Mass media e fake news

…oggi i social media, agendo da cassa di risonanza, spesso gonfiando ed esagerando alcuni fatti e ignorandone altri più importanti, hanno generato grande confusione e disinformazione, talvolta intenzionalmente, allo scopo di ingannare la gente.

di David Langness
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Quinto articolo della serie:
Distinguere l’evidenza dei fatti

Articolo precedente:
Una bambina chiede: “Lei crede nella scienza?”

Mass media e fake news

Lewis Wickes Hine, Alcuni giovanissimi venditori di giornali di Newarks (1909)

“Domani percorrerò in auto la costa della California.” “Attento! Lungo la Highway 1 c’è stato un crollo! Guarda questa foto!” “Uhm, aspetta, questo è successo diversi anni fa.”

Ieri mattina ho letto questa conversazione su Facebook. Un semplice esempio di come il paesaggio multimediale sia radicalmente cambiato, allo stesso modo di quella sezione della Highway 1, spazzata via da una frana nel 2011. Gli ingegneri e l’amministrazione delle autostrade ricostruirono quel tratto autostradale subito dopo la frana, ma non è altrettanto semplice ricostruire la credibilità e la fiducia nei mezzi di informazione.

Come è potuto accadere? Avevamo fondamentalmente fiducia di ciò che riportavano i mass media. Certo, i giornalisti erano, chi più chi meno, di parte ma di solito c’era un limite. I giornalisti si impegnavano a riportare i fatti. Notizie obiettive e imparziali arrivavano da un numero limitato di fonti relativamente attendibili. Se leggevi una notizia su di un quotidiano o se la sentivi alla radio o la vedevi in televisione generalmente corrispondeva al vero o, perlomeno, ci andava piuttosto vicino. Certo i teorici della cospirazione, le opinioni alternative e i resoconti deliberatamente falsi non mancavano ma di fatto la loro diffusione era limitata e la gente solitamente non gli dava retta.

Oggi non è più così. La verità è diventata una specie in via di estinzione. Il giornalismo è ostaggio di interessi finanziari e commerciali, di correnti politiche e di una rivoluzione tecnologica radicale. Le fake news sono oramai diventate un modello di business.

È una novità? No, non lo è. È chiaramente già successo in passato:

Le pagine dei giornali che rapidamente si susseguono sono invero lo specchio del mondo. Esse mostrano le attività e le azioni delle diverse nazioni, le illustrano e le rendono note. I giornali sono come uno specchio dotato di udito, vista e parola. Sono un magnifico fenomeno e una gran cosa. Tuttavia è dovere degli editori dei giornali di santificarsi dal pregiudizio dell’egoismo e del desiderio, e di adornarsi con l’ornamento di equità e giustizia.

Ci sono giornali buoni e giornali cattivi. Quelli che si sforzano di scrivere solo ciò che è vero, che tengono lo specchio rivolto verso la verità, sono come il sole: essi illuminano il mondo, ovunque, con la verità e il loro lavoro è imperituro. Quelli che operano per i loro fini egoistici e meschini, non danno alcuna vera luce al mondo e periscono nella loro futilità. (‘Abdu’l-Bahá, citato in Star of the West, Volume 3, p. 3, traduzione personale)

Queste parole – le prime che ‘Abdu’l-Bahá rivolse alla stampa statunitense appena giunto al porto di New York, a bordo della nave a vapore Cedric, l’11 aprile 1912 – sembrano oggi singolarmente profetiche. Espresse poco dopo l’epoca d’oro del giornalismo scandalistico – quel noto periodo della storia statunitense quando i principali media del paese vennero soppiantati da società a scopo di lucro, concorrenti, gestite da Joseph Pulitzer e William Randolph Hearst – le osservazioni di ‘Abdu’l-Bahá accusarono il sensazionalismo dei media, chiedendo correttezza, equità e giustizia nel giornalismo.

I giornali più diffusi e di successo – giornali scandalistici dell’epoca che usavano titoli sensazionalistici, pubblicavano false interviste, pieni di pettegolezzi sulle celebrità, articoli pseudoscientifici e dichiarazioni fuorvianti – furono accusati di aver spinto gli Stati Uniti nella guerra ispano-americana e di esser corresponsabili dell’assassinio del presidente americano William McKinley dopo che l’editore di Hearst, Arthur Brisbane, e il giornalista Ambrose Bierce scrissero articoli che alludevano al suo assassinio ancor prima che questo accadesse. McKinley fu assassinato il 6 settembre 1901, e il New York Journal, il giornale di Hearst, fu accusato da molti della sua morte per mano dell’anarchico Leon Czolgosz.

Le esagerazioni, i pettegolezzi e le vere e proprie menzogne di questi famosi giornali scandalistici, che anteponevano i profitti alla verità, furono un danno per la massa disinformata e per le iniziative politiche che ne risultarono. Ma essi presto capitolarono di fronte alle ammonizioni di Abdu’l-Baha e “i loro fini egoistici e meschini ” li fecero perire “nella loro futilità”. Non riportavano la verità, persero di credibilità e alla fine e scomparvero – almeno fino a poco tempo fa.

Il monito di ‘Abdu’l-Bahá sul giornalismo richiama temi già espressi da Bahá’u’lláh quando, mezzo secolo prima, scrisse sulla responsabilità degli scrittori, dei giornalisti e degli editori:

Le pagine dei giornali che rapidamente si susseguono sono invero lo specchio del mondo. Esse riflettono fatti e occupazioni dei vari popoli e tribù, e non solo, ma li divulgano quali specchi dotati di udito, vista e loquela. È questo un fenomeno possente e meraviglioso. È necessario, però, che coloro che vi scrivono siano purificati da suggerimenti di insane passioni e turpi desideri e si ammantino con veste di giustizia ed equità; devono essi fare tutte le indagini possibili e accertare i fatti, e poi metterli per iscritto. (Bahá’u’lláh, Tavole 35)

O voi editori del mondo: È vostro dovere liberarvi dal pregiudizio e adornarvi di equità e giustizia per rispecchiare i fatti. (Bahá’u’lláh citato da ‘Abdu’l-Bahá in Divine Philosophy, p. 185, traduzione personale)

Oggi il giornalismo, quando praticato con responsabilità, secondo gli insegnamenti bahá’í di equità e giustizia, raggiunge livelli notevoli per efficacia e servizio all’umanità. Indaga e porta alla luce la verità nonostante i tentativi di nasconderla e agisce come se fosse la voce della coscienza delle aziende, dei governi e della popolazione in generale. Tuttavia oggi i social media, agendo da cassa di risonanza, spesso gonfiando ed esagerando alcuni fatti e ignorandone altri più importanti, hanno generato grande confusione e disinformazione, talvolta intenzionalmente, allo scopo di ingannare la gente.

Come è possibile distinguere il buon giornalismo? ‘Abdu’l-Bahá ci chiede di imparare a riconoscere la profonda differenza tra fatti e fantasie:

La realtà e la sua mera sembianza non potranno mai essere la stessa cosa e grande è la differenza fra fantasia e fatti, fra la verità e la sua ombra. (‘Abdu’l-BaháAntologia 170)

Nel prossimo articolo di questa serie prenderò in esame le quattro strade che gli esseri umani possono usare per distinguere questa differenza.

Articolo successivo:
Quattro strade per la ricerca della verità

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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di | 2017-07-21T06:01:01+00:00 9 giugno 2017|Categorie: Società|Tags: , , , , |

Un commento

  1. Rino Cardone mercoledì 14 giugno 2017 al 14:17

    Ritengo che per affrontare temi così delicati, relativi al mondo dell’informazione, occorre prudenza e competenza professionale. E la mia non è una visione di parte. Ma una visione legata all’esaltazione delle virtù, fuori da schematismi fideisteci che non giovano alla esaltazione della verità e della giustizia.

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