Siete tutti foglie di un unico albero e gocce di uno stesso oceano. - Bahá’u’lláh

Rendere i governi nuovamente degni di fiducia

Tutti coloro che hanno una posizione nello stato o nel governo hanno la responsabilità del bene pubblico, che rappresenta un sacro pegno, e devono, pertanto, essere degni di fiducia.

di David Langness
Ultimo articolo della serie: Porre fine all’evasione fiscale
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Foto di Simone Ramella (CC BY 2.0)

O re della terra! Vediamo che aumentate le spese di anno in anno e ne fate sopportare il peso ai sudditi. Questa è, invero, un’assoluta e grande ingiustizia. Temete i sospiri e le lacrime di quest’Essere vilipeso e non imponete oneri eccessivi ai vostri popoli. Non li derubate per edificarvi dei palazzi; anzi, scegliete per loro ciò che scegliereste per voi stessi. (Bahá’u’lláhSpigolature 253)

Quando l’International Consortium of Investigative Journalists iniziò a diffondere la vasta raccolta di documenti noti con il nome di Panama Papers, queste informazioni gettarono una nuova luce sul comportamento dei funzionari dei governi di tutto il mondo. Quei documenti, provenienti da uno studio legale panamense specializzato nell’occultare patrimoni in società di comodo e paradisi fiscali, rivelarono le macchinazioni di politici, funzionari di governo e burocrati che nascondevano ingenti somme di denaro per occultarle al fisco ed evitare di pagare le tasse. Alcuni dei burocrati e politici menzionati nei Panama Papers si sono già dimessi, tra questi il Primo Ministro islandese e il Ministro dell’Industria spagnolo. Altri probabilmente seguiranno con l’emergere di nuovi documenti.

Questo cosa significa?

Come minimo significa che il mondo vuole giustizia. Nel passato la gente comune spesso si aspettava che i capi di governo e i loro lacchè si arricchissero a spese dello stato. I re nei sistemi feudali ritenevano apertamente che le tasse da loro imposte fossero una propria ricchezza personale e costruivano fastosi palazzi e monumenti per provarlo. Oggi molti dittatori e tiranni e anche qualche governante eletto o rappresentante nominato in regimi democratici condividono lo stesso punto di vista cleptocratico.

Ma, come dimostrato dai Panama Papers, questo tipo di corruzione diffusa sta diventando sempre più difficile da nascondere. Talpe, informatori e onesti impiegati statali sempre più spesso si sentono in dovere di rendere pubblici i comportamenti corrotti dei governi. I giornalisti sono determinati a rivelare la corruzione ovunque essa si trovi, le autorità legali perseguono i comportamenti criminali e tanti attivisti impegnati per un governo più giusto si adoperano volontariamente per fermare frodi e furti ai danni dello stato. Tutto questo significa che coloro che hanno impieghi pubblici, ma frodano quello stesso pubblico che dovrebbero servire, hanno sempre meno possibilità di evitare di essere scoperti.

bahá’í ritengono che questo tipo di corruzione debba finire. Coerentemente gli insegnamenti bahá’í invitano i funzionari della pubblica amministrazione ad essere esempi di giustizia, onestà e assoluta fidatezza, ricordando a tutti coloro che ricoprono un incarico di governo che la grazia di Dio dipende dalle loro azioni:

Chiunque entri alle dipendenze del Governo deve mostrare in tutte le proprie azioni la massima rettitudine e onestà, temperanza e autodisciplina, purezza e santità, giustizia ed equità. Se, Dio non voglia, egli si rendesse colpevole del minimo abuso di fiducia, o se assolvesse i suoi compiti in modo negligente o irregolare, o se estorcesse un solo centesimo alla popolazione, o cercasse di promuovere il proprio interesse egoistico e personale tornaconto — allora sarà certamente privato delle effusioni della grazia di Dio. (‘Abdu’l-Bahá citato in La Fidatezza, compilazione della Casa Universale di Giustizia 27)

Il servizio pubblico, secondo gli insegnamenti bahá’í, è un bene comune:

Le persone prescelte per servire il pubblico e coloro cui siano assegnati posti amministrativi devono svolgere i loro compiti in ispirito di vero servizio e di pronta disponibilità. Devono cioè distinguersi per buona indole e virtuoso carattere, accontentarsi della remunerazione loro assegnata e agire con fidatezza in tutto quel che fanno. Si devono tenere lontani da indegni moventi e molto al di sopra di ogni tentazione di cupidigia, perché la rettitudine, la probità e l’onestà sono gli strumenti più potenti per attrarre la grazia di Dio e assicurare la prosperità del Paese e il benessere della gente… Onore supremo, nobiltà e grandezza nel mondo umano e vera felicità in questa vita e in quella a venire — tutto questo si trova nell’equità e nella rettitudine, nella santità e nel distacco. Chi cerca la distinzione si accontenti di una provvista frugale, cerchi di sollevare le sorti dei poveri del regno, scelga la strada della giustizia e percorra la via di un intrepido servizio. Un tale uomo — pur indigente — conquisterà ricchezze imperiture e conseguirà eterno onore. (‘Abdu’l-Bahá citato in La Fidatezza, compilazione della Casa Universale di Giustizia 28)

Così gli impiegati statali, i rappresentanti eletti e coloro che sono stati nominati, secondo gli insegnamenti bahá’í, hanno la responsabilità del bene pubblico, che rappresenta un sacro pegno, e devono, pertanto, essere degni di fiducia:

Gli scritti bahá’í parlano dell’amministrazione della cosa pubblica come un’espressione del mandato fiduciario, come la gestione di un pegno. Bahá’u’lláh dice che i governanti e gli amministratori della società sono «fiduciari» di Dio. Egli inoltre ricorda ai leader che i deboli e i poveri sono «il pegno di Dio fra voi». Il concetto del mandato fiduciario implica, per certi versi, un patto fra coloro che occupano posizioni di autorità e i membri della società che essi hanno l’obbligo di proteggere e servire. Di conseguenza, la fidatezza è una caratteristica vitale per gli amministratori, è la sorgente della vera responsabilità. (Overcoming Corruption and Safeguarding Integrity in Public Institutions: A Baha’i Perspective, statement from the Bahá’í International Community, p. 8, traduzione personale)

Le nostre società hanno ancora una lunga strada da percorrere prima che si possa veramente dire che i nostri leader siano degni di fiducia. L’unico modo per arrivare a questo traguardo, secondo noi bahá’í, è attraverso un risveglio della potente forza morale della fede.

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Come possiamo eliminare definitivamente la corruzione?

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2016-10-30T02:09:44+00:00 venerdì 12 agosto 2016|Categories: Attualità|Tags: , , , , , , , |0 Commenti

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