È più dura essere bravi piuttosto che eccezionali.

L’aspetto pratico dell’essere bravi si basa sul concetto che non conta ciò che crediamo, conta solo ciò che facciamo. Così essere bravi significa apprendere un nuovo modo di comportarsi.

di Bob Ballenger
Originale in inglese tratto da bahaiteachings.org

La parabola del buon samaritano, Giacomo Conti (1813 -1888)

La parabola del buon samaritano, Giacomo Conti (1813 -1888), Messina, Chiesa della Medaglia Miracolosa.

Quasi tutti vogliono essere bravi ma pochi pensano di poterlo essere con costanza.  Questo perché essere bravi richiede sempre tanto impegno. Nonostante questo è lusinghiero e ci sentiamo onorati se chi ci conosce ci considera una “brava persona”.

È più dura essere bravi che essere eccezionali. L’eccezionalità tende ad essere legata ad eventi specifici. In pochi possono essere musicisti eccezionali o atleti eccezionali. Ma questo quasi sempre accade grazie a capacità straordinarie espresse in circostanze particolari e in spazi temporali specifici. Essere bravi, d’altronde, richiede un impegno a lungo termine a raggiungere standard che pare impossibile mantenere a lungo.

Ecco la definizione che Bahá’u’lláh diede di cosa significa essere bravi:

Sii generoso nella prosperità e grato nell’avversità. Sii degno della fiducia del tuo vicino e trattalo con viso sorridente ed amichevole. Sii tesoro per il povero, ammonitore per il ricco, risposta al grido del bisognoso, custode della santità della promessa. Sii equo nel giudicare e cauto nel parlare. Non essere ingiusto con nessuno e sii mansueto con tutti gli uomini. Sii fiaccola per chi cammina nelle tenebre, gioia per l’addolorato, mare per l’assetato, rifugio per l’angosciato, alleato e difensore per la vittima dell’oppressione. Fa’ che l’integrità e la rettitudine contraddistinguano tutti i tuoi atti. Sii asilo per l’estraneo, balsamo per il sofferente, torre incrollabile per il fuggitivo. Sii occhio per il cieco e faro che guida i passi dell’errante. Sii ornamento per il volto della verità, corona per la fronte della fedeltà, colonna del tempio della rettitudine, alito di vita per il corpo dell’umanità, vessillo per le schiere della giustizia, astro sull’orizzonte della virtù, rugiada per il terreno del cuore umano, arca sull’oceano del sapere, sole nel cielo della munificenza, gemma sul diadema della saggezza, luce risplendente nel firmamento della tua generazione, frutto sull’albero dell’umiltà. (Bahá’u’lláh, Spigolature 294)

Anche lasciando da parte il ricco simbolismo poetico che permea quasi tutto questo brano, è quasi impossibile leggere queste 185 parole, questa descrizione di cosa significhi essere bravi, senza pensare di se stessi: non ce la farò mai!

In effetti tutti possono farcela. Solamente non all’improvviso. Nessuno può essere all’improvviso o all’istante bravo. Ma la bravura è una caratteristica comportamentale dell’uomo, e quindi può essere acquisita. Essere bravi non significa essere perfetti. Nessuno è perfetto. Comunque quasi tutti possono impegnarsi, gradualmente e costantemente, a migliorare il proprio comportamento quotidiano e sviluppare le capacità necessarie per essere bravi.

Come si fa? Fondamentalmente diventare bravi significa unire la preghiera alla pratica.

L’aspetto spirituale di questo duplice metodo può, in effetti, essere quello più impegnativo, in parte a causa della nostra società che sta diventando sempre più laica e meno esplicitamente religiosa. In tanti non credono nella preghiera perché la gente normalmente prega quando vuole qualcosa. Questo tipo di preghiera suona quasi come se uno dicesse: “Dio, per favore, dammi 10 milioni che ti dimostro che brava persona che sono”.

Invece la ragione principale per cui pregare è difficile è perché significa ammettere che talvolta, siamo incapaci di controllare i nostri stessi impulsi e le nostre stesse azioni, significa, anche, ammettere che abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio per cambiare le cose. In effetti serve considerazione e forza di carattere, quella che si ottiene con la preghiera, per accettare questi concetti. Nel tempo la preghiera ci incoraggia ad agire con modestia e umiltà, e questo è fondamentale per essere bravi.

La base dell’umiltà, e dell’esser bravi, è credere che quello di cui hanno bisogno gli altri sia più importante di quello di cui abbiamo bisogno noi. La preghiera ci aiuta a capire che diventiamo bravi quando il nostro bisogno di aiutare gli altri prevale sul nostro bisogno di pensare a noi stessi. Quindi, se vogliamo diventare bravi, il nostro primo compito è trovare la motivazione di vivere la nostra vita al servizio degli altri. La preghiera può aiutare fornendoci questa motivazione. Questo crea un circolo virtuoso, fare qualcosa con intenzioni pure amplifica la bontà dell’atto stesso, e la preghiera ci aiuta a purificare costantemente il nostro intento.

L’aspetto pratico dell’essere bravi si basa sul concetto che non conta ciò che crediamo, conta solo ciò che facciamo. Così essere bravi significa apprendere un nuovo modo di comportarsi.

Normalmente questo accade partendo da piccole cose, come essere di servizio per gli altri, anche solo limitatamente. Essere bravi richiede una pratica costante, perché la bravura è un comportamento che si apprende e non solo un atteggiamento.

L’aspetto pratico di questa equazione è che le tue azioni, ripetute e rinforzate nel tempo, influenzano i tuoi sentimenti e diventano il tuo modello mentale di comportamento. E come tutti i comportamenti, questa condotta abituale si rafforza col tempo. Più a lungo ci si comporta bene più spontaneo diventa essere bravi.

È improbabile che qualcuno di noi diventi eccezionalmente bravo, ma questo non importa. Comportarci consistentemente e costantemente bene ha due conseguenze, entrambe benefiche. Comportarci bene ci fa diventare persone migliori e ispira coloro che ci conoscono a migliorare il proprio comportamento e a provare ad essere bravi anche loro. E questi risultati sono più che buoni!

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non
allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io
possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere
coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere
per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera
ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia
è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore.
Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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di | 2016-10-30T02:09:56+00:00 7 gennaio 2016|Categorie: Spiritualità|Tags: , , , |

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