Imagine di John Lennon e gli insegnamenti bahá’í

Quando sento la canzone Imagine, con la sua melodia incantevole e le fantastiche parole, io la penso in armonia con gli insegnamenti di Bahá’u’lláh.

di Michael Day
Originale in inglese tratto da bahaiblog.net

John Lennon, Give Peace a Chance

John Lennon, Give Peace a Chance – Immagine di Stuart Hampton (CC0 1.0)

Tra le canzoni che ispirano la visione di un mondo migliore poche hanno avuto il successo di Imagine dell’ex Beatle, lo scomparso John Lennon (1940 – 1980). In vetta alle classifiche dei singoli del cantautore, Imagine è tra le 100 canzoni più eseguite del XX secolo.

Conosco molti bahá’í a cui piace cantare questa canzone benché si meraviglino, a volte, di alcuni dei suoi versi. Per questo ho pensato che, in occasione del 35º anniversario del trapasso di John Lennon, l’8 dicembre 1980, sarebbe stato interessante rileggere Imagine e capire come si rapporta agli insegnamenti bahá’í.

Partiamo dalla prima strofa:

Imagine there’s no heaven
It’s easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today…

Immaginate che non ci sia alcun paradiso
Se ci provate è facile
Nessun inferno sotto di noi
Sopra di noi solo cielo
Immaginate tutta la gente
Che vive solo per l’oggi

Questa strofa sembra implicare che John Lennon pensasse che l’aldilà fosse un’invenzione e che fosse meglio vivere il momento presente piuttosto che aspettarci qualcosa di meglio per il futuro.

A mio parere i bahá’í possono in qualche modo concordare con i suoi sentimenti. Noi non crediamo nella tradizionale visione di paradiso e inferno come di un posto di eterna ricompensa, se si supera un esame spirituale, o di eterna punizione, se si viene bocciati. Come detto in una lettera scritta per conto di Shoghi Effendi “Paradiso e inferno sono condizioni interiori” (in Lights of Guidance 395, traduzione personale).

Da come la capisco io, i bahá’í vedono il paradiso dopo la morte come una metafora della vicinanza al Creatore. Più siamo vicini a Lui e più siamo felici. Noi crediamo che questo si realizzi attraverso la grazia di Dio e che il nostro progresso sarà grandemente assistito se, mentre siamo ancora su questa terra, ci atteniamo ai principi guida espressi da Bahá’u’lláh nelle Sue leggi.

Passando poi all’inferno, la visione che ne ho io, come bahá’í, non è quella di un posto di eterno tormento in una bolgia infuocata ma piuttosto di lontananza da Dio che provoca rimorso.

Così penso che nemmeno noi, come bahá’í, crediamo in quel tipo di paradiso e inferno che sono rifiutati da John Lennon.

E vivere per l’oggi? Sicuramente, come bahá’í, penso che dobbiamo essere persone d’azione e non rimpiangere le epoche d’oro del passato o semplicemente sedere e sperare in un futuro prospero e rassicurante.

E chi non è d’accordo con un’altro verso di John Lennon: “La vita è quello che accade mentre tu sei impegnato a fare altri piani.”?

[Tratto dalla canzone Beautiful Boy (Darling Boy) del 1980]

Ma vivere il presente non significa che dobbiamo dimenticare le lezioni del passato. Infatti la saggezza può essere definita come la capacità di riconoscere i fatti del passato e di imparare da questi. Per questo motivo la saggezza spesso arriva con la vecchiaia. Ma vivere il presente non significa neppure tralasciare di prepararci per il futuro.

Così riflettiamo sul passato per migliorare il nostro carattere e ci prepariamo al futuro per poter contribuire alle mete che Bahá’u’lláh ha posto all’umanità, cioè costruire una società globale e unita basata sulla giustizia e sull’amore.

Passiamo alla seconda strofa

Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace…

Immaginate che non ci siano nazioni
Non è difficile farlo
Nulla per cui uccidere o morire
Ed anche nessuna religione
Immaginate tutta la gente
Vivere la vita in pace

Quando John Lennon chiese di immaginare che non ci fossero nazioni pensava probabilmente ai danni causati dal concetto di sovranità nazionale assoluta: “La nostra patria, nel giusto o nell’errore” [Frase dell’ammiraglio americano Stephan Decatur (1779 – 1820), entrata nell’uso comune nel mondo anglosassone per indicare il patriottismo estremo – N.d.T.]

Secondo il mio intendimento i bahá’í ritengono che i confini nazionali non dovrebbero separarci dal resto dell’umanità. Piuttosto servono per una buona organizzazione della società in una specifica parte del mondo che poi possa contribuire al bene della più ampia società globale.

Dovrebbe esserci “Nulla per cui uccidere o morire”? John Lennon scrisse Imagine durante gli orrori della guerra del Vietnam per cui è comprensibile che abbia immaginato questo verso.

Ma sono sicuro che ritenesse che ci siano anche cose per le quali valga la pena rischiare la vita, un genitore che tenta di salvare un figlio, una persona che tenta di proteggere deboli o indifesi da un attacco omicida. C’è qualcosa per la quale uccidere? La nostra risposta è normalmente no benché potrebbe essere legittimo nel caso di un poliziotto che uccide un aggressore che stia per commettere un assassinio.

E allora riguardo alle guerre? I bahá’í non partecipano come soldati nelle guerre per quanto siano pronti a fornire servizi al fronte come quello di assistenza medica. Noi lavoriamo per prevenire le uccisioni e le morti in guerra lavorando per un mondo unito e, quindi, provando a creare giustizia, amore e pace in vicinati, città e nazioni.

Poi arriviamo al verso “Ed anche nessuna religione”, che a prima vista può sembrare in opposizione al punto di vista bahá’í.

La Fede Bahá’í è una religione mondiale indipendente, con un suo Profeta-Fondatore, luoghi sacri, leggi e sacre scritture. Dunque cosa possiamo dire del verso “Ed anche nessuna religione”?

Il mio punto di vista è che quando John Lennon pensava alle religioni, si riferisse a quegli insiemi di false interpretazioni, cattive leggi e comportamenti sconsiderati creati dall’uomo, ma non agli insegnamenti spirituali dei messaggeri divini.

Come bahá’í ritengo utile riportare le parole di ‘Abdu’l-Bahá che disse:

Ogni religione che non è causa di amore e di unità non è religione. (‘Abdu’l-Bahá, Saggezza 159)

In contrasto con quel tipo di “religione”, una fede divinamente ispirata che sia conforme agli insegnamenti del suo Profeta-Fondatore è un elisir per la vita, una guida per la felicità presente e futura, per l’amore, la giustizia e la prosperità.

Un bahá’í che conoscevo cambiava questo verso di Imagine con “Ed anche una sola religione” intendendo con questo quell’unica religione che i bahá’í ritengono costituita dagli insegnamenti di tutti i messaggi divini. Come disse Bahá’u’lláh:

Questa è l’immutabile Fede di Dio, eterna nel passato, eterna nell’avvenire. (Bahá’u’lláh, Proclamazione ai re e ai governanti del mondo 130)

Pare che il suggerimento di sostituire il verso in questione con “Ed anche una sola religione” sia stato rifiutato da John Lennon. Forse se gli fosse stato chiesto di una fede che avesse unito tutte le religioni del mondo, viste nella loro essenza come parte di una solo religione di Dio, la sua risposta sarebbe stata differente.

L’ultima parte della strofa, “Immaginate tutta la gente Vivere la vita in pace”, è sicuramente in sintonia con il pensiero dei bahá’í che dedicano le loro vite a lavorare per un mondo unito e pacifico.

La strofa seguente ha ovviamente una stretta analogia con gli ideali bahá’í.

You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will be as one

Potreste dire che io sia un sognatore
Ma io non sono l’unico
Spero che un giorno vi unirete a noi
Ed il mondo sarà uno solo

Come bahá’í non accettiamo l’idea, espressa di sovente, che l’obiettivo di una società globale pacifica sia un sogno o un’idea irrealizzabile.

Molti di noi, durante le loro vite, hanno visto un mondo diviso diventare una società molto più globale, anche se non ancora pacifica, per questo serve ancora tempo. Noi siamo fiduciosi che si sia sulla strada giusta nonostante le terribili esperienze e prove che, apparentemente, siamo destinati ad affrontare in futuro. Ci sono due processi che si stanno sviluppando, il collasso dei vecchi modi, distruttivi, dell’umanità e la crescita dei germogli del nuovo mondo unito.

E infine sì, noi speriamo ardentemente che altri si aggiungano a noi e diventino bahá’í ma, se non riterranno di farlo, noi siamo più che felici di essere amici ed alleati che cooperano verso una società mondiale giusta e pacifica. Secondo le parole di John Lennon “Ed il mondo sarà uno solo”!

Bahá’u’lláh ha detto qualcosa di simile:

La terra è un solo paese e l’umanità i suoi cittadini. (Bahá’u’lláh, Spigolature 258)

L’ultima strofa è la ripetizione di quella appena esaminata ma la penultima contiene alcuni concetti che vale la pena di esaminare.

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world…

Immaginate che non ci siano proprietà
Mi domando se si possa
Nessuna necessità di cupidigia o brama
Una fratellanza di uomini
Immaginate tutta la gente
Condividere tutto il mondo

Quando John Lennon chiede: “Immaginate che non ci siano proprietà” non può averlo pensato così alla lettera. Penso che ci stesse invitando a considerare un diverso modo di vedere le proprietà, come cose che non debbano essere acquisite per avidità: “Nessuna necessità di cupidigia o brama”.

Bahá’u’lláh similmente ci esorta:

Perché, dunque, mostrate tale avidità nell’ammassare i tesori della terra, quando avete i giorni contati e avete quasi perduto la buona occasione? (Bahá’u’lláh, Spigolature 131)

Quanto alla “fratellanza di uomini”, un concetto espresso oggigiorno, evitando riferimenti ad un genere specifico, col termine “famiglia umana”, è un principio fondamentale della fede bahá’í: l’unità del genere umano. Facciamo tutti parte di quell’unica famiglia, una sola fratellanza, non divisi per razza, classe, genere o tradizione spirituale, ma uniti nella nostra diversità.

Tutti i bahá’í concordano con l’invito di John Lennon, ad immaginare tutta l’umanità che condivide il mondo intero, perché noi vogliamo lavorare con tutti gli uomini di buona volontà, indipendentemente dalle loro convinzioni religiose o dalla mancanza di queste, per portare avanti quel processo che ci condurrà verso una pace globale.

Vogliamo che tutti gli esseri umani del mondo condividano, secondo principi di giustizia ed equità, e in tutti gli aspetti materiali e spirituali, le ricchezze dell’umanità.

Quando sento la canzone Imagine, con la sua melodia incantevole e le fantastiche parole, io la penso in armonia con gli insegnamenti di Bahá’u’lláh.

Cerco di ricordarmi di pregare per il progresso dell’anima di questa persona che, non lasciandosi scappare l’ispirazione, si sedette e scrisse questa canzone per offrirla a tutto il mondo.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2016-10-30T02:10:00+00:00 27 dicembre 2015|Categorie: Cultura|Tags: , , , |

4 Comments

  1. makhanian lunedì 28 dicembre 2015 al 14:35

    Fu nel 1975 che, da studente, durante il ritorno estivo a Tihrán, sentì un commento simile, da un’amica bahá’í (khánúm Saní'í) e mi resi conto, che avevo capito bene, le parole di questo capolavoro.

  2. Anonimo lunedì 28 dicembre 2015 al 14:35

    Molto interessante. Grazie. In armonia con il mio sentire.

  3. Anna Maria Mantione mercoledì 30 dicembre 2015 al 12:49

    Sono certa che molti amici sentendo le parole di questo Inno hanno avuto immediatamente la visione di un mondo per il quale stiamo più o meno alacremente lavorando. Un mondo nel quale le barriere vengono sostituite da sentimenti di unità e di uguaglianza (unità nella diversità), dove l'uomo è al centro dell'attenzione e tutto ciò che ci distolga da questo concetto, ovvero l'attaccamento alla materia, perde d'importanza. A me piace molto pensare che le parole di Lennon siano state ispirate dal messaggio di Bahà'ù'llàh, anche perché nessuno può sapere realmente da quale idea o ipotesi personale siano partite. Mi piace pensare che con poche parole e ancor meno note, milioni di persone le hanno cantate sognando di poter arrivare a vivere quella realtà. Chissà quanti si saranno chiesti come fare la propria parte per arrivare alla meta? Certo è che il compito di trasformare la condizione umana al momento, secondo la mia comprensione, è un onore concesso solo ai bahà'ì. Ma è bello sapere che in molti desiderano le stesse cose che desideriamo noi. A noi trovare la chiave per aprire i loro cuori ed invitarli ad unirsi a noi.

  4. Adriano Savi mercoledì 30 dicembre 2015 al 13:04

    Cara Anna Maria. Grazie per il tuo commento molto gentile e profondo. Tuttavia credo che dire che noi siamo gli unici in grado di trasformare la condizione umana sia un po' presuntuoso. La nostra comunità è un laboratorio dove sperimentiamo e apprendiamo come applicare i principi della nostra Fede. Questi principi però si diffondono anche senza di noi e tanti già li applicano. Il mondo dalla nascita della Fede Baha'i a oggi è molto cambiato. Principi come la parità tra uomini e donne, l'educazione universale e tanti altri stanno prendendo sempre più piede. Pensa solo a quel bel successo che è stato l'accordo di Parigi. Forse insufficiente ma sicuramente un bel passo avanti nella capacità delle nazioni di mettersi d'accordo. Questo però non ci toglie il dovere di lavorare alacremente, come dici tu, e di invitare gli altri ad unirsi a noi.

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