Conferenza sul clima a Parigi, Indaba e consultazione bahá’í

Se qualcuno solleva obiezioni, nessuno deve sentirsi minimamente offeso, perché fin quando il tema non sia stato esaurientemente discusso, la via giusta non potrà essere rivelata. La luminosa scintilla della verità si sprigiona soltanto dallo scontro delle differenti opinioni. – ‘Abdu’l-Bahá

di Adriano Savi

Conferenza sul clima a Parigi, Indaba e consultazione bahá’í

Sud Africa – zulu reed dance ceremony – Foto di Retlaw Snellac (CC BY 2.0)

Riportando le notizie dalla COP21, la conferenza sul clima di Parigi, i media hanno più o meno tutti parlato del metodo adottato dal ministro degli esteri francese e presidente della conferenza, Laurent Fabius, per raggiungere l’accordo finale: l’Indaba.

L’Indaba, nella sostanza, è una conferenza dei capi tribù usata tra le etnie Zulu e Xhosa per prendere decisioni importanti.

Il primo atteggiamento che traspare dalle notizie è quello di una certa diffidenza, come se si trattasse di una trovata pubblicitaria o di snobismo intellettuale. In particolare Le Monde, nel suo articolo dell’11 dicembre “A la COP21, Laurent Fabius se convertit à l’‘Indaba’” afferma chiaramente che si tratta di un “vocabolo esotico”, che “avrebbe potuto essere sostituito, più semplicemente, dal termine ‘riunione’” ma che, in realtà, è stato usato in omaggio al Sud Africa e alle pressioni, esercitate da questa nazione, nei confronti di 134 paesi in via di sviluppo, per una conclusione positiva della conferenza. Il Corriere della Sera, invece, con un articolo del 19 dicembre di Luisa Pronzato, dal titolo: “Se litigate troppo fate come gli zulu: provate l’Indaba”, è stato uno dei pochi ad approfondire il tema.

Credo anche io che sia utile fare qualche considerazione in più e, inoltre, vorrei anche accostare i punti di forza di questa tradizione, così come li hanno presentati i media, agli insegnamenti bahá’í.

In primo luogo che i grandi del mondo dichiarino apertamente di rifarsi ad un’antica tradizione Zulu per deliberare su questioni decisive per le sorti dell’umanità potrà forse apparire snob ma è anche un bel segnale contro le discriminazioni razziali. La lotta per archiviare il pregiudizio razziale come una barbarie del passato è ancora lunga ma credo che segnali di progresso ce ne siano tanti e l’adozione dell’Indaba nelle trattative internazionali sul cambiamento climatico è uno di questi.

In secondo luogo questa notizia è sintomo del grande bisogno che ha l’umanità di imparare a prendere decisioni condivise e non solo ai supremi livelli della diplomazia internazionale. Giustamente Luisa Pronzato nel suo articolo mette in evidenza esempi di successo nell’uso dell’Indaba nei contesti più diversi, dalle questioni di condominio a quelle familiari o aziendali, per fare solo alcuni esempi.

Il mondo sta diventando sempre più complesso. La conoscenza si amplia e si approfondisce, la tecnologia progredisce, i modi di aggregazione degli esseri umani sono sempre più strutturati e il nostro pianeta sta diventando sempre più piccolo rispetto al nostro numero e alle nostre capacità di consumo, trasporto e comunicazione.

Tutto questo è ulteriormente complicato dalla presa di coscienza da parte degli esseri umani che abbiamo tutti pari dignità e che, quindi, non è più accettabile che uno abbia il potere di decidere per altri. Tutti abbiamo il diritto di partecipare alle decisioni e il dovere di assumercene la responsabilità. Suona molto bene ma metterlo in pratica è decisamente difficile.

Nelle famiglie non è più il pater familias a decidere, i coniugi sono finalmente tenuti a condividere le decisioni, ma, in mancanza della capacità di farlo, sempre più spesso si arriva al divorzio.

In politica la democrazia è un deciso passo avanti rispetto ai regimi autoritari ma, giustamente, “Marianella Sclavi, che ha insegnato etnografia urbana al Politecnico di Milano”, intervistata da Luisa Pronzato, ci ricorda come l’assemblea parlamentare, caratterizzata dal “dibattito, l’argomentazione e l’opposizione, perno della democrazia del Sette-Ottocento, … veniva considerata utile per prendere decisioni e… invece si incaglia.”

E allora cos’ha in più l’Indaba rispetto ai metodi che abbiamo adottato fino ad ora? Luisa Pronzato tra i vari aspetti mette in evidenza il senso di comunità.

L’individualismo imperante nella cultura contemporanea occidentale ci impedisce di vedere come il bene del gruppo porti un vantaggio per tutti i suoi singoli membri e ci dobbiamo ritrovare sull’orlo di un disastro ambientale globale perché le nazioni del mondo possano arrivare a prendere una decisione condivisa sul clima.

Non è un caso che Bahá’u’lláh, fondatore della più recente tra le religioni rivelate, ponga al centro del suo messaggio l’unità del genere umano:

Colui Che è il vostro Signore, il Più Misericordioso, nutre in cuor Suo il desiderio di vedere l’intera razza umana divenire un’anima sola e un solo corpo. (Bahá’u’lláh, Gli inviti del signore degli eserciti 43)

Per ottenere questo nobile scopo uno strumento indispensabile, al quale gli insegnamenti bahá’í dedicano ampio spazio, è la consultazione:

Il Grande Essere dice: Il cielo della saggezza divina è illuminato dai due astri della consultazione e della compassione. Riunitevi a consiglio per ogni cosa, poiché la consultazione è faro di retta guida che mostra il cammino e dona comprensione (Bahá’u’lláh, in Consultazione, Compilazione 7)

Akshat Rathi, giornalista che ha pubblicato articoli su The Economist e The Guardian, nel suo articolo, sulla rivista di notizie economiche online Quartz, “This simple negotiation tactic brought 195 countries to consensus”, indica come un altro dei punti di forza dell’Indaba sia di “consentire ad ognuno di dare voce alle proprie opinioni”. Nelle parole di ‘Abdu’l-Bahá i partecipanti alla consultazione…

…debbono quindi tener consiglio in tal guisa che non vi sia occasione alcuna di animosità o discordia. E ciò avviene quando ogni membro esprima, in assoluta libertà, la propria opinione ed esponga il proprio argomento. (‘Abdu’l-Bahá, in Consultazione, Compilazione 11)

The Guardian, in particolare, nel suo “Paris climate talks: governments adopt historic deal – as it happened”, ha messo in evidenza come “includendo tutti e dando la possibilità a nazioni, spesso ostili, di parlare a portata di orecchio degli osservatori, abbia permesso di fare notevoli passi avanti”. Esprimendo un concetto simile Shoghi Effendi ha chiarito:

Non si può rimediare alla disarmonia di un’Assemblea con le dimissioni o l’astensione di uno dei suoi membri. Essa deve imparare a funzionare nel suo insieme, malgrado la presenza di elementi di disturbo, altrimenti, con l’introduzione di eccezioni alla regola, l’intero sistema perderebbe credito. (Shoghi Effendi, in Consultazione, Compilazione 26)

Accettare le opinioni di tutti può essere molto difficile, specie quando ci si trova di fronte ad elementi che creano volutamente disturbo. Marianella Sclavi, nella sua esperienza di applicazione del metodo dell’Indaba, mette in evidenza come sia importante: “formarsi l’atteggiamento adatto a non sentire l’ego ferito se qualcuno ha opinioni contrarie”. Questo consente ad ognuno di sentirsi libero di parlare apertamente e quindi consente al gruppo di giungere ad una soluzione condivisa. Secondo le parole di ‘Abdu’l-Bahá:

Se qualcuno solleva obiezioni, nessuno deve sentirsi minimamente offeso, perché fin quando il tema non sia stato esaurientemente discusso, la via giusta non potrà essere rivelata. La luminosa scintilla della verità si sprigiona soltanto dallo scontro delle differenti opinioni. (‘Abdu’l-Bahá, in Consultazione, Compilazione 11)

Vorrei concludere con le parole di Vincenzo Matera, docente di Etno-Antropologia alla Bicocca di Milano, riportate da Luisa Pronzato:  “L’Indaba ha radici nelle tradizioni di narrativa e poesia orale Xhosa e Zulu. I poeti e i narratori Xhosa colgono legami, convergenze, ma anche contrasti e divergenze fra le parti”. Su questo tema non sono riuscito a trovare ulteriore documentazione ma mi piace pensare che questi poeti e narratori, con la loro capacità di ascoltare e raccontare le diverse opinioni dei partecipanti fossero in grado di far sentire ciascuno realmente compreso e, quindi, più disposto al dialogo.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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di | 2016-10-30T02:09:59+00:00 3 gennaio 2016|Categorie: Attualità|Tags: , , , , , |

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