Siete tutti foglie di un unico albero e gocce di uno stesso oceano. - Bahá’u’lláh

Quattro strade per la ricerca della verità

Sappiamo, grazie alla nostra intelligenza di esseri umani e grazie alle scoperte della scienza, che la realtà si estende ben oltre la portata limitata dei nostri organi di senso.

di David Langness
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Sesto articolo della serie:
Distinguere l’evidenza dei fatti

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Mass media e fake news

Quattro strade per la ricerca della verità

Come fare, si chiedono tutti oggigiorno, a distinguere la realtà dalle mistificazioni? In un mondo pieno di menzogne, come possiamo riconoscere ciò che è vero?

Da lungo tempo filosofi, scienziati sociali e psicologi hanno cercato di dare risposta a queste importantissime domande. Per vivere una vita basata sulla verità, naturalmente, dobbiamo adottare criteri razionali e utili per l’identificazione di ciò che è vero, elevati standard di giudizio per determinare la differenza tra la realtà dei fatti e la loro distorsione. Gli insegnamenti bahá’í affrontano proprio queste domande in un discorso su questo tema tenuto da Abdu’l-Bahá alla Scuola di Green Acre a Eliot, nel Maine, il 16 agosto 1912. Queste le considerazioni iniziali:

Ogni argomento presentato a un pubblico attento dev’essere suffragato da prove razionali e argomenti logici. Le prove sono di quattro tipi: primo, mediante la percezione dei sensi; secondo, mediante la facoltà razionale; terzo, in base all’autorità della tradizione o delle scritture; quarto, attraverso l’ispirazione. Ciò significa che vi sono quattro criteri o parametri di giudizio mediante i quali la mente umana trae le proprie conclusioni. (‘Abdu’l-Bahá, The Promulgation of Universal Peace, p. 253, traduzione personale)

I sensi, la ragione, le tradizioni, l’ispirazione – questi quattro criteri di conoscenza sono utili per chiunque cerchi di distinguere il vero dal falso. Questa guida, semplice e comprensibile, classifica i modi che si usano per cercare di conoscere la verità e verificarla. Nel seguito esploreremo ciascuno di essi, ne accerteremo valore e utilità e capiremo come applicarli in pratica.

In primo luogo prendiamo in esame i cinque sensi. Tutti fanno affidamento su di essi – vista, olfatto, tatto, gusto e udito – per determinare la propria consapevolezza della realtà. Specialmente per i bambini, la percezione sensoriale generalmente definisce la verità. Se possiamo vedere, sentire, toccare, gustare o annusare qualcosa, significa che è reale. Dopo tutto, i nostri sensi ci consentono una presa di coscienza diretta del mondo materiale esterno.

Questo modo di pensare in filosofia viene chiamato realismo ingenuo, dove il termine ingenuo sottolinea come credere solamente in ciò che percepiscono i sensi, di fatto limiti drasticamente le nostre percezioni. Ad esempio consideriamo un fischietto per cani. Gli esseri umani, al contrario dei cani, non riescono a percepire gli ultrasuoni che esso emette. I cani, infatti, hanno un udito molto più sviluppato del nostro. Gli animali in generale hanno organi di senso molto migliori dei nostri. Gli occhi acuti di un falco possono vedere cose che noi non possiamo, i cani hanno un olfatto molto più sensibile del nostro, le orecchie di un coniglio possono udire molti suoni in situazioni nella quali noi percepiamo assoluto silenzio.

Sappiamo, grazie alla nostra intelligenza di esseri umani e grazie alle scoperte della scienza, che la realtà si estende ben oltre la portata limitata dei nostri organi di senso. I raggi X, gli ultrasuoni e anche la tecnologia wireless impiegata dai nostri telefoni cellulari – nessuna di queste cose ha senso per il realista ingenuo, che dovrebbe negare la loro esistenza in quanto non percepibile dai cinque sensi.

In uno dei suoi discorsi sui quattro criteri per conoscere la verità, Abdu’l-Bahá ha detto:

Il primo criterio è quello dei sensi, cioè tutto ciò che l’occhio l’orecchio, il gusto, l’olfatto e il tatto percepiscono è chiamato «sensibile». Tutti i filosofi europei contemporanei affermano che esso è il criterio più perfetto. Essi affermano che il principale criterio è quello dei sensi e lo considerano sacrosanto. Ma il criterio dei sensi è imperfetto, perché può sbagliare. Per esempio, il senso più importante è la facoltà della vista. Ma la vista vede acqua nel miraggio, vede le immagini riflesse negli specchi come se fossero reali ed esistenti, vede grandi corpi lontani come se fossero piccoli, percepisce un punto rotante come un cerchio, s’immagina che la terra sia ferma e il sole si muova ed è soggetta a molti altri errori analoghi. Perciò non possiamo fidarcene completamente. (‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri 313)

Siamo tutti umani, giusto? Se possiamo percepirlo, pensiamo che sia reale. La maggior parte delle persone istintivamente determina in questo modo cosa sia vero, esprimono un giudizio sulla base di quanto percepito dai sensi, usando questo solo criterio per verificare cosa corrisponde alla realtà.

Il limite di questo criterio coincide con i limiti dei sensi umani. La scienza ha dimostrato come essi non rilevino o distorcano un’enorme quantità di informazioni “sensibili”. Le nostre menti, piuttosto facilmente ingannate da questi limiti sensoriali, spesso giungono a conclusioni sbagliate quando si basano esclusivamente su ciò che i sensi percepiscono.

Questo problema fondamentale, la fallibilità dei nostri sensi, ha condizionato la filosofia materialistica fin dal suo inizio. Da un punto di vista materialista la materia viene prima di tutto e concetti come mente, anima o spirito sono solo effimeri. Per un materialista, un’idea non ha una propria esistenza indipendente e non si tratta d’altro che di un impulso elettrico nel cervello. Per un materialista, gli esseri umani sono limitati alla loro natura materiale, come gli animali.

Al contrario, i filosofi idealisti credono che spirito, anima, mente e idee siano realtà primarie e che sia la materia ad essere secondaria. Gli idealisti credono nella superiorità delle nostre facoltà razionali e spirituali e, contrariamente ai materialisti che si basano solo sulle percezioni fisiche, ne hanno fiducia per determinare la verità.

Vi considerate materialisti o idealisti? Per i materialisti, che si affidano interamente ai sensi, la vita e il mondo sono limitati a ciò che si può percepire. Per gli idealisti c’è molto di più oltre la pura apparenza materiale:

L’uomo possiede intelligenza consapevole e riflessione, la natura no. Questa è una base fondamentale comprovata dai filosofi. L’uomo è dotato di volizione e di memoria, la natura no. L’uomo può scoprire i misteri nascosti nella natura, mentre la natura non è consapevole dei propri reconditi misteri. L’uomo progredisce, la natura è statica, non ha la capacità di progredire o regredire. L’uomo è dotato di virtù ideali, per esempio, l’intellezione, la volizione, la fede, l’ammissione e il riconoscimento di Dio, mentre la natura ne è del tutto priva. Le facoltà ideali dell’uomo, compresa la capacità dell’acquisizione scientifica, trascendono la portata della natura. Esse sono facoltà per cui l’uomo si differenzia e si distingue da tutte le altre forme di vita. Questo è il dono dell’idealismo divino, la corona che adorna le teste degli uomini. Malgrado il dono di questa facoltà sovrannaturale, è stupefacente che ancora i materialisti pensino di essere relegati dentro i limiti e la prigione della natura. La verità è che Dio ha dotato l’uomo di virtù, poteri e facoltà ideali dei quali la natura è completamente priva e per i quali l’uomo è sublime, eminente e superiore. Dobbiamo ringraziare Iddio per questi doni, per questi poteri che Egli ci ha accordato, per questa corona che ha posto sul nostro capo. (‘Abdu’l-Bahá, The Promulgation of Universal Peace, p. 50, traduzione personale)

Nel prossimo articolo di questa serie sulla ricerca della verità, prenderemo in esame le facoltà razionali degli esseri umani e cercheremo di capire se esse siano in grado di distinguere il vero dal falso.

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Il rischio di porre fiducia nell’autorità

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2017-07-21T05:58:03+00:00 venerdì 23 giugno 2017|Categories: Società|Tags: , , |0 Commenti

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