Prima di cercare Dio svuota te stesso

Libera il cuore da amore e odio. L’amore induce in errore e l’odio respinge dalla verità.

di Peter Gyulay
Originale in inglese su bahaiteachings.org

La Creazione di Adamo, Cappella Sistina - Michelangelo Buonarroti (1475-1564)

La Creazione di Adamo, Cappella Sistina – Michelangelo Buonarroti (1475-1564)

Per trovare Dio dobbiamo prima cercarlo. Questo pare ovvio. Se perdiamo le chiavi dobbiamo cercarle. Ma poichè Dio è molto più sfuggente di un mazzo di chiavi questa ricerca diventa naturalmente più sottile.

Una storia Zen racconta di un monaco arrogante che sosteneva di voler acquisire più saggezza. Chiamò un maestro Zen e gli chiese istruzioni. Il maestro ascoltò la falsa richiesta di imparare mentre versava il tè in una tazza. Benché la tazza stesse traboccando lui continuava a versare.  Alla fine lo studente disse: “Non puoi aggiungere altro tè nella tazza, è piena!” “Esattamente” rispose il maestro. “Nello stesso modo vai e svuota te stesso di tutto ciò che hai appreso e poi ritorna da me!”

Se vogliamo cercare Dio, prima di tutto, dobbiamo svuotare noi stessi. Bahá’u’lláh dice:

Ma, fratello mio, quando un vero ricercatore si accinga a iniziare la ricerca sul sentiero che conduce alla sapienza dell’Antico dei Giorni, deve prima di tutto mondarsi e purificarsi il cuore, che è la sede della rivelazione dei profondi misteri di Dio, dalla polvere ottenebrante di tutta la sapienza acquisita… (Bahá’u’lláh, Certezza 131)

Se vogliamo trovare Dio, ed essere capaci di riconoscerlo, dobbiamo aspirare a svuotarci della “polvere ottenebrante” del nostro sapere così che, con cuore puro e visione limpida, possiamo vedere la verità con chiarezza, senza essere condizionati dalle lenti del nostro passato. Gli insegnamenti bahá’í ritengono che la conoscenza sia nobile ma anche che ci possa allontanare dalla realtà. È bene coltivare il sapere fintanto che non ci renda orgogliosi e troppo attaccati alle nostre idee. Di questo Bahá’u’lláh dice:

Benedetti i sapienti che non si vantano del loro sapere. (Bahá’u’lláh, Spigolature 325)

Qualunque apprendimento pratico o intellettuale noi intraprendiamo ci è di profitto. La nostra conoscenza della storia, della scienza e dell’arte spesso si rivela impagabile ma mostra i suoi limiti quando cerchiamo di comprendere l’illimitata realtà di Dio. I principi spirituali operano su di un piano superiore e perciò richiedono una percezione accresciuta, non contaminata o distorta dalla conoscenza terrena o dall’esperienza. Bahá’u’lláh spiega che:

…il ricercatore potrà giungere alla mèta solo a patto che sacrifichi tutto, cioè a dire tutto ciò che ha visto, e udito, e capito, tutto dovrà annullare per poter entrare nel regno dell’anima che è la Città dell’Unico Oggetto. (Bahá’u’lláh, Sette Valli 8)

Oltre a svuotarci del nostro attaccamento alla conoscenza possiamo anche sforzarci di svuotare i nostri cuori dai sentimenti terreni. Bahá’u’lláh dice che il vero ricercatore:

Deve tanto mondarsi il cuore che nessuna traccia d’amore o di odio vi si attardi, perché l’amore non lo conduca ciecamente in errore e l’odio non lo respinga lungi dalla verità. (Bahá’u’lláh, Certezza 132)

Ogni ricercatore spirituale sa che dobbiamo liberarci dall’odio, ma perché dobbiamo liberarci anche dell’amore?

In questo caso io credo che l’amore si riferisca alla nostra naturale ed umana attrazione per il mondo. Non significa che dobbiamo smettere di avere a cuore gli altri, significa che dobbiamo smettere di desiderare le cose. Per contro l’odio deriva dalla nostra paura del mondo. In sintesi: noi stiamo provando disperatamente di ottenere qualche cosa o stiamo cercando, altrettanto disperatamente, di fuggire da qualche altra cosa. Ci sforziamo di avere denaro, fama, successo, piacere ed eccitazione e, allo stesso modo, fuggiamo dai loro opposti: dolore, povertà, rifiuto, umiliazione e così via.

Questa disperazione, non ci rende solo incredibilmente scontenti, ci rende anche molto difficile riconoscere la verità spirituale. Accettare la verità richiede un distacco totale. Per vedere cosa sia reale, e vivere secondo realtà, non dobbiamo cercare di trarne un vantaggio. Inoltre, per accettare una verità, che vada oltre la nostra comprensione limitata, dobbiamo essere pronti ad accettare cose che possano essere inizialmente difficili da accettare.

Significa, dunque, che tutti i desideri e le paure sono sbagliati? Chiaramente no. Bahá’u’lláh spiega come sia assolutamente accettabile godere delle cose di questo mondo, fintanto che non si frappongano fra noi e Dio. Similmente ci sono molti timori che ci sono d’aiuto. Una ragionevole paura della morte, per esempio, ci impedisce di buttarci in mezzo al traffico. Ma il nostro più grande amore deve essere per Dio, e la nostra più grande paura la separazione da Lui.

Per iniziare a cercare Dio, dobbiamo guardare oltre la nostra conoscenza e i nostri sentimenti terreni, così che, senza impedimenti, possiamo avanzare verso di Lui.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non
allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io
possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere
coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere
per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera
ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia
è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore.
Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláh, Parole Celate, Arabo, n.2)

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di | 2016-10-30T02:09:56+00:00 14 gennaio 2016|Categorie: Spiritualità|Tags: , , , , |

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