Le Parole Celate e l’etica di un cuore puro, gentile e radioso

Così al traguardo del percorso l’uomo scopre dentro di sé Dio stesso: e non ha Egli forse inciso in lui la propria immagine?

di Adriano Savi

Secondo di due articoli sulle Parole Celate
Primo articolo: Parole Celate, mappa allegorica del cammino spirituale dell’uomo

Le Parole Celate e l’etica di un cuore puro, gentile e radioso

Floral background (Free photobank www.tOrange.us) / CC BY 4.0

Essendo Dio “velato nel

[Suo] essere immemorabile e nell’antica eternità della [Sua] essenza” (A3)*, l’amore dell’uomo non può essere rivolto direttamente a Lui. Oggetto di quell’amore è invece l’Intermediario divino, l’amore per il quale è perenne ricerca di vicinanza a Dio (A34, 35) e del Suo “compiacimento” (A7), perseguita osservando le Sue leggi (A38). Per conseguire questa vicinanza e questo compiacimento l’uomo deve avere “un cuore puro, gentile e radioso” (A1), un’esortazione che, come indicato alla conclusione dell’articolo precedente, rappresenta una sintesi degli insegnamenti etici contenuti nelle Parole Celate.

Il “cuore puro”

La prima qualità che Dio richiede al cuore è che esso sia “puro”, ossia santificato da ogni cosa fuorché Lui (A7, 58, 59). Questa condizione è chiamata “distacco” (A56).

Il primo requisito del distacco è il distacco dall’io che assume molteplici aspetti. Innanzi tutto è la rinuncia alle “vane fantasie” e così le Parole Celate ammoniscono: “svuotati di tutto il sapere per aver parte del Mio sapere… svuotati di tutto il sapere fuorché la conoscenza di Me, sì che con chiara visione, cuore puro e orecchio attento, tu possa entrare nella corte della Mia santità” (P11). Un ulteriore requisito del distacco è la rinunzia al mondo e alle ricchezze che sono effimere, tuttavia la ricchezza non è condannata in sé, ma solo quando divenga barriera fra l’uomo e Dio. Il distacco dal mondo comporta anche il distacco del “Regno dei Nomi”, ossia dalla vanagloria nonché “la saldezza nell’ottemperare al Mio decreto e la pazienza nel sottostare alle Mie prove” (A48). Senza queste qualità di sopportazione e di pazienza è impossibile percorrere la strada del distacco.

E tuttavia il distacco dall’io e dal mondo non comporta che la vita su questo sia aborrita. Richiede soltanto che sia vista per quella che è: una scuola nella quale le anime possano gradualmente imparare a conoscere nella pratica della vita quotidiana le qualità dei mondi dello Spirito potenzialmente incise nel cuore (P29, A3).

Il «cuore… gentile»: l’amore per l’uomo

Il Patto prevede che l’uomo consegua il compiacimento di Dio attraverso “il compiacimento delle creature” (P43). Per ottenere questo compiacimento occorrono le qualità del “cuore… gentile” importanti per il conseguimento dell’unità del genere umano. L’unità del genere umano, il cardine degli insegnamenti della Fede bahá’í, è quindi mostrato nello stesso tempo come punto di partenza dell’umanità – creata tutta “da una stessa sostanza” (A68) – e come punto di arrivo della sua evoluzione, la massima espressione della spiritualità collettiva del genere umano possibile su questa terra, e per questo lo scopo dell’intera creazione. Non meraviglia dunque che le Parole Celate condannino drasticamente la maldicenza, la calunnia (A26, 27; P44, 66), l’invidia (P6, 42) e la malizia (P42), che allontanano gli uomini gli uni dagli altri.

Il “cuore… radioso”: la creatività

“Gioisci nella letizia del tuo cuore, acciocché tu possa essere degno di incontrarMi e di rispecchiare la Mia bellezza” (A36): questa gioia nasce dalla sottomissione e dalla gratitudine a Dio.

Gratitudine e appagamento devono essere mostrati non solo davanti ai grandi doni di Dio (A70), ma anche nelle avversità dell’esistenza, che in questo senso spesso sono inviate all’uomo da Dio per metterne alla prova la fedeltà al Patto: “Se l’avversità non t’incoglie sulla Mia via, come potrai seguire le orme di coloro che sono paghi del Mio compiacimento?” (A50)

La meta del cammino: la spiritualità

La fedeltà al Patto comporta per l’uomo uno stile di vita modellato da un costante sforzo di fare tutto ciò che l’Intermediario divino richiede (A71): la conoscenza e l’amore di Dio, il distacco da tutto fuorché Dio, rivolgere il viso con sincerità verso il Regno di Dio, fede assoluta, fermezza e fedeltà, amorevolezza verso tutte le creature e l’acquisizione delle virtù divine prescritte per il mondo umano. Questi sono i principi fondamentali del progresso, della civiltà, della pace internazionale e dell’unità del genere umano. Questo è il segreto della salute eterna, il rimedio e la guarigione per l’uomo. È questa «la gioia del ricongiungimento… (A61), il conseguimento dell’eternità e dell’unicità di Dio (A64), della Sua maestosità e grandiosità (A65). È questo il paradiso, ossia “il Mio amore… l’unione con Me” (A6).

Nel corso di questo processo di trasformazione si consegue la vera conoscenza di sé, spiegata nelle parole: “Rivolgi lo sguardo in te stesso così che tu Mi possa trovare dentro di te, forte, possente e sufficiente a tutto” (A13) Così al traguardo del percorso l’uomo scopre dentro di sé Dio stesso: e non ha Egli forse inciso in lui la propria immagine (A10, 11, 12, 19, 36, 64)? In questa condizione finalmente l’uomo può dirsi memore del Patto, sono cioè realizzate le parole: “Sol che santificaste le vostre anime, ricordereste in quest’ora quel luogo e le sue adiacenze, e la verità del Mio detto sarebbe palesata a tutti voi” (P19). Chiunque abbia conseguito una tale mèta ha raggiunto la mèta della fedeltà.

Fonti:
Adib Taherzadeh, The Revelation of Bahá’u’lláh. Baghdád 1853-1863 (George Ronald, Oxford, 1974)
Julio Savi, L’amore fra Dio e l’uomo: riflessioni sulle Parole Celate di Bahá’u’lláh in Opinioni bahá’í 6 (n. s.).1 (gennaio-marzo 1995): 1-21. © 1995 Casa Editrice Bahá’í – Roma.

* (A3) sta a indicare Parole Celate, dall’arabo, n. 3, come, più avanti nel testo, l’indicazione (P11) sta a indicare Parole Celate, dal persiano, n. 19. Da qui in poi per tutte le citazioni dalle Parole Celate si adotterà questo tipo di abbreviazione. Il testo adottato è Le Parole Celate di Bahá’u’lláh, 9° ed. Casa Editrice Bahá’í, Roma, 1993.

Se questo articolo vi è piaciuto potete ricevere tempestivamente informazioni sui prossimi con i seguenti link: la nostra Newsletter, like sulla nostra pagina Facebook, follow su  Twitter

Se ritenete che queste considerazioni possano essere un contributo utile alla riflessione di altre persone condividete l’articolo sui social network usando i pulsanti che trovate qui in fondo.

Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti baha’i invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

Print Friendly, PDF & Email
di | 2016-10-30T02:10:05+00:00 8 novembre 2015|Categorie: Spiritualità|Tags: , , , , , , |

Scrivi un commento

Ricevi aggiornamenti per email

Scrivici

Archivi