Siete tutti foglie di un unico albero e gocce di uno stesso oceano. - Bahá’u’lláh

Se le donne ricevessero la stessa educazione degli uomini

Alcune arrivano con un solo vestito ma dopo un anno al Barli, pure l’ultima del villaggio, al rientro sarà accolta come un’anziana della comunità.

di Holiday Reinhorn
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Un momento di studio all'Istituto Barli

Un momento di studio all’Istituto Barli

Il nostro dormitorio all’Istituto Barli, come tutti gli edifici dell’istituto che avremmo in seguito visitato, era stato meticolosamente preparato per il nostro arrivo. Le studentesse stesse, ci venne riferito, avevano riempito per noi il frigo con sandwich fatti in casa, bottiglie di acqua e un enorme piatto di arance. Avevano già anche apparecchiato per la nostra colazione. L’ampia area comune della piccola suite, due stanze da letto che Karin ed io avremmo condiviso assieme ai nostri figli, era sobria, allegra e pulitissima. Yogesh ci fece notare come il batik, le tende stampate, i cuscini delle sedie e quelli del letto erano stati tutti fatti a mano dalle studentesse durante classi di design tessile e di cucito.

Dopo che tutti se ne furono andati a dormire, mi misi a guardare fuori dalla finestra. Attraverso le inferriate potevo vedere decine di impiegati in pausa, tutti uomini, impiegati nel call center, attivo 24 ore su 24, che si trovava sull’altro lato della strada. Fumavano, ridevano e giocavano a cricket usando le gambe delle sedie rotte come mazze. Potevo ancora sentire l’eco delle loro grida e dei loro fischi anche dopo essermi seduta al tavolo a riguardare i miei appunti:

  • Dei 300 milioni di persone che attualmente vivono in povertà nel sud est asiatico il 70% sono donne delle aree rurali.
    Nell’anno 2016 il numero di donne delle aree rurali che vivono in condizioni di povertà supererà, per quantità, la popolazione complessiva di Stati Uniti, Canada e Federazione Russa.
  • Tra le popolazioni rurali e tribali dello stato del Madhya Pradesh, spesso chiamato la “capitale indiana dello stupro”, quasi la metà delle donne intervistate non conosceva il nome della nazione o del continente in cui vivono.
  • L’età media a cui le ragazze si sposano è di quattordici anni e le famiglie sono composte in media di sei persone.
  • Considerando le donne di queste aree rurali, il 75% dei loro figli muore prima di raggiungere un anno di età a seguito di diarrea, disidratazione o altre cause che si potrebbero facilmente prevenire.
  • In queste zone rurali l’86% delle madri e dei loro figli non sono vaccinati e la maggior parte di loro non ha mai visto un dottore.

Tuttavia, in qualche modo, nonostante tutto, le ragazze diplomate al Barli sono riuscite a trasformarsi da vittime di una schiavitù economica e culturale in agenti di cambiamento sociale positivo, diventando insegnanti, istruttrici che operano in cliniche locali al servizio di migliaia di persone oppure gestendo le loro piccole imprese di sarte o cooperative di micro-credito o ancora insegnando in corsi di alfabetizzazione per adulti. In qualche modo, nonostante tutto, l’Istituto Barli è stato capace di compiere a sua missione: “Dotare ogni studentessa di conoscenze e competenze, facendo comprendere loro la parità di genere, ispirando loro qualità morali grazie allo spirito di servizio e di unità.”

Nel regno umano si osserva invece una grande differenza; il sesso femminile è trattato da inferiore, e non gli sono permessi diritti e privilegi comuni al sesso maschile. Questa condizione non è dovuta alla natura, ma all’educazione. Nella creazione divina non c’è questa diversità. Un sesso non è superiore all’altro agli occhi di Dio. Perché dunque deve un sesso proclamare l’inferiorità dell’altro negandogli diritti e privilegi, come se Dio gliene avesse dato autorità? Se le donne ricevessero una educazione uguale a quella degli uomini, il risultato dimostrerebbe una capacità di sapere identica in entrambi i sessi. (‘Abdu’l-BaháSaggezza 199)

È un’impresa ciclopica, pensavo dentro di me, trasformare l’intero universo di una ragazza. Come è possibile, mi chiedevo, considerando tutti gli ostacoli, soddisfare anche solo parzialmente questo nobile mandato bahá’í?

Come promesso Yogesh arrivò la mattina alle sette in punto con Jadhu al seguito. Walter e Quin non ebbero bisogno di tante presentazioni o anche solo di un linguaggio comune e si precipitarono, correndo con Jadhu, giù per un viottolo costeggiato da alberi di gelso, alla ricerca dei pavoni selvatici che Yogesh aveva garantito che avrebbero trovato se avessero tenuto gli occhi aperti.

Dodici generazioni di famiglie di pavoni hanno vissuto a Barli, ci disse Yogesh, assieme a stormi di cuculi e pappagalli verdi. Nel terreno dell’istituto c’erano centinaia di alberi che li attiravano: alberi da frutto e cespugli in fiore assieme a palissandri, sandali, ashoka e karanja, tutti curati usando l’acqua degli scarichi riciclata.

Per tradizione, ci raccontò Yogesh, ogni induista deve piantare due alberi nel corso della propria vita e prendersene amorevolmente cura. All’Istituto Barli questo viene insegnato anche alle ragazze. Yogesh ci disse che andando ora nei villaggi si potrebbero vedere i loro frutteti crescere.

Guardai mio figlio correre selvaggiamente, con le mani piene di sassi e bastoni. Fu così che rividi, in una nuova versione, la mia infanzia negli anni ‘70, quando passavamo tutto il giorno all’aperto senza controllo e tornavamo a casa solo per ora di cena, infangati dalla testa ai piedi ma euforici e felici.

“Ci vediamo a colazione” gridai a Walter, ma lui non stava già più ascoltando. Un maschio di pavone aveva improvvisamente fatto la ruota e la stava mostrando lungo il tetto di uno degli edifici.

Tahera ci raggiunse mentre attraversavamo i campi coltivati e, durante la conversazione, vedemmo per la prima volta un gruppo di ragazze del Barli, in ginocchio, fianco a fianco, che stavano lavorando sodo per coltivare le verdure nell’orto. Erano avvolte dalla testa ai piedi in sari di colori luminosi e, mentre salutavano e sorridevano imbarazzate, alle loro orecchie, ai nasi e ai polsi brillavano piccoli gioielli.

“Sono venute qui”, ci spiegò Tahera, “da tutta l’India. A volte viaggiano da stati lontani come il Rajasthan o il Chandigarh. Spesso camminano per centinaia di chilometri. Hanno in media tra i 16 e i 20 anni di età, la maggior parte ha sentito parlare dell’Istituto Barli grazie al passaparola nei loro villaggi. Le buone notizie di quello che offre la scuola si diffondono veloci.”

“Molte delle ragazze”, continuò a spiegare, “arrivano con il solo vestito che indossano e un lenzuolo. Ma dopo sei mesi o un anno al Barli, anche la ragazza più infima nella gerarchia del villaggio acquisisce competenze che, al rientro, faranno di lei un’anziana della comunità. Si tratta di capacità come leggere, scrivere e fare i conti, dire l’ora, usare un computer, coltivare, raccogliere e conservare cibo partendo dai semi e usando apparecchiature alimentate con energia solare, come preparare il compost, allevare vermi come fertilizzanti organici, scavare latrine, guidare un trattore o realizzare un sistema per l’acqua potabile, in breve tutto quello che avrà bisogno di saper fare per diventare un agricoltore autosufficiente, per non dire un essere umano.”

Naturalmente mi venne immediatamente in mente che, ad eccezione di conoscere l’alfabeto ed essere capace di scrivere usando una tastiera, non avevo nessuna delle capacità che queste ragazze hanno quando arrivano al diploma.

Il racconto di Holiday Reinhorn continua nel prossimo post:
Diventare cittadine del mondo

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Ascoltando le preghiere degli usignoli in India

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2016-10-30T02:09:48+00:00 venerdì 13 maggio 2016|Categories: Solidarietà|Tags: , , , , , , , |0 Commenti

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