Siete tutti foglie di un unico albero e gocce di uno stesso oceano. - Bahá’u’lláh

Dare colore: parole dotate di spirito

Ci sono autori che provano a dare una certa sfumatura alla percezione del lettore usando termini che abbiano una carica emotiva intrinseca, ma non sempre si tratta di maestria.

di Maya Bohnhoff
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Sesta parte della serie: Le parole della fede

Dare colore - parole dotate di spirito

Ogni parola è dotata di spirito e perciò l’oratore o l’espositore devono prudentemente parlare a tempo e luogo, perché l’effetto che ciascuna parola produce è lampante e manifesto. Il Grande Essere dice: Una parola può essere paragonata al fuoco, un’altra alla luce e l’influenza che entrambe esplicano è palese nel mondo. Perciò il saggio illuminato deve usare innanzi tutto parole blande come il latte, onde i figli degli uomini siano nutriti ed edificati e pervengano all’ultima meta dell’esistenza umana che è lo stadio della vera comprensione e nobiltà.(Bahá’u’lláh, Tavole 155)

Avete presente quando un discorso, o un testo scritto, hanno il chiaro intendimento di influenzare la vostra opinione in una certa direzione?

Ci sono autori che a volte provano a dare una certa sfumatura alla percezione del lettore usando termini che abbiano una certa connotazione o una carica emotiva intrinseca. In narrativa questa è maestria, è il modo in cui lo scrittore esperto coinvolge emotivamente il lettore nella storia. In saggistica si tratta più spesso di furberia piuttosto che di maestria. Uno scrittore, per fare un esempio, può descrivere qualcosa come negativo o bizzarro, solo per distrarre il lettore dalla sostanza della storia, oppure può usare un’espressione colorita, per dare una certa sfumatura emotiva al soggetto, per farlo sembrare minaccioso, comico, discutibile o altro. Per ottenere l’effetto voluto, in questo tipo di scrittura, gli aggettivi sono solitamente selezionati con cura.

Vi propongo alcuni esempi:

In Chaos of the Cults l’autore, JK van Baalen, fa riferimento a “spaventosi e stravaganti nomi in uso tra i bahá’í…”. Egli cita in particolare il termine Mashriqu’l-Adhkar che in arabo significa “Oriente della menzione di Dio”, cioè una casa di culto. Van Baalen invita quindi i bahá’í a riconsiderare l’uso di questi termini. Di fatto la maggior parte dei bahá’í occidentali si riferisce ai templi bahá’í con il termine case di culto. Tuttavia gli aggettivi spaventosi e stravaganti, con la loro chiara connotazione emotiva e ideologica, predispongono il lettore a pensare che la terminologia bahá’í, e, per estensione, il pensiero bahá’í, siano esoterici o bizzarri, quando invece si tratta semplicemente di parole comuni ma espresse in una lingua che l’autore non conosce.

William Petersen, nel libro Those Curious New Cults, scritto negli anni ottanta, parla di un bahá’í che aveva incontrato descrivendolo come “una cosa graziosa dalla faccia equina” e facendo riferimento alle “chiazze rosse sulle sue ginocchia”. Più avanti nel testo fa riferimento agli occhi “vitrei” e alla pelle “scura” di un altro credente. In narrativa questi riferimenti a specifiche caratteristiche fisiche creano un’atmosfera carica emotivamente, nella saggistica hanno lo stesso effetto. In questo caso però distraggono il lettore dalla mancanza di reali informazioni sulla Fede bahá’í e, nello stesso tempo, gettano una cattiva luce su di essa.

Petersen dice al lettore che una delle opere di Bahá’u’lláh, Le parole celate, è “soporifera” ma non propone nessuna spiegazione o citazione da questo testo a supporto della sua affermazione. Dunque ve ne propongo un brano io:

Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia… Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino.(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

Naturalmente questa tattica mistificatoria non si applica solo a temi religiosi ma la ritroviamo anche in testi che trattano di storia o di temi filosofici o politici. Mentre stavo scrivendo il mio primo romanzo, The Meri, uno dei miei testi di riferimento preferiti era una storia della Scozia per ragazzi, scritta da Margaret Oliphant. Questa scrittrice ha espresso le sue opinioni su diversi protagonisti della storia scozzese con molto vigore. Sapevo di non poter fare affidamento sulla sua interpretazione della storia ma le sue descrizioni colorite mi hanno aiutato a comprendere come le persone appartenenti ai diversi schieramenti politici dell’epoca potessero pensarla. Per uno scrittore di narrativa questa era una fonte preziosa ma forse non lo era altrettanto per uno che cercasse di appurare i fatti storici.

In Akhenaten: Egypt’s False Prophet, di Nicholas Reeves, lo scrittore si riferisce al faraone descrivendolo come un “sovrano piuttosto sordido”. Inoltre descrive un fregio su una tomba nel quale viene rappresentato Aten, il dio di Akhenaten, che mette l’ankh [Un antico simbolo sacro egizio. N.d.T.] davanti ai nasi reali. Ammetto di aver io stessa riso all’idea di quell’immagine.

Naturalmente il problema, quando si usano immagini così forti, è che queste manipolano in maniera subdola la percezione che il lettore ha del soggetto. Questi, pur con la miglior intenzione di arrivare ad una conoscenza obiettiva dei fatti, difficilmente potrà sottrarsi a questa manipolazione. Questa esperienza non ci lascia alcuna conoscenza aggiuntiva ma piuttosto una forte impressione emotiva sul soggetto stesso.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2016-12-23T05:41:51+00:00 venerdì 9 dicembre 2016|Categories: Società|Tags: , , , |0 Commenti

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