato dai re Qajar, e, per la maggior parte della seconda metà dell’Ottocento, regnò il re Qajar, Nasiri’d-Din Shah. In quel secolo gli iraniani si resero sempre più conto che si stava formando un nuovo equilibrio internazionale e che contemporaneamente il loro Paese stava decedendo in campo economico, politico e militare.

Se si considerano la creatività e l’innovazione in campo militare, politico, tecnologico, economico e culturale, nel corso del XIX secolo l’equilibrio mondiale mutò a favore dell’Europa a scapito delle nazioni islamiche, tra le quali l’Iran. Mille anni prima, con la nascita e lo sviluppo dell’Islam, era sorto un vasto impero islamico, che aveva favorito la creatività culturale, le invenzioni tecnologiche, la prosperità economica e la forza militare. Pertanto fino al XV secolo la cultura islamica medievale fu in grado di competere con quella occidentale. Dopo secoli di vittorie e progressi culturali, economici, militari e tecnologici, gli imperi islamici dimenticarono lo spirito dell’Islam e furono ossessionati da un’interpretazione letterale, conservatrice e tradizionalista della religione. Questo orientamento conservatore scoraggiò l’autonomia individuale, la creatività culturale e l’innovazione scientifica. Tra il XVI e il XIX secolo, la vecchia potenza culturale islamica subì una grave stagnazione sociale e culturale. Al tempo stesso, in Occidente le riforme e le rivoluzioni religiose, scientifiche, democratiche, industriali e culturali avevano creato stati europei forti che, influenzati dalle loro nuove istituzioni nazionaliste e capitalistiche, diedero inizio al periodo colonialista.

Mentre l’impero ottomano riconobbe la necessità di una riforma sociopolitica nel XVIII secolo, i leader politici e religiosi iraniani ignorarono i rivoluzionari sviluppi del mondo. Solo dopo due successive sconfitte nella guerra con la vicina Russia e la firma degli umilianti trattati di Gulistan (1813) e di Turkaman Chai (1828), i temi della modernizzazione e delle riforme divennero in Iran questioni rilevanti. Nessuno dei tentativi di riforma istituzionale, tuttavia, ebbe successo, per motivi sia interni sia esterni.

Internamente la mancanza di una visione chiara sulla modernizzazione necessaria così come la violenta opposizione alla cultura moderna del clero musulmano conservatore (ulama) contribuirono a causare il fallimento di ogni tentativo di riforma. Rifiutando lo spirito del tempo gli ulama conservatori scatenarono una reazione tradizionalista contro le trasformazioni strutturali e culturali che stavano realizzandosi nel resto del mondo. Essi sostenevano che la modernità si oppone ai dettami dell’Islam e, di conseguenza, il XIX secolo fu un secolo di declino economico per l’Iran.

Altre due cause interne furono alla base del fallimento delle riforme: in primo luogo il processo delle riforme fu paralizzato dalla corruzione, molto diffusa tra i monarchi Qajar, tra i principi, tra i burocrati e tra le autorità religiose; in secondo luogo lo stato Qajar e il clero conservatore perseguitarono brutalmente il movimento religioso babi, che oltre ad annunciare l’imminente avvento di Bahá’u’lláh, aveva offerto alla società iraniana una nuova visione culturale e spirituale.

In questo ambiente Il segreto della civiltà divina di ‘Abdu’l-Bahá fornì un modello radicale ed esaustivo di razionalizzazione e di cambiamento sia istituzionale che culturale. Esso presentò un’analisi delle dinamiche dello sviluppo e del sottosviluppo alla luce della società iraniana del XIX secolo e, per estensione, della società globale nel suo complesso.

La straordinaria visione di ‘Abdu’l-Bahá, ispirata al concetto del nuovo ordine mondiale di Bahá’u’lláh, getta le basi di una completa rivitalizzazione della società umana.

Articolo successivo: Perché le nazioni islamiche devono modernizzarsi

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O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2017-12-17T05:44:39+00:00 venerdì 22 settembre 2017|Categories: Società|Tags: , , |0 Commenti

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