Giustizia: principio regolatore del commercio.

La giustizia è un sentimento spirituale che tutti possiamo riconoscere e gradualmente sviluppare.

di Lawrence M. Miller
Originale in inglese tratto da bahaiteachings.org

Giustizia: principio regolatore del commercio.

Raffaello Sanzio, Giustizia (1508)

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláh, Le Parole Celate, n.2 dall’arabo)

In un precedente articolo ho parlato dell’importanza della fiducia nel costruire un capitale sociale o brand equity, il rapporto di fiducia tra soci in affari, clienti e fornitori. Questa fiducia è uno dei beni più importanti di qualsiasi impresa.

La giustizia è indispensabile per costruire fiducia. Le economie fiorenti sono caratterizzate da uno stato di diritto nel quale le persone possono aver fiducia. Per esempio quando compri una proprietà o una quota di una società, puoi aver fiducia di esserne effettivamente il proprietario e di poterla vendere in futuro. In molte nazioni non si può dare per scontato neppure questo semplice principio di proprietà.  Questo specifico aspetto della giustizia è assolutamente necessario per il commercio e per la creazione di ricchezza piuttosto che di povertà.

La Bahá’í International Community, nel suo messaggio sulla Prosperità del genere umano, definisce la giustizia come “quella facoltà dell’anima umana che consente a ogni persona di distinguere il vero dal falso”.

Essa richiede imparzialità di giudizio, equità nel trattare gli altri ed è perciò una costante, seppur esigente, compagna nelle occasioni quotidiane della vita.

A livello del gruppo, il rispetto della giustizia è l’indispensabile bussola nel processo decisionale collettivo, perché essa è l’unico mezzo per conseguire l’unità di pensiero e di azione. (Bahá’í International Community, La prosperità del genere umano, 5)

I governi devono stabilire e applicare regole che consentano di generare fiducia e giustizia. Come in ogni sport vi sono norme e arbitri che le applicano, così un’amministrazione equa della giustizia consente una sana competizione commerciale e previene la corruzione.

Alcuni che non conoscono il mondo degli affari ritengono che i manager preferiscano un ambiente libero e svincolato da qualsiasi regola o norma. Solo i teorici più estremi la vedono in questo modo. La maggior parte dei manager, come la maggior parte degli atleti che praticano sport sul campo, vogliono semplicemente regole comprensibili che siano applicate equamente. Se qualcuno ritiene che l’assenza di giustizia o di regole sia vantaggiosa per il commercio dovrebbe esaminare quelle società nelle quali non esiste lo stato di diritto. In quelle società la povertà è la norma, non il benessere. Quando esiste uno stato di diritto costituito…

…in caso di vertenze fra due persone, quando esse coinvolgano particolari diritti, è necessario che intervenga una terza parte, cioè il governo, per risolvere la disputa.

È mai possibile che, vedendo un suo simile affamato, indigente e bisognoso, un uomo possa vivere in pace e tranquillo in una splendida villa? (‘Abdu’l-Bahá, Some Answered Questions, newly revised edition, p. 319, traduzione personale)

Nel corso della storia i sistemi economici hanno consentito ai potenti e ai ricchi di sentirsi in diritto di accumulare crescenti ricchezze, così ingenti da non poter in alcun modo essere utilizzate e hanno ridotto i poveri a soffrire la fame senza alcuna forma di assistenza sanitaria o pensionistica. I ricchi, in cuor loro, pensavano che ciò fosse giusto perché ritenevano di essersi guadagnati le loro ricchezze grazie alla loro maggiore intelligenza se non per concessione divina. Se questa logica perversa non è ancora scomparsa, abbiamo fatto progressi implementando sistemi di tassazione progressiva, di sicurezza sociale e di assistenza sanitaria. Stiamo andando verso una società più giusta.

Quale livello salariale è giusto? Quale livello di tasse è giusto? Quale livello di servizio deve essere garantito da un governo? Nessuna di queste domande ha una risposta precisa. Quello che sappiamo è che la giustizia è un sentimento spirituale, una qualità dell’anima che tutti possiamo riconoscere, esercitare e gradualmente sviluppare. Ogni manager, ogni imprenditore ha la responsabilità non solo di cercare il guadagno personale ma anche di stabilire un giusto sistema che favorisca la prosperità di tutti:

La giustizia è l’unica forza che possa trasformare la consapevolezza dell’albeggiante unità del genere umano in una volontà collettiva grazie alla quale le necessarie strutture della vita di una comunità globale possano essere fiduciosamente erette. Un’era che vede i popoli del mondo ottenere sempre più facilmente accesso a ogni genere di informazione e a una grande varietà di idee vedrà anche la giustizia affermarsi come principio dominante di una proficua organizzazione sociale. (Bahá’í International Community, La prosperità del genere umano, 4)

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti baha’i invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláh, Le Parole Celate, Arabo, n.2)

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Un commento

  1. Anonimo sabato 10 ottobre 2015 al 04:23

    Interessante il concetto di giustizia come capacità individuale (quella facoltà dell'anima umana) e non una responsabilità della società o della pubblica amministrazione.

    Ecco un'altra dimostrazione che per trasformare la società in cui viviamo (comunità), occorre prima di tutto trasformare noi stessi (individui).

    Grazie, spero di leggere presto altri interventi così stimolanti.

    Navid

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