Siete tutti foglie di un unico albero e gocce di uno stesso oceano. - Bahá’u’lláh

Cambiare le logiche della politica

La politica, e gli attuali sistemi elettorali in particolare, sono ancora in grado di promuovere gli interessi della collettività? Essi favoriscono la coesione sociale o approfondiscono le divisioni?

di Judy Cobb
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Introduzione della scheda elettorale nell'urna

Foto di Rama (CC BY-SA 2.0 FR)

Lungo tutto il loro percorso evolutivo gli esseri umani hanno vissuto drastici cambiamenti all’interno della società nella quale vivevano. Cambiamenti che hanno comportato un nuovo modo di vedere la realtà, nuove concezioni e nuovi comportamenti e che hanno permesso il progresso della civiltà. Uno di questi cambiamenti epocali ha avuto origine in Grecia, nel VI secolo a.C., con l’avvento della democrazia che, come indica la sua etimologia, significa governo del popolo. Con l’avvento di questo nuovo modello organizzativo si resero necessari nuovi processi politici che consentissero al popolo di eleggere i propri leader.

Oggi, che si tratti di una democrazia diretta, parlamentare o rappresentativa in molti hanno iniziato giustamente a chiedersi se la politica, e gli attuali sistemi elettorali in particolare, siano ancora in grado di promuovere gli interessi della collettività. I processi oggi in uso, per come vengono attualmente implementati, favoriscono la coesione sociale o approfondiscono le divisioni?

Qualcuno ha definito la politica come una guerra senza violenza, una definizione decisamente calzante se consideriamo le competizioni elettorali alle quali si assiste oggi in molte nazioni del mondo. Sovente il reperimento dei fondi per le campagne elettorali trasforma le elezioni in battaglie pilotate dal denaro, soffoca gli idealismi e mina l’indipendenza del voto. Nelle competizioni elettorali che si svolgono oggi, qualsiasi mezzo per vincere è accettato e così assistiamo a dichiarazioni infuocate oltre ogni ragionevolezza, a denigrazioni degli avversari e a tanto tanto gioco sporco. I discorsi intelligenti sono soffocati da una retorica divisiva, da attacchi personali e da insinuazioni. Le peggiori pulsioni della natura umana, paura, odio e pregiudizio, sono alimentate e sfruttate per manipolare gli elettori e garantirsi il loro appoggio politico. Tanti elettori, convinti che il sistema elettorale sia corrotto e inutilmente divisivo, maturano un profondo disprezzo per la politica, smettono di partecipare e cadono nell’indifferenza. Il risultato di questo tipo di elezioni sono animosità, polarizzazione e amarezza, con la conseguenza che dopo le elezioni diventa impossibile trovare l’unità necessaria per individuare e applicare soluzioni efficaci per i gravi problemi che oggi ci troviamo ad affrontare.

Dunque oggi viviamo nella frustrazione, nell’inquietudine e nella confusione che, probabilmente, sono anche originate dalla nostra intuizione che le cose stanno drasticamente cambiando, anche se non sappiamo dire esattamente come. ‘Abdu’l-Bahá, all’inizio del XX secolo, ha evidenziato come oggi ci troviamo nuovamente di fronte ad un cambiamento epocale ed ha anche scritto che oggi sono presenti le forze spirituali necessarie per spingere l’umanità verso un più alto livello di civiltà e verso un più elevato standard di maturità:

Il mondo del pensiero è stato rigenerato. Le scienze delle età precedenti e le filosofie del passato sono oggi inutili. Le esigenze attuali richiedono nuovi metodi e soluzioni. I problemi del mondo non hanno precedenti. Le idee e i modelli di pensiero del passato stanno diventando rapidamente obsoleti. Le leggi antiche e i sistemi etici arcaici non rispondono alle esigenze delle condizioni moderne, perché questo è chiaramente un secolo di nuova vita, il secolo della rivelazione della realtà e quindi il più grande di tutti i secoli. (‘Abdu’l-Bahá, Foundations of World Unity, p. 83, traduzione personale)

In altre parole la nostra realtà è cambiata, e noi dobbiamo cambiare con essa. Rimanere impantanati nel passato ha gravi conseguenze:

Finché esisterà questo scimmiottamento del passato, fino ad allora le fondamenta dell’ordine sociale saranno esposte ai quattro venti, l’umanità sarà continuamente soggetta ai più terribili pericoli. (‘Abdu’l-BaháAntologia 234)

Se non possiamo continuare a scimmiottare i sistemi politici del passato allora la soluzione è la ricerca indipendente della verità. Una ricerca autonoma, libera dagli schemi del passato e aperta alle novità, consente di apprezzare un paradigma elettorale rivoluzionario, usato oggi per eleggere democraticamente i corpi amministrativi della Fede bahá’í in tutto il mondo. È interessante notare come esso sia privo delle pratiche divisive alle quali ci ha abituato la politica di oggi.

Ecco come funziona: il sistema elettorale bahá’í non prevede partiti politici, primarie, candidati, sponsorizzazioni, comizi o campagne elettorali. L’influenza corruttrice del denaro non vi trova spazio. Le schede elettorali hanno semplicemente degli spazi bianchi dove l’elettore, in segreto e senza alcuna coercizione, può liberamente scrivere i nomi delle persone che egli conosce per avere la statura morale e le competenze che le rendono le più adatte per quella posizione. I bahá’í ricevono questa indicazione per il voto:

Incombe quindi ai delegati scelti di considerare, senza la minima traccia di passione e di pregiudizio e indipendentemente da qualunque considerazione materiale, i nomi di coloro che possono meglio combinare le necessarie qualità di indiscussa lealtà, abnegante devozione, mente ben addestrata, riconosciuta abilità e matura esperienza…(Elezioni Bahá’í. Compilazione,  p. 84)

Questa logica politica completamente diversa ci stimola ad eleggere i leader migliori e ci consente di farlo liberi da coercizioni e dalla corruzione. Gli esseri umani hanno superato la fase durante la quale avevano bisogno che gli venisse detto per chi votare tuttavia questa nuova maturità pone maggiore responsabilità sull’elettore che è chiamato a identificare gli individui che mostrano di avere le caratteristiche necessarie per essere eletti. Questo nuovo sistema elettorale massimizza le possibilità che vengano elette persone che non erano in cerca del potere per il potere e che, invece, hanno un sincero desiderio di servire.

Dopo che questo processo elettorale apartitico si è concluso, coloro che sono stati eletti si devono consultare. Come servitori del popolo, essi sono chiamati a condividere completamente e apertamente i loro punti di vista, con cortesia, compostezza e devozione. Affinché la verità non rimanga nascosta, l’insistenza su opinioni personali e i secondi fini devono essere evitati. Quando una decisione è stata presa deve essere supportata con convinzione e non deve essere in alcun modo sabotata. Ci deve essere distacco dai risultati. In questo modo le soluzioni vengono individuate e poi implementate.

Le vecchie logiche divisive della politica partitica alla fine dovranno necessariamente lasciare il passo a nuove logiche. Quello che può prendere il loro posto non è un sogno utopistico ma una realtà già ora. È l’esempio concreto fornito dal vivificante e unificante paradigma bahá’í, di pura democrazia elettorale, oggi in uso in tutto il mondo per eleggere Assemblee Spirituali Locali, Nazionali e la Casa Universale di Giustizia. Si è dimostrato efficace nella gestione degli affari di centomila località e milioni di credenti provenienti dalle più diverse origini culturali, sociali o religiose, questo nuovo paradigma funziona e può trasformare il modo in cui ci diamo un governo.

Perché questa transizione ad un nuovo e più efficace paradigma abbia luogo dobbiamo semplicemente e onestamente rispondere a questa domanda che ci ha posto ‘Abdu’l-Bahá:

Potrà l’uomo, dotato del potere della ragione, seguire e adottare senza riflettere dogmi, credi e credenze ereditati che non reggono all’analisi della ragione in questo secolo di fulgida realtà? (‘Abdu’l-Bahá, The Promulgation of Universal Peace, p. 140., traduzione personale)

Se siamo aperti alla ricerca e al cambiamento, se crediamo di meritare di meglio, allora possiamo consentire a coloro che governano di levarsi a questa chiamata:

Adoperatevi dunque, con l’aiuto di Dio, mente e cuori illuminati e forza nata dal cielo, di divenire un dono da Dio all’uomo e di arrecare tranquillità e pace a tutta l’umanità. (‘Abdu’l-BaháAntologia 236)

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non
allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io
possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere
coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere
per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera
ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia
è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore.
Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2016-10-30T02:09:44+00:00 venerdì 26 agosto 2016|Categories: Attualità|Tags: , , , |1 Commento

Un commento

  1. Francesco Cucè giovedì 15 settembre 2016 al 08:16

    la parola democrazia nasce sicuramente in Grecia ma solo quella .”La democrazia partecipativa classica era possibile in epoca antica grazie a determinate condizioni: la sovranità limitata a una sola città, la polis, la cui popolazione raramente superava i 100.000 abitanti; i diritti politici riconosciuti a una ristretta fetta di popolazione, poiché erano esclusi quasi i tre quarti degli abitanti (donne e schiavi)”.( Citato in Wikipedia “Democrazia ” )
    Probabilmente la democrazia moderna ha origine in Inghilterra con la Magna Charta (1215) e il Bill of Rights (1689).

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