Trovare la vera certezza

Se usiamo tutte le nostre facoltà di discernimento – i sensi, l’intelletto, l’autorità e l’ispirazione – in combinazione fra di loro, abbiamo molte più possibilità di scoprire la realtà della nostra esistenza. Mentre ognuna di loro, usata singolarmente, ha la tendenza a condurci in errore, usate assieme esse offrono il modo più affidabile che abbiamo a disposizione per scoprire la verità.

di David Langness
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Ottavo ed ultimo articolo della serie:
Distinguere l’evidenza dei fatti

Articolo precedente:
Quattro strade per la ricerca della verità

Come trovare la vera certezza

Foto di Premasagar Rose (CC BY-NC 2.0)

Sin dai primordi della storia gli esseri umani sono stati ispirati dagli insegnamenti dei profeti ciascuno dei quali, in quanto destinatario di una rivelazione, era un messaggero di conoscenza divina.

In quasi tutte le culture conosciute, coloro che hanno sperimentato il contatto con il divino sono diventati profeti e maestri religiosi e hanno trasmesso alla popolazione un sistema organico di credenze mistiche, religiose e morali. Abramo, Krishna, Mosè, Buddha, Zoroastro, Cristo, Muhammad e ora Bahá’u’lláh, ciascuno di essi, ispirato da Dio, ha fondato una grande fede. Tutti questi profeti, e i loro insegnamenti, hanno dato origine a religioni ampiamente diffuse, divenute basi autorevoli per le future civiltà.

Oggi nel mondo quattro persone su cinque seguono gli insegnamenti di uno di questi profeti. La conoscenza mistica e materiale che i profeti e i messaggeri di Dio hanno ricevuto per mezzo della rivelazione divina, e che hanno poi trasmesso all’umanità, guida la stragrande maggioranza degli esseri umani e costituisce la base delle nostre civiltà.

È quindi evidente che l’ispirazione ricevuta dai profeti ha convinto un vasto numero di persone lungo tutto il corso della storia e che le loro intuizioni e la loro guida ci forniscono un indicatore affidabile della verità. Questo concetto è ribadito anche dagli insegnamenti bahá’í i quali indicano la rivelazione come unica vera fonte di certezza:

Ma la grazia dello Spirito Santo è il vero criterio del quale non ci sono né dubbi né incertezze. Quella grazia consiste nelle confermazioni dello Spirito Santo che sono concesse all’uomo e mediante le quali si consegue la certezza. (‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri 315)

Naturalmente, per determinare la reale verità, dobbiamo ancora fare affidamento sulla nostra imperfetta comprensione di quelle rivelazioni. La nostra singola ispirazione individuale, per quanto brillante, creativa e apparentemente rivelatoria, rimane ben lungi da ciò che i principali profeti e messaggeri hanno portato all’umanità. Ciò significa che le rivelazioni delle grandi fedi, indipendentemente dalla grazia dello Spirito Santo, si trasformano in azioni concrete solo attraverso il filtro della comprensione umana. Come gli insegnamenti bahá’í dicono:

Perciò è divenuto evidente che i quattro criteri o parametri di giudizio attraverso i quali la mente umana arriva alle proprie conclusioni sono imperfetti e imprecisi. Tutti possono portare a conclusioni errate e inesatte. (‘Abdu’l-Bahá, The Promulgation of Universal Peace, p. 253, traduzione personale)

Come facciamo dunque a investigare la realtà? Come possiamo superare quegli inevitabili errori di giudizio che tutti facciamo? Come possiamo noi esseri umani, fallibili per natura, attingere ad una fonte infallibile di verità?

Se riconosciamo che “i quattro criteri o parametri di giudizio attraverso i quali la mente umana arriva alle proprie conclusioni sono imperfetti e imprecisi” allora ci rendiamo conto che, nella ricerca della verità, dobbiamo impiegarli tutti e quattro assieme. Uno di essi, usato da solo, non sarà mai sufficiente. Usarne due non migliora molto le cose. Usarne tre ci conduce un po’ più vicino alla verità ma è solo impiegandoli tutti e quattro assieme che possiamo arrivare, secondo gli insegnamenti bahá’í, ad individuare la verità in modo affidabile:

Ma un’affermazione presentata alla mente accompagnata da prove che i sensi percepiscono essere corrette, che la facoltà della ragione può accettare, che è in accordo con l’autorità della tradizione e ed è convalidata dalle ispirazioni del cuore, può essere giudicata perfettamente corretta e attendibile, perché è stata provata e vagliata da tutti i criteri di giudizio ed è risultata completa. Quando applichiamo soltanto un parametro di valutazione ci sono possibilità di errore. Ciò è ovvio e manifesto. (‘Abdu’l-Bahá, The Promulgation of Universal Peace, p. 255, traduzione personale)

Se usiamo tutte le nostre facoltà di discernimento – i sensi, l’intelletto, l’autorità e l’ispirazione – in combinazione fra di loro, abbiamo molte più possibilità di scoprire la realtà della nostra esistenza. Mentre ognuna di loro, usata singolarmente, ha la tendenza a condurci in errore, usate assieme esse offrono il modo più affidabile che abbiamo a disposizione per scoprire la verità.

Gli insegnamenti bahá’í dicono che cercare la grazia spirituale, tuttavia, produrrà sempre i risultati migliori, in qualsiasi investigazione della verità. Possiamo trovare la vera certezza in questo mondo se usiamo tutti e quattro i criteri che abbiamo a disposizione per determinare la verità e facciamo del nostro meglio per ottenere quella grazia spirituale raggiungibile solo attraverso un atteggiamento mistico. Quella grazia comincia, secondo quanto credono i bahá’í, da una ricerca della verità realmente indipendente:

Se un uomo dicesse: «Nella stanza accanto c’è una lampada che non dà luce», alcuni, udendolo, potrebbero accontentarsi delle sue parole e credergli. Ma altri più accorti andrebbero nella stanza per vedere coi propri occhi e certamente, trovando che la luce brilla luminosa nella lampada, conoscerebbero la verità.

Se poi un uomo dichiarasse: «Vi è un giardino nel quale gli alberi hanno i rami rotti e senza frutti e le foglie sono appassite e gialle. In quel giardino vi sono anche piante da fiori senza fiori e rosai secchi e morenti. Non andateci». Udendo ciò, una persona saggia non sarebbe soddisfatta se non andasse a vedere personalmente se è vero o falso. Ella perciò entrerebbe nel giardino e troverebbe che è ben coltivato. I rami degli alberi sono vigorosi e carichi dei più dolci frutti maturi fra il rigoglio del bel fogliame verde. Le piante sono adorne di fiori variopinti, i rosai sono coperti di belle rose profumate e tutto è verdeggiante e ben curato. Quando la bellezza del giardino si stende davanti agli occhi di quella persona saggia, ella ringrazierà Dio di essere stata condotta da una spregevole calunnia in un luogo di tale meravigliosa bellezza.

Questo è il risultato dell’opera di un calunniatore: guidare gli uomini verso la scoperta della verità! (‘Abdu’l-Bahá, Saggezza 112)

La Realtà è la Verità e la verità non ha divisioni. La Realtà è la guida di Dio, è la luce del mondo, è l’amore, è la misericordia. Questi attributi della verità sono anche virtù umane ispirate dallo Spirito Santo.

Perciò teniamoci tutti stretti alla verità e saremo davvero liberi!
 (‘Abdu’l-Bahá, Saggezza 131)

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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di | 2017-07-21T07:00:54+00:00 21 luglio 2017|Categorie: Spiritualità|Tags: , , |

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