Siete tutti foglie di un unico albero e gocce di uno stesso oceano. - Bahá’u’lláh

Il rischio di porre fiducia nell’autorità

Di fatto la vita moderna richiede una notevole quantità di fiducia nell’autorità. Dipendiamo dall’autorità degli altri per la nostra vita di tutti i giorni, il cibo, la sicurezza e la salute, l’istruzione e anche per lo svago… ma tutte queste persone, come sappiamo, possono sbagliare.

di David Langness
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Settimo articolo della serie:
Distinguere l’evidenza dei fatti

Articolo precedente:
Quattro strade per la ricerca della verità

Porre fiducia nell'autorità

All’inizio della mia carriera professionale ho rapidamente acquistato la fama di esperto e ho subito compreso una verità lampante: tutti gli esperti ostentano una modesta conoscenza a fronte di un’enorme ignoranza.

I fatti andarono così: in California mi diedero l’incarico di portavoce per un’associazione ospedaliera senza scopo di lucro e proprio in quel periodo scoppiò una crisi nell’intero sistema sanitario statunitense. Improvvisamente, la gente voleva sapere perché non si potevano ottenere i servizi sanitari necessari e perché questi stavano diventando così costosi e non si riusciva a riformare l’intero sistema sanitario. A poco a poco, poiché mi impegnavo a parlare pubblicamente di questi difficili problemi, cercando di dire la verità, la notizia si sparse tra i media. Quando i giornalisti volevano avere notizie sul sistema sanitario statunitense, mi intervistavano e io cercavo di fornire loro le migliori spiegazioni che ero in grado di dare. Finii col fare letteralmente migliaia di interviste, per la stampa, la radio e la televisione, e così diventai, senza volerlo, l’esperto.

Quando ciò accadde mi vennero in mente le parole di mia nonna che mi ripeteva sempre che i nomi e le facce degli stupidi appaiono spesso nei luoghi pubblici.

Di fatto anche a me capitò di sentirmi stupido. Non avevo alcuna reale competenza, non avevo una laurea in medicina, nessuna conoscenza approfondita nel settore. Così spesso mi precipitavo, proprio come uno studente impreparato prima di un esame importante, a studiare l’argomento subito prima delle interviste durante le quali cercavo di far uso della mia esigua conoscenza e, allo stesso tempo, di non mostrare la mia grande ignoranza. Fu così che scoprii come i cosiddetti esperti spesso si comportano, e ben presto compresi come l’autorità possa essere solo mito. Compresi anche quanto la gente creda a ciò che sente dagli esperti, anche se questi spesso improvvisano, offrendo pareri come se fossero verità assolute. L’intera esperienza mi ha indotto a diffidare di ciò che dicono gli esperti e ad assumere un atteggiamento scettico anche verso le fonti ritenute più autorevoli.

Riflettendo brevemente su questo tema, tuttavia, ci si rende conto come la maggior parte di quello che sappiamo deriva dall’autorità di qualcun altro. La maggior parte delle nostre conoscenze sono di seconda o terza mano e non sono acquisite in prima persona. Non c’è modo di verificare in autonomia tutto ciò che sappiamo e quindi, ogni giorno, ci affidiamo a ciò che dicono gli altri. Arriviamo a formulare giudizi pragmatici, basati su prove, perché la maggior parte delle verità è ben al di là della gamma della nostra diretta comprensione sensoriale o intellettuale.

Di fatto la vita moderna richiede una notevole quantità di fiducia nell’autorità. Dipendiamo dall’autorità degli altri per la nostra vita di tutti i giorni, il cibo, la sicurezza e la salute, l’istruzione e anche per lo svago. Ad esempio: quando arriva un figlio compriamo un seggiolino apposta da usare in automobile. Chi lo ha prodotto? Chi l’ha testato? Chi ha redatto, approvato e firmato le leggi che hanno definito i requisiti che deve rispettare? Come è possibile sapere se sia davvero sicuro? La risposta a tutte queste domande dipende dall’autorità di altri, e accettare l’autorità è diventata una necessità nella complessità di questa età moderna.

Le persone con esperienza significative, qualificate e addestrate, coloro che hanno molti titoli, dispensano la loro saggezza che si ritiene basata sulla loro presupposta conoscenza e competenza. Ci fidiamo della gente che costruisce sedili per auto, abitazioni, aerei, ponti e ci fidiamo di chi ci governa ma tutte queste persone, come sappiamo, possono sbagliare. Gli esperti, a volte, sbagliano. Autorità diverse nello stesso campo hanno spesso opinioni contrastanti, quindi non possono mai essere considerate un criterio infallibile di verità.

Nelle questioni spirituali, questo problema dell’autorità, è spesso entrato in conflitto con la verità. Le autorità religiose citano le loro proprie tradizioni e la loro saggezza definitiva, spirituale e intellettuale, ma poi, anche in questo caso, le autorità religiose sono state in disaccordo fra loro lungo tutto il corso della storia umana. Alcuni potrebbero sorprendersi nel sapere che gli insegnamenti bahá’í trattano questo tema affermando che affidarsi all’autorità e alla tradizione non porta necessariamente alla verità:

Il terzo criterio è quello della tradizione, cioè, il testo delle sacre Scritture, quando si dice: «Dio così parlò nella Torà» oppure: «Dio così parlò nel Vangelo». Anche questo metodo è imperfetto, poiché le tradizioni sono comprese mediante la mente. E poiché la mente è soggetta a commettere errori, come si può dire che consegua la perfetta verità e non sbagli nel comprendere e dedurre il significato delle tradizioni? Infatti, essa è soggetta all’errore e non è certamente in grado di guidarci alla certezza. Questo è il criterio dei capi religiosi. Qualunque cosa essi comprendano del testo del Libro è sempre ciò che la loro mente può comprendere e non è necessariamente la verità della questione, perché la mente è come una bilancia e i significati contenuti nei testi sono come gli oggetti pesati. Se la bilancia non è esatta, come si potrà accertare il peso? (‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri 314)

Quindi se anche la tradizione e l’autorità non funzionano cosa resta? Tra le facoltà utili per la determinazione della verità, in questa serie di articoli, abbiamo già esaminato, le caratteristiche dei sensi e dell’intelletto. Cos’altro rimane?

Sappiate quindi che ciò che è nelle mani della gente, ciò che essi credono, è soggetto a errore. Poiché, se la prova addotta per dimostrare o confutare una cosa è presa dall’evidenza dei sensi, questo criterio non è perfetto. Altrettanto dicasi se la prova addotta è razionale. E così anche se le prove sono tradizionali. Perciò è chiaro che l’uomo non dispone di criteri della conoscenza dei quali si possa fidare. (‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri 315)

Cosa dire, invece, della rivelazione, dell’ispirazione o della grazia dello Spirito Santo? Nell’ultimo articolo di questa serie parleremo di questa fonte di verità e vedremo quanto sia affidabile.

Articolo successivo:
Trovare la vera certezza

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2017-07-21T05:58:19+00:00 venerdì 7 luglio 2017|Categories: Società|Tags: , , , , |0 Commenti

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